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Il sanitario no vax che è guarito dal Covid può tornare al lavoro? Una circolare dice ''no''. Ioppi: ''Situazione da chiarire, la legge parla di vaccinazione''

Una circolare della Federazione nazionale degli Ordini dei medici spiega che un operatorio sospeso perché non vaccinato non può essere reintegrato solo perché immunizzato a seguito dell'infezione.  Marco Ioppi: ''Da un punto di vista clinico sarebbe sufficiente che ci fosse una immunizzazione per non essere di pericolo per i pazienti. Dal punto di vista giuridico la situazione è diversa in quanto la legge dice che il sanitario si deve vaccinare''. In tanto dalla prossima settimana partono le lettere per gli infermieri che non si sono vaccinati con la dose booster

Di Giuseppe Fin - 27 January 2022 - 05:01

TRENTO. “Al sanitario già sospeso potrà essere cancellata la sospensione solo quando fornisca dimostrazione di aver concluso almeno il primo ciclo vaccinale come disciplinato dal comma 5 dell’art.1 lett. b) del dl n.172/2021 non essendo sufficiente il certificato di differimento”. Sono queste le parole contenute in una circolare che è stata inviata nelle scorse ore all'Ordine dei Medici attraverso la quale sembra mettere in chiaro una questione sollevata da più parte. Se un sanitario, in questo caso un medico, no vax si contagia e guarisce a livello giuridico non può essere reintegrato nel proprio posto di lavoro. La legge, infatti, prevede che serva la vaccinazione e non la semplice guarigione.

La questione non è certamente semplice da dirimere e attualmente gli ordini sanitari stanno attendendo direttive chiare dalle rispettive federazioni nazionali . Questo anche perché  il modus operandi adottato in Trentino è diverso da quello adottato in Alto Adige dove il guarito ha certamente il green pass ma continua ad essere sospeso. In provincia di Trento e nel resto d'Italia, invece, funziona in maniera diversa. Chi tra i sanitari già sospesi si è contagiato e guarito può essere riammesso al lavoro.

 

L'ORDINE DEI MEDICI

“Pensare di poter esercitare solo perché si ha avuto una immunizzazione per infezione non è sufficiente”. A dirlo è il presidente dell'Ordine dei medici Marco Ioppi in merito alla nuova circolare della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Una nota sulla quale ora si attendono dei chiarimenti e delle integrazioni per mettere in atto poi una linea comune tra tutti gli ordini.

 

Sono una decina i medici no vax che in Trentino dopo essersi infettati e guariti si sono visti revocare la sospensione. Ora, però, la situazione potrebbe cambiare. “La comunicazione – spiega Ioppi – che abbiamo ricevuto è frutto di un parere che la Federazione e le aziende hanno chiesto al Ministero competente e all'Avvocatura dello Stato. Noi dovremmo, a questo punto secondo queste direttive, andare a sospendere nuovamente quelle persone che nel frattempo avevano ottenuto la reintegrazione”.

 

L'Ordine dei medici ha chiesto dei chiarimenti e delle integrazioni per capire come muoversi. “Dal punto di vista clinico – spiega il presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino - sarebbe sufficiente che ci fosse una immunizzazione per non essere di pericolo per i pazienti. Dal punto di vista giuridico la situazione è diversa in quanto la legge dice che il sanitario si deve vaccinare. Di certo i medici no vax reintegrati perché guariti dal Covid non sono certo un buon esempio”.

 

L'ORDINE DEGLI INFERMIERI

 

Ad attendere di capire quale linea dovrà essere seguita è anche il presidente dell'Ordine degli Infermieri, Daniel Pedrotti. Ad oggi gli infermieri no vax reintegrati perché guariti dal CoViD sono 23. “Non sono certo esempi positivi dal punto di vista deontologico” ha subito chiarito a ilDolomiti il presidente. Si sta cercando ora di capire se la strada da seguire è quella scelta da Bolzano.

 

Sul tema delle vaccinazioni, in riferimento alla terza dose obbligatoria per legge, ma prima ancora un atto di responsabilità deontologica per proteggere sé stessi e gli altri, ad oggi sono circa 400 gli infermieri che hanno il ''semaforo rosso'' sulla piattaforma nazionale e che non hanno ancora avuto la somministrazione della dose booster o, in alcuni casi, che si sono contagiati nelle scorse settimane, ma che il sistema non intercetta. “La settimana prossima – ha spiegato Daniel Pedrotti – saranno spedite le prime lettere di invito a questi sanitari". Entro cinque giorni dovranno presentare il certificato di vaccinazione oppure quello di esonero rilasciato dal proprio medico di medicina generale oppure la richiesta di vaccinazione con dose booster, da eseguirsi entro un termine non superiore a venti giorni dalla ricezione dell'invito.

 

In caso contrario il rischio al quale si va incontro è quello della sospensione. “La situazione è molto buona dal punto di vista delle vaccinazioni – ha continuato il presidente dell'Ordine – e la risposta degli iscritti è stata importante. Gli infermieri che si sono vaccinati con il ciclo primario sono circa il 97% dei 4597 iscritti all’Ordine, oltre a una minima quota di colleghi esonerati per motivazioni sanitarie. Ci sono ad oggi 400 infermieri con il semaforo rosso e di questi non ancora vaccinati con la terza dose stimiamo che almeno il 25/30% sia perché sono stati contagiati recentemente dal CoVid ed hanno quindi differito la somministrazione''. Numeri che stanno calando di giorno in giorno anche perché chi ha già fatto il ciclo vaccinale primario sicuramente farà anche la dose booster. D'altro canto in queste settimane l'Ordine degli Infermieri è sceso in prima linea per un ampio intervento informativo rivolto agli iscritti per quanto riguarda la dose booster, che deve essere somministrata decorsi i 5 mesi dalla conclusione del ciclo primario, ma è raccomandata a 4 mesi dallo stesso.

 

L'attenzione, però, rimane comunque molto alta. Se da un lato i contagi sembrano rallentare per il raggiungimento del plateau, dall'altro preoccupa la pressione sugli ospedali che potrebbe crescere nei prossimi giorni con nuovi ricoveri.

 

“Sappiamo che il decorso del CoViD con la variante Omicron o Delta possono portare a delle complicanze a 8 o 10 giorni dall'infezione. Per questo la nostra attenzione rimane alta” afferma Daniel Pedrotti. L'impegno non è semplice. “Abbiamo numerosi colleghi positivi, per fortuna asintomatici o con sintomi lievi, ma questo sta impattando notevolmente sui servizi ma anche sul carico di lavoro di chi è presente. Il tutto va a sommarsi alle difficoltà di organico già pre-esistenti e aggravate dai sanitari sospesi”.

 

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