Visite in Hospice e Green pass, il direttore di Cima Verde: "Organizzati incontri con i cari all'esterno della struttura. E' stata critica ma siamo rigorosi"
Abbiamo cercato di mediare, sostiene il direttore della struttura Stefano Bertoldi: "Organizzando degli incontri con il proprio caro all’esterno della struttura, sempre per tutelare i nostri ospiti. Fino ad ora sono stati pochi i visitatori senza green pass, si parla di tre o quattro casi”

TRENTO. “È stata ‘critica’ per noi la nuova situazione creata con l’introduzione del green pass perché non tutti lo hanno, ma qui siamo rigorosi su questo. Il Covid ci ha complicato la vita: il fatto che potessero entrare visitatori in modo limitato ha compromesso il nostro intervento, anche se abbiamo sempre fatto di tutto per rimanere aperti”. Parla così Stefano Bertoldi, direttore della Casa Hospice Cima Verde di Trento, che insieme alla struttura di Mezzolombardo, si dedica all’accompagnamento delle persone nel fine vita, seguendo un modello di cura finalizzato al controllo del dolore e agli altri sintomi collegati a patologie non guaribili, con una particolare attenzione alla persona e al suo nucleo familiare, in tutti i suoi bisogni fisici, emotivi e spirituali.
Lo scopo di queste strutture consiste nel fare “da ponte” tra pazienti, famigliari e amici, ed è proprio per questo che si è cercato di trovare una soluzione adeguata per tutti, in modo da garantire un “saluto” sereno ai pazienti: “Abbiamo cercato di mediare – sostiene il direttore della struttura – organizzando degli incontri con il proprio caro all’esterno della struttura, sempre per tutelare i nostri ospiti. Fino ad ora sono stati pochi i visitatori senza green pass, si parla di tre o quattro casi”.
Viene definito “un clima sereno, ma attento” il post-lockdown negli hospice trentini, per i quali non si può parlare di ‘riapertura’ vera e propria perché “abbiamo sempre cercato di tenere aperto – prosegue – solo che adesso abbiamo contingentato gli ingressi con un turno di mattina e uno di pomeriggio”. Se durante il primo lockdown la soluzione per garantire le visite era stato adottare l’approccio “spiraglio” attraverso la porta finestra della struttura, dal secondo in poi è stato assicurato il massimo rispetto delle regole anti contagio, dai dispositivi di protezione e l’igienizzazione al distanziamento sociale, per evitare l’isolamento degli ospiti dai loro affetti perché “è impossibile privare la persona malata di vedere i propri cari”. L'11 novembre, si celebrerà la Giornata nazionale delle cure palliative e per l’occasione l’associazione, che da anni gestisce volontari formati e specializzati nell’accompagnamento al fine vita, sarà presente con banchetti di sensibilizzazione a Trento, in piazza Pasi dalle 11 alle 17, e a Mezzolombardo sabato 13 novembre nel centro storico. “La conoscenza sull’esistenza delle cure palliative, che sono un diritto per tutti, – sostiene Cattoni – è limitata; sono conosciute solo da chi ci deve passare. Dobbiamo intensificare questi aspetti di sensibilizzazione, per affrontare in maniera diretta quello che è un passaggio fondamentale della vita umana”.
La serata dell’11 novembre, condotta da Laura Campanello, filosofa ed esperta di fine vita, coinciderà con la serata inaugurale della decima edizione del corso di formazione per volontari dell’associazione. Nell’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, la filosofa che ha appena stampato il suo ultimo libro Leggerezza, edito da Bur, condividerà le sue riflessioni sul vivere e il morire. L'appuntamento è in sala Vigilianum, alle ore 20.15, in via Endrici 14. È richiesta la prenotazione a segreteriaamicihospice@gmail.com e il possesso di green pass. La serata verrà comunque trasmessa anche in diretta Facebook dalla pagina di Amici Hospice Trentino.


















