Sanitari no-vax guariti, il no da Roma per il reintegro allarma le Rsa. Chiogna: ''Strutture a rischio per il poco personale''. In arrivo novità per le visite dei familiari
La vicenda non è di facile soluzione e da parte delle Rsa si attende un chiarimento. Sulle visite si sta discutendo per la creazione di "stanze degli abbracci" all'esterno delle strutture

TRENTO. “Cerchiamo di capire quello che sta accadendo, seguiremo ovviamente le direttive che ci arrivano dal ministero ma serve chiarezza. Il rischio è di trovarci delle strutture con l'emergenza personale”. Sono queste le parole che arrivano dalla presidente di Upipa Michela Chiogna in merito alla novità arrivata da Roma che indica di non reintegrare il personale che è guarito dal Covid ma serve il vaccino.
Le indicazioni del ministero
La guarigione dal Covid19 non è sufficiente per consentire ad un sanitario non vaccinato di essere reintegrato. Lo dice in un parere il Ministero della Salute per quanto riguarda la possibilità di reintegrare sul posto di lavoro i sanitari no-vax dopo un'eventuale guarigione dal Covid-19. Un parere che, in poche parole, ribadisce la necessità del vaccino e non solo del Green pass da guarigione.
Il tema è stato nelle scorse settimane molto discusso ed ora le indicazioni arrivate dal ministero mettono in difficoltà il Trentino (QUI L'ARTICOLO) che, a differenza dell'Alto Adige aveva deciso di seguire una strada diversa.
Rsa a Rischio
Il personale è da ormai diversi anni uno dei nodi più critici per quanto riguarda le Rsa in Trentino. Nel corso della pandemia questa situazione è peggiorata e un ulteriore elemento di crisi è arrivato dal personale sanitario che non si è voluto vaccinare e che è stato successivamente sospeso.
Nel frattempo, però, la linea adottata in Trentino era stata quella di reintegrare chi (non vaccinato) veniva dichiarato immunizzato per guarigione da Covid.
Questo aveva in qualche modo avrebbe consentito alle strutture di avere più personale. Ora, pero, la decisione arrivata da Roma rischia di far ritornare l'allarme nelle Rsa. Alcune delle quali si troverebbero in non poca difficoltà per i numeri già al limite di dipendenti.
Sul tema si era registrata non una linea comune nelle strutture. La presidente dell'Opera Romani di Nomi e di Volano, Francesca Parolari si era già espressa in maniera contraria alle richieste di reintegro per i sanitari no vax guariti dal Covid. “Noi abbiamo deciso di seguire quello che dice la legge. La normativa parla chiaro, serve la vaccinazione”.
A questo problema, poi, se ne aggiunge un altro ben più grande già sottolineato in passato dalla presidente Michela Chiogna che è quello del nodo sul reclutamento che sta avvenendo dall'Azienda sanitaria, tramite concorso, di infermieri. In molti casi chi lavora in una Rsa ha deciso di provare il trasferimento. “In questo momento – spiega Chiogna – come Rsa fondamentale andare avanti uniti. Ci troviamo in una situazione molto delicata su più versati e attendiamo chiarimenti per capire come procedere”.
Possibili riaperture
A far discutere è anche il tema delle visite nelle strutture. Il miglioramento della condizione epidemiologica ha portato ad una nuova riflessione su possibili aperture per le Rsa. Nei giorni scorsi, infatti, i rappresentanti delle strutture si sono ritrovati per capire quale strada poter seguire nelle visite.
Tra le ipotesi che si potrebbero adottare c'è quella della realizzazione delle “Stanze degli abbracci” all'esterno delle strutture. “Queste faciliterebbero chi ha problemi con il green pass e consentirebbero comunque gli incontri in massima sicurezza”.

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