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Trento
24 agosto | 19:41

Caso sicurezza concerto Vasco: "Grave mancanza di trasparenza e cultura istituzionale". Il Pd all'attacco della Giunta Fugatti

L'attacco del Partito democratico dopo il caso Maccani: “La mancanza di trasparenza di questa Giunta e la sua volontà ostruzionistica sono fatti istituzionalmente gravi, e privi di alcuna giustificazione, come ancora una volta il giudice ha stabilito in maniera chiara"

TRENTO, “Era il 4 gennaio di quest'anno quando il gruppo consiliare del Partito Democratico del Trentino convocò una conferenza stampa per rendere pubblici i documenti, ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti da parte del consigliere Luca Zeni in merito al concerto di Vasco Rossi. Da quei documenti emergeva una modalità scorretta di rapportarsi da parte dei vertici politici e amministrativi della Provincia nei confronti dei funzionari pubblici, con evidenti forzature di dubbia legittimità”. Sono queste le parole del gruppo consigliare dei dem in Trentino dopo la decisione del giudice del lavoro, che ha stabilito come Marzio Maccani (il dirigente rimosso in occasione del concerto di Vasco Rossi in Trentino) debba essere reintegrato (Qui Articolo). Il funzionario era stato tra i primi a sollevare dubbi sulla sicurezza alla Trentino music arena e la sua rimozione era sembrata a molti legata proprio alla sua posizione sull'evento (Qui Articolo).

 

“Proprio quegli accessi agli atti – continuano i consiglieri del Pd – e gli eventi venuti alla luce grazie agli stessi, sono alla fine stati oggetto della ritorsione da parte della Provincia nei confronti del dirigente Maccani, rimosso dal proprio incarico proprio per la sua condotta, sia nel merito rispetto al concerto, sia per aver adempiuto a quanto previsto dalla legge, fornendo al consigliere Zeni i documenti richiesti”. Da questa vicenda, sottolinea il gruppo dem: “Emerge prima di tutto una gravissima mancanza di cultura istituzionale da parte della giunta provinciale, di un senso delle istituzioni che viene prima delle scelte della politica. L'ordinanza del giudice del lavoro è cristallina nelle sue motivazioni”.

 

Ripercorrendo i fatti, si legge nella nota dei consiglieri: “Nel merito, il giudice constata che il 'peccato originale' di tutta la vicenda, come più volte evidenziato da parte del gruppo del Partito democratico, è stato il primo contratto, con il quale la Provincia si è impegnata a fornire un'area per un concerto in grado di ospitare 120mila persone prima di verificare l'effettiva compatibilità di quell'area. In secondo luogo il giudice certifica la correttezza dell'operato del comitato che ha fornito quel primo parere contrario, parere che è stato uno degli elementi utilizzati dalla giunta per giustificare la rimozione di Maccani. Il giudice constata poi che la giunta e l'amministrazione hanno effettivamente esercitato pressioni e minacce sui propri funzionari”. Altro elemento posto poi alla base della rimozione di Maccani sarebbe stato però “l'aver evaso le richieste di accesso agli atti del consigliere Zeni, senza aver rispettato le limitazioni che i vertici della Provincia hanno cercato di imporre” (Qui Articolo).

 

A questo punto il gruppo dei dem sottolinea come il giudice sia stato “categorico” nel riconoscere “il diritto di accesso dei consiglieri”, ribadendo che “la competenza a rispondere delle richieste è del responsabile della singola struttura, il quale soltanto in caso di segretezza o riservatezza, nei casi previsti dalla legge, può non fornire copia (ma al consigliere è comunque riconosciuto il diritto di prendere visione”. In definitiva, scrive il Pd: “Il giudice dichiara illegittimo il tentativo di un controllo generalizzato sulle richieste di accesso da parte dei vertici provinciali”.

 

Dopo l'ordinanza i consiglieri invitano quindi la giunta a “evitare le continue forzature, che hanno portato a un numero elevatissimo di sconfitte giudiziarie in questa legislatura” e a “riconoscere finalmente e rispettare quanto previsto dal nostro ordinamento in materia di accesso agli atti da parte dei consiglieri provinciali”. Sono tre infatti i ricorsi recentemente presentati al Tar da Zeni per ottenere la documentazione richiesta: “Due in materia di sanità, relativamente alle tempistiche sulle liste di attesa (Qui articolo) ed uno proprio relativo alla delibera secretata, che prevedeva la rimozione del dottor Maccani ed oggetto del contenzioso sopra esaminato”. È inaccettabile, concludono i dem: “Che un consigliere debba rivolgersi alla magistratura per ottenere quanto in maniera inequivocabile la legge gli consente di poter conoscere, nella sua funzione pubblica di rappresentante dei cittadini. La mancanza di trasparenza di questa giunta e la sua volontà ostruzionistica sono fatti istituzionalmente gravi, e privi di alcuna giustificazione, come ancora una volta il giudice ha stabilito in maniera chiara”.

 

Alla luce della sentenza (che evidenzia secondo i dem “in maniera chiara una condotta scorretta da parte dell'amministrazione”), e visto che “le spese di causa per l'ente pubblico sono a carico del cittadino e non della giunta, che decide di impugnare a prescindere”, i consiglieri del Pd auspicano quindi “che al dottor Maccani, oltre alle scuse e al reintegro nel posto di lavoro come deciso dal giudice, sia risparmiata una coda giudiziaria che non si giustificherebbe, alla luce delle cristalline motivazioni dell'ordinanza del giudice del lavoro”.

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