Cortocircuito green pass, nelle Rsa e altre strutture con due dosi e la guarigione non si entra: serve il tampone
Il paradosso è che chi ha contratto il virus nelle ultime settimane per tre mesi non può nemmeno vaccinarsi anche perché, dal punto di vista sanitario, è ritenuto copertissimo da eventuali contagi. Eppure se vuole andare a trovare un suo parente in una casa di riposo è costretto a fare il tampone di controllo perché ''si entra solo con le tre dosi''. Monfredini (Spes): ''Ci sono grandi contraddizioni in questa fase e non è semplice orientarsi''

TRENTO. Si potrebbe definire un vero e proprio cortocircuito. Negli ultimi giorni sono sempre di più le segnalazioni che arrivano da persone che dopo aver fatto le due dosi di vaccino hanno contratto il covid in questa ultima ondata invernale. A norma di legge dovrebbero essere in regola con il loro green pass, trattate alla pari di chi ha fatto le tre dosi e poter accedere a tutti i servizi, ma non è così. Per l'accesso alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice, infatti, è richiesto il green pass booster.
E così capita che un familiare che fino a poche settimane fa poteva andare a trovare il proprio parente ospite in una casa di riposo perché aveva fatto le due dosi ed era perfettamente in pari con le normative, ''persa'' la terza dose perché contagiato dal Covid ora non può più andare a trovarlo se non con un tampone negativo.
A tutte queste persone, infatti, viene richiesto il tampone negativo a meno di 48 ore quasi fossero no vax per accedere a certe strutture. Il problema riguarda moltissime persone anche perché l'ondata Omicron è stata dirompente nell'ultimo mese, ha raggiunto livelli di contagio mai visti prima e colpito spesso persone che erano lì lì per fare il booster. Il paradosso, però, è che chi ha contratto il virus, a questo punto, per tre mesi non può vaccinarsi anche perché, dal punto di vista sanitario, è ritenuto copertissimo da eventuali contagi. Eppure se vuole andare a trovare un suo parente in una Rsa è costretto a fare il tampone di controllo perché ''si entra solo con le tre dosi''.
La conferma arriva da Italo Monfredini direttore del gruppo Spes che gestisce diverse case di riposo in Trentino: ''Ci sono grandi contraddizioni in questa fase e non è semplice orientarsi. Però è così. Si entra solo con le tre dosi di vaccino e chi ha le due dosi ed è stato positivo può entrare ma solo con un tampone negativo a meno di 48 ore''. D'altronde anche nelle Faq del governo viene chiarito questo:

Un guarito, quindi, non è parificato a un vaccinato e chi ha fatto le due dosi e il Covid non avrà la possibilità di accedere e svolgere tutte le attività cui può approcciarsi chi ha la dose booster. Al tempo stesso, però, non potrà fare la dose booster anche volendo se non dopo tre mesi, perché considerato già a posto dal punto di vista sanitario. Un cortocircuito in piena regola che andrebbe sanato anche per dare un giusto messaggio alla cittadinanza e non creare delle ingiuste complicazioni a chi da due anni sta cercando di attenersi a quanto chiesto nella speranza sia la strada giusta per uscire da questa drammatica situazione.













