L'analisi dell'ex rettore: ''Per affrontare un inverno con ragionevole sicurezza serve accelerare con la terza dose, il Trentino ancora indietro. Preoccupa l'Alto Adige''
A fronte dei dati che confermano l'efficacia dei vaccini nel ridurre decessi, ricoveri ordinari e in terapia intensiva, c'è una recrudescenza della curva epidemiologica in Italia con l'indice di contagio Rt che dopo tanti mesi si è riportato sopra 1 e sale l'incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti. Davide Bassi: "Il Trentino, mediamente più giovane rispetto alla media nazionale, supera quella degli abitanti non vaccinati senza neppure una dose vaccinale. Il dato dell'Alto Adige è in assoluto il più alto d'Italia"

TRENTO. "Se vogliamo affrontare l'inverno con un ragionevole margine di sicurezza è necessario procedere velocemente con la terza dose per tutte le categorie individuate come prioritarie". A dirlo Davide Bassi, ex rettore dell'Università di Trento.
E che un'accelerazione a livello nazionale sia necessaria l'hanno confermato anche il ministro Roberto Speranza, il commissario per l'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, e Franco Locatelli, coordinatore del Cts: "Il numero dei contagiati è in salita ma manteniamo i dati migliori grazie a due elementi: il primo è quello dei vaccini e per questo ora serve proseguire velocemente con le terze dosi. Il secondo è il mantenimento delle regole base anti Covid".
A fronte dei dati che confermano l'efficacia dei vaccini nel ridurre decessi (96,3%), ricoveri ordinari (93,4%) e in terapia intensiva (95,7%), c'è una recrudescenza della curva epidemiologica in Italia con l'indice di contagio Rt che dopo tanti mesi si è riportato sopra 1 (a 1,15 per la precisione) e sale a 53 l'incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti. Tutte le regioni oggi sono a rischio moderato mentre crescono i ricoveri e l’occupazione delle terapie intensive. Viene dato in forte aumento il numero dei casi non associati a catene di trasmissione.
"La Toscana - dice Bassi nella sua analisi - ha raggiunto un traguardo simbolico importante, somministrando almeno una dose vaccinale al 90% dei suoi abitanti con almeno 12 anni di età. La percentuale si riduce all'86,8% se si considerano solo coloro che hanno completato il ciclo vaccinale (hanno ricevuto 2 dosi di un vaccino ad mRna oppure il 'monodose' Johnson & Johnson). Il dato del Trentino non è molto distante (88,8% degli over 12 con almeno una dose vaccinale), ma scende all'83,6% se si considerano solo le persone completamente vaccinate".
Un dato che andrebbe poi ulteriormente ponderato. "Non è chiaro se coloro che in Trentino devono ancora completare il ciclo vaccinale (5,2% degli over 12, dato più alto d'Italia) siano tutte persone che si sono fatte vaccinare recentemente (più o meno in concomitanza con l'introduzione dell'obbligo di green pass) oppure se ci sia una certa quota di trentini che, dopo aver ricevuto la prima dose, ha abboccato alla propaganda no-vax e ha deciso di non completare la vaccinazione".
La media nazionale (86,4% di over 12 con almeno una dose e 83,1% completamente vaccinati) non è molto distante dalle posizioni di vertice, mentre ci sono territori dove la frazione di over 12 che non hanno fatto neppure una dose vaccinale è di circa il 20% (Sicilia, Calabria e Provincia di Bolzano).
"Parliamo ovviamente di dati medi calcolati su base regionale e, soprattutto nelle Regioni più grandi. Non mancano i casi di Province che si discostano moltissimo rispetto alla media regionale (per esempio, Trieste in Friuli e Rimini in Emilia-Romagna). Le percentuali - evidenzia Bassi - si riducono se, invece dei soli abitanti vaccinabili (almeno 12 anni di età), si considera l'intera popolazione. Qui il risultato dipende sia dalla frazione di persone vaccinabili che hanno aderito alla campagna vaccinale, che dalla struttura demografica delle diverse Regioni".
"Il Trentino, mediamente più giovane rispetto alla media nazionale, supera quella degli abitanti non vaccinati al 21,5% di cittadini trentini (di tutte le età) senza neppure una dose vaccinale contro una media nazionale pari al 21,3%. Il dato dell'Alto Adige è in assoluto il più alto d'Italia, con il 29,4% di cittadini non vaccinati. La Regione più 'vaccinata' è ancora la Toscana con solo il 17,6% degli abitanti (di qualsiasi età) non vaccinati. Sappiamo che non è possibile stabilire un livello "accettabile" di abitanti non vaccinati (abbastanza basso per fornire un sostanziale impedimento alla circolazione virale anche in assenza di misure non sanitarie di contrasto al virus) e personalmente trovo molto discutibile che un Sottosegretario alla Salute continui a parlare del 90% di vaccinati (non si capisce se calcolato solo sui vaccinabili o su tutti) come una sorta di traguardo per abolire tutte le precauzioni anti-contagio".
Nel frattempo l'Alto Adige è il territorio con meno vaccinati d'Italia e quello con più contagi. La Provincia di Bolzano è un osservato speciale ormai da qualche giorno (l'Europa l'ha già messa nella zona rossa con l'Ecdc) e l'ultimo report dell'Iss non lascia molti margini d'interpretazione: l'incidenza è aumentata per attestarsi a 189,1 casi ogni 100 mila abitanti. La media italiana, come anticipato, è di 53 casi ogni 100.000 abitanti; il Trentino va a 63 casi ogni 100.000 abitanti mentre il Friuli Venezia Giulia è il secondo territorio più a rischio con 139,6 casi.
"E' abbastanza chiaro - continua l'ex rettore - che l'attuale situazione dell'Alto Adige supera abbondantemente qualsiasi livello di non vaccinati che possa essere considerato 'accettabile'. Non a caso, l'Alto Adige mostra dati particolarmente preoccupanti, con una forte incidenza di contagi e ricoveri. In generale, tutti i territori dove la demografia è meno schiacciata verso le generazioni più anziane (come, ad esempio, l'Alto Adige e il Trentino) sono più esposti al ruolo dei giovanissimi come diffusori del contagio. Se poi ci sono anche tanti no vax tra gli adulti, allora si rischia davvero grosso. La situazione potrebbe cambiare se fossero approvati i vaccini con formulazione pediatrica, in modo da coprire tutti i bambini in età scolastica. Proprio in questi giorni gli Stati Uniti hanno autorizzato la somministrazione del vaccino Pfizer - BioNTech in formulazione pediatrica per i bambini di età compresa tra 4 e 11 anni. Al momento, questi vaccini non sono ancora disponibili in Italia e non è chiaro quando lo diventeranno. Rimane il fatto che - quando arriveranno - non è affatto detto che saranno immediatamente utilizzati su larga scala, soprattutto nei territori a forte vocazione no vax".
Da qui la necessità di puntare con più convinzione e velocità sulla terza dose. Sono emersi anche diversi focolai pure sul territorio provinciale. "La vera partita si gioca sulla somministrazione della terza dose vaccinale alle persone più anziane e fragili o a quelle più esposte al contagio per motivi professionali. I recenti episodi accaduti anche in Trentino (contagi nelle Rsa e tra il personale sanitario) confermano - ammesso che ce ne fosse bisogno - che dopo 9 o più mesi l'efficacia dei vaccini incomincia a scendere significativamente. Non è detto che sarà necessario somministrare una terza dose vaccinale a tutti (ragazzi inclusi) dopo che sono passati 6 mesi dalla prima vaccinazione (esattamente come sta facendo Israele), ma se vogliamo affrontare l'inverno con un ragionevole margine di sicurezza sarà necessario procedere velocemente con la terza dose per tutte le categorie che sono state individuate dalle Autorità sanitarie italiane come prioritarie (over-65, pazienti fragili, vaccinati con prodotto "monodose" e persone esposte ad alto rischio di contagio per motivi professionali)".
Gli ultimi dati della campagna vaccinale in Trentino riportano di 799.338 dosi somministrate di cui 367.124 sono seconde dosi e 17.236 sono terze dosi. "Fino a questo momento, il Trentino non brilla per la somministrazione della terza dose vaccinale (coperto il 27,8% della platea vaccinabile). La media nazionale (28,9%) è poco superiore rispetto al dato del Trentino, ma la media italiana deriva da una situazione molto difforme, con Regioni in grave ritardo che hanno fin qui raggiunto solo poco più del 10% dei vaccinabili (Basilicata, Calabria e Valle D'Aosta). All'opposto, troviamo Campania, Toscana, Umbria, Piemonte e Molise che hanno coperto tra il 40% ed il 66% dei vaccinabili", conclude Bassi.














