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| 23 feb 2022 | 05:01

Covid, i no vax guariti possono tornare a lavorare? Bocciata la via trentina per sanitari, insegnanti e forze dell'ordine. Ma sui vigili del fuoco? ''Leggeremo il parere''

Raffaele De Col (Dirigente della Protezione civile): "Pochi casi e la tenuta del sistema non è a rischio. Qualche ripercussione in più questa estate se non si cambiano le regole". L'assessora Stefania Segnana: ''A marzo un incontro con le altre Regioni e la Commissione salute per capire come fare''. Intanto la Fenalt si rammarica per decisione di Roma

Covid, i no vax guariti possono tornare a lavorare?

TRENTO. "La tenuta del sistema non sarebbe a rischio e nulla verrebbe messo in discussione ma aspettiamo di visionare la documentazione per poi disporre le eventuali decisioni del caso". Queste le parole di Raffaele De Col, dirigente generale della Protezione civile del Trentino, nel commentare il parere del Ministero della salute sulla possibilità di reintegrare sul posto di lavoro i sanitari no vax dopo un'eventuale guarigione da Covid. "Poche criticità in questa fase, se le regole non cambiano qualche ripercussione in più sulla stagione estiva". 

 

Intanto la Pat intende muoversi con la Commissione salute e poi con la ministra Mariastella Gelmini. La data appuntata per cercare di sbloccare la situazione è quella del prossimo 1 marzo. "La linea che è stata condivisa - commenta l'assessora Stefania Segnana - è di interessare la Conferenza Stato-Regioni". Nelle scorse ore da Roma è stato, sostanzialmente, ribadito che serve il vaccino e che la certificazione verde rilasciata a seguito dell'avvenuta guarigione non è sufficiente per ritornare sul posto di lavoro (Qui articolo). Una questione sollevata da più parti con il Trentino che aveva riammesso gli operatori sospesi dopo il contagio, diversamente da quanto disposto, per esempio, in Alto Adige (Qui articolo).

 

L'interpretazione trentina è stata, infatti, bocciata e il discorso è più ampio e riguarda in generale tutte le categorie di lavoratori per i quali c'è l'obbligo vaccinale: i sanitari, gli insegnanti e le forze dell'ordine. In questa fase non si può parlare di equiparazione tra chi si è regolarmente vaccinato e quelle persone che invece sono guarite da Covid. Un parere che impone una nuova riorganizzazione del personale all'interno delle varie strutture.

 

"E' in programma un incontro con la Commissione Salute delle Regioni e Province autonome per capire come procedere. Il Trentino, come altre regioni italiane, ha riammesso al lavoro i sanitari non vaccinati ma guariti dal Covid - spiega Segnana - rispetto alle notizie odierne, poco fa si è tenuto l’incontro del Gruppo tecnico della prevenzione, nell’ambito della Commissione Salute. La linea è quella di portare l’argomento prima all’attenzione della Commissione Salute, quindi a quella del ministro degli affari regionali e delle autonomie Mariastella Gelmini, nell’ambito dei lavori della Conferenza Stato Regioni, per capire come procedere".

 

Un altro comparto chiamato a fare le valutazioni del caso è quello del sistema di Protezione civile, una competenza primaria del Trentino, con particolare riferimento al corpo permanenti dei vigili del fuoco di Trento.

 

"E' vero che la competenza fa capo direttamente al Trentino - evidenzia De Col - ma questo stesso discorso vale per il settore della sanità. Inoltre il parere è stato richiesto dalla Provincia di Bolzano e la risposta è stata probabilmente articolata e già formulata sulla base delle competenze dell'Alto Adige. Inoltre ci troviamo davanti a disposizione in materia di igiene e di sanità pubblica, quindi in linea di massima prevale l'indicazione centrale".

 

Una decina gli operatori che sarebbero interessati dalla sospensione. "Aspettiamo di leggere il parere in forma integrale per le analisi e per le verifiche più approfondite, anche per prevedere eventuali informazioni e comunicazioni. Attualmente - dice il dirigente generale della Protezione civile trentina - ci sono un paio di unità rientrate a seguito della guarigione mentre altre 5 o 6 persone sono già fuori servizio perché non ancora vaccinate. A ogni modo nel breve periodo non ci sono grandi criticità all'orizzonte, si potrebbe avere qualche sofferenza durante l'estate a parità di regole".

 

Nel periodo estivo vengono, infatti, attivati ulteriori servizi. E già l'agosto scorso c'era stato il caso dei sub: sprovvisti di Green pass non sono potuti salire sull'elicottero e si sono dovuti spostare via terra per raggiungere Campione del Garda per un'ora e mezzo di viaggio anziché 15 minuti (Qui articolo). "Entrano in funzione a regime il nucleo Saf e quello dei sommozzatori - conclude De Col - oltre alle attività di controllo notturno in occasione di feste e spettacoli. Le ripercussioni e gli impatti andrebbero valutati".

 

Nel frattempo per l'ambito sanità parla di "rammarico e delusione - dice Roberto Moservice segretario generale della Fenalt e responsabile dell'area Apsp - per i pareri espressi dal Ministero della Sanità e dall’Avvocatura di Stato: preoccupazione per le conseguenze sui posti di lavoro. La decisione che stabilisce l’inabilità al lavoro degli operatori guariti, ma soggetti ad obbligo vaccinale, appare francamente una forma di accanimento ideologico, del tutto indifferente al mutato scenario pandemico e ai diritti dei lavoratori".

 

Il sindacato esprime preoccupazione per "l’effetto discriminatorio che tale decisione comporta ma anche per le ripercussioni organizzative che avrà sui luoghi di lavoro, in particolare in sanità, aggravando la già cronica carenza di personale. Auspichiamo una riflessione seria da parte dell’assessorato provinciale alla sanità, che tenga conto sia della necessità di tutelare la qualità dell’assistenza agli ospiti della sanità e delle case di riposo sia del diritto dei lavoratori attualmente in servizio di poter tornare a un normale svolgimento dell’attività lavorativa. Non credo sia troppo chiedere di poter programmare le ferie, i turni e i riposi senza dover fronteggiare nuove emergenze dopo due anni passati in trincea. Non possiamo non considerare gli effetti di tali decisioni sugli operatori, sul clima nei luoghi di lavoro e sull’assistenza. Sarebbe un’inaccettabile miopia", conclude Moser.

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