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| 23 lug 2022 | 19:19

Crisi idrica, a Riva del Garda chiudono piscina e fontane: “Consumi troppo alti, non era possibile fare diversamente”

L’Alto Garda è in piena emergenza idrica, l’amministrazione di Riva: “Stiamo chiudendo tutto quello che è possibile abbiamo spento tutte le fontane”. Per chi non rispetta l’ordinanza sanzioni fino a 300 euro

Crisi idrica, a Riva del Garda chiudono piscina e fontane: “Consumi troppo alti, non era possibile fare diversamente”
di T.G.

RIVA DEL GARDA. Nell’Alto Garda è in corso una crisi idrica che non ha precedenti. I serbatoi di alcune località, in particolare nella zona di Bolognano di Arco, sono tenuti in esercizio solo grazie ai continui viaggi dell’autobotte dei vigili del fuoco. Praticamente tutti i comuni della zona hanno emanato delle ordinanze per limitare i consumi di acqua.

 

L’amministrazione di Riva del Garda, oltre all’ordinanza, ha deciso di chiudere anticipatamente la piscina comunale “Enrico Meroni” che rimarrà aperta ancora per un paio di giorni, fino al 25 luglio. “Il consumo di acqua potabile di una piscina come la nostra è molto alto – spiega l’assessore Luca Grazioli – vista la situazione, di concerto con Apm abbiamo deciso di anticipare di una settimana la chiusura estiva. Ci dispiace per il disagio, ma davvero non era possibile fare diversamente”.

 

Il Comune rivano sta cercando di ridurre tutti i possibili sprechi. “Stiamo chiudendo tutto quello che è possibile – prosegue Grazioli – abbiamo spento tutte le fontane, tranne alcune che utilizzano acqua del lago, come le due di piazza Garibaldi, quella con la Sirenetta e la lama d’acqua sopra la Rocca”. L’amministrazione riferisce che il consumo di acqua del consorzio irriguo, non potabile, è stato dimezzato. “D’altronde il verde pubblico è un patrimonio di tutti e cerchiamo di evitare danni, ma ripeto che la situazione è davvero grave e non abbiamo scelta”.

 

Proprio per questo l’amministrazione raccomanda alla cittadinanza di rispettare l’ordinanza che vieta di usare l’acqua potabile per impieghi che non siano quelli alimentare e igienico sanitario, e più in generale di fare tutto il possibile non solo per evitare sprechi, ma per ridurre al minimo anche il consumo necessario: la sanzione prevista in caso di violazione va da 50 a 300 euro.

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