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| 11 mar 2022 | 05:01

Caro energia e carburanti, ''Il problema è gestire la quotidianità di un'emergenza continua''. Turni di notte nelle aziende e luci spente nei negozi: ''E' una tempesta perfetta''

Il caro energia e carburante mettono ulteriormente in crisi i settori produttivi. I primi segnali sono arrivati in questi giorni con la sospensione dell'attività di due grosse imprese. Ma tutti i settori si trovano alle prese con costi che iniziano a diventare insostenibili

TRENTO. Per le aziende il caro energia e il caro carburanti è drammatico. Una crisi che rischia di travolgere centinaia di lavoratori. I primi segnali sono arrivati in questi giorni con la sospensione dell'attività di due grosse imprese, la Cartiera di Villa Lagarina e l'Acciaieria di Borgo Valsugana. Ma altre si trovano a fare i conti con costi insostenibili soprattutto dopo due anni di pandemia che hanno reso quasi impossibile affrontare situazioni del genere.

 

Il settore industriale è il primo che ha subito i rincari dei costi energetici e di conseguenza è il prima che ha dovuto trovare delle soluzioni. Sulle aziende energivore il problema non è solo legato all'emergenza ucraina ma era già emerso alla fine dello scorso anno. Tra dicembre e gennaio il gas era schizzato e l'energia elettrica aveva prezzi elevatissimi", spiega il direttore generale di Confindustria Trento, Roberto Busato, mentre Marco Segatta, presidente degli artigiani aggiunge: "La situazione è drammatica e molto preoccupante. E' insostenibile e le imprese lavorano in perdita per un'emergenza continua: prima Covid, poi gli aumenti di materie prime e di energia con i trend ancora alti, ora la guerra in Ucraina e i prezzi del gasolio alle stelle. Si può solo guardare avanti ma non si riesce a governare il domani: il problema è la quotidianità dell'azienda".

 

Da qui la decisione di molte aziende di produrre negli orari notturni e di cambiare turni, stratagemma usato anche oggi per riuscire a risparmiare. Non sempre in modo facile visto che questo cambiamento si è poi scontrato con la pandemia e l'aumento dei lavoratori positivi costretti a rimanere a casa creando non pochi problemi per la pianificazione organizzativa.

 

Con lo scoppio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia siamo entrati una tempesta perfetta nel senso che l'aggravarsi dell'aumento delle materie prime e quindi del gas , si è sommato alle problematiche che già c'erano", continua Busato, quindi Segatta: "Attualmente c'è ancora lo stato d'emergenza: il trasporto rientra tra le attività essenziali e sostanzialmente non può fermarsi: se si dovesse bloccare, l'intera filiera va a rischio perché è un ingranaggio fondamentale. Questa è una situazione che proporzionalmente colpisce anche il piccolo artigiano e imprenditore. Non ci sono ancora campanelli d'allarme di chiusure o di fermo delle attività ma sicuramente la situazione è estremamente delicata". Intanto Trasportounito ha decretato uno stop da lunedì 14 marzo proprio per chiedere provvedimenti contro l'esplosione dei costi gasolio e benzina. 

 

Una situazione di costi che si è venuta a creare non solo per la guerra in corso ma, spiega sempre il direttore, “dimostrerebbe come vi possa essere stata anche qualche forma di speculazione” che ha poi portato al rincaro dell'energia e la decisione quindi di grosse aziende di sospendere l'attività. E' fondamentale oggi per tutti pensare “a una politica energetica oculata - prosegue Busato - che significa fare una programmazione, decidere quali sono le forme da usare, come differenziare e pensare ad energie rinnovabili che possano in qualche modo dare un valore al nostro paese".

 

E c'è la necessità di interventi. "Ma è un problema più grande di noi. A livello nazionale - spiega Segatta - le categorie hanno avanzato le richieste di rivedere le accise. Serve un intervento per sostenere o almeno calmierare la situazione. Certo, il differenziale è talmente ampio che è complicato trovare contromisure: si pensava di dover tenere duro fino a maggio per poi assistere alla stabilizzazione dei costi e dei prezzi, ma le incertezze sono tantissime: ormai si vive alla giornata".

 

L'aumento dei costi non guarda in faccia a nessuno. E' una preoccupazione che arriva anche dalle piccole attività, i negozi del centro storico, le pizzerie, i ristoranti, quello strato economico che sembrava riuscire ora a riprendere un po' di ossigeno dopo il Covid e che invece si ritrova con bollette triplicate e non solo. Costi di materie prime che non riescono ad essere assorbiti neanche lontanamente dai ricavi.

 

“E' veramente un dramma” spiega a Il Dolomiti il presidente di Confesercenti, Renato Villotti. “Quello che sta accadendo porterà sicuramente un cambio dell'organizzazione di lavoro che abbiamo avuto in questi anni. Già lo si era fatto in parte con l'arrivo della pandemia ed ora lo si farà ancora di più”.

 

Alcuni negozi per affrontare i rincari hanno deciso di tenere le luci spente delle vetrine alla sera, di non accendere le insegne luminose ma non solo. “Chi deve fare le consegne – spiega le Villotti – sta razionalizzando le uscite per cercare di risparmiare qualcosa per quanto riguarda il carburante. Se si prosegue di questo passo, però, la situazione diventerà davvero insostenibile”.

 

Una realtà, spiega il presidente di Confesercenti, più grave di quella registrata durante la pandemia da Covid19. “Se prima parlavamo di emergenza in questo caso diventa ancora tutto più pensante anche perché le attività non si erano ancora riprese”.

 

Il costo dell'energia, del gas, del carburante rischia di ripercuotersi sui prezzi del prodotto finale e di conseguenza andrà a pensare sulle famiglie. “Basta guardare i primi effetti, l'aumento del carburante ma anche in pochi giorni abbiamo già visto l'aumento del costo della pasta” ci dice anche Massimiliano Peterlana di Confcommercio. “Purtroppo o per fortuna – continua -  quello che sta accadendo sta cambiando tutti il modo di lavorare: prima con la pandemia ed ora  la guerra che ci vede molto preoccupati umanamente e non solo dal punto di vista economico”.

 

L'attenzione al costo è altissima, spiega il vice presidente di Confcommercio “e stiamo cercando di evitare  gli aumenti più importanti. Siamo tutti consapevoli del fatto che il costo finale per il cliente è molto sensibile e non si può perdere la clientela in questo momento. Cerchiamo di tenere botta ma una situazione del genere non potrà andare avanti per molto”.

 

Sono già diverse le attività che hanno deciso di chiudere nei giorni in cui il lavoro era già ridotto all'osso. “Così si risparmia nel personale e costi dell'energia. Questo è un segnale che ci mostra quanto la situazione stia diventando delicata e ci pone davanti anche ad una riflessione su come agire perché dopo due anni di pandemia i margini si sono ridotti ” conclude Pertelana.

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