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| 05 gen 2022 | 13:01

Dimissioni tra i vertici dell'Apss: Sforzin lascia la direzione del servizio territoriale e Monterosso il dipartimento governance. Zeni: ''Gestione del sistema che preoccupa''

A fine dicembre le due professioniste hanno comunicato le proprie dimissioni. Incarichi a scavalco in attesa delle nuove modalità organizzative e della nomina del direttore generale. L'ex assessore Luca Zeni: "Se il progetto di sanità non è serio e chiaro, i bravi professionisti guardano altrove, anticipano la pensione o non si espongono in prima linea"

Dimissioni tra i vertici dell'Apss: Sforzin lascia la direzione del servizio territoriale e Monterosso il dipartimento

TRENTO. Altro giro di incarichi all'interno dell'Azienda provinciale per i servizi provinciali, Simona Sforzin lascia la direzione del Servizio territoriale mentre Michela Monterosso si è dimessa da direttrice del Dipartimento di governance.

 

La dottoressa Sforzin resta alla guida del servizio delle Cure primarie mentre ha "comunicato - si legge nella delibera dell'Apss - la sua indisponibilità a mantenere le funzioni di Direttore del Servizio territoriale oltre la data del dicembre; al fine di assicurare la continuità delle funzioni assegnate al Servizio territoriale fino alla transizione al nuovo modello organizzativo si dispone quindi di attribuire a Gino Gobber, direttore per l’integrazione socio sanitaria facente funzioni, l’incarico a scavalco di Direttore del servizio territoriale con decorrenza dal 1 gennaio 2022".

 

Un cambio che si inserisce in un comparto delicato come quello di raccordo tra il territorio e i medici, le funzioni sono passate a Gobber che si trova ora al comando di ben tre settori: integrazione socio-sanitaria, servizio territoriale e cure primarie. 

 

Altro incarico anche per Giuliano Mariotti, l'attuale direttore dell'unità operativa specialistica ambulatoriale raccoglie il testimone da Monterosso, quest'ultima "ha rassegnato le dimissioni volontarie ci decorrenza dal 1 gennaio". Soluzione che, spiega la delibera dell'Azienda sanitaria, sono temporanee per garantire continuità in attesa dell'adozione del nuovo modello organizzativo.

 

Resta un momento delicato in via Degasperi, caratterizzato dalla forte pressione esercitata da Covid sul sistema sanitario. In ballo inoltre c'è la riforma della sanità della Provincia ma all'orizzonte c'è anche la nomina del nuovo direttore generale. Il ruolo, come noto, è affidato a Antonio Ferro che si avvia alla riconferma ma si deve attendere ancora un mese per espletare le procedure.

 

"Senza entrate nel merito dei singoli casi - commenta l'ex assessore Luca Zeni - la preoccupazione è dovuta alla gestione complessiva del sistema. Il primo è una programmazione molto carente, con una riorganizzazione interna che pare confusa tra proclami propagandistici e scelte prese a tavolino. L’incipit da cui partono è che 'la pandemia ha fatto superare il concetto di hub e spoke', affermazione non vera, perché appare evidente contrario. C'è lo slogan dell'ospedale policentrico ma nei fatti l'impostazione è confermata in tutti i documenti".

 

Modifiche organizzative che arrivano dopo una serie di avvicendamenti degli ultimi mesi: la staffetta come direttore generale tra Paolo Bordon-Pier Paolo Benetollo e Ferro. La pesantissima e estremamente vicenda legata a Sara Pedri. Le dimissioni di Enrico Nava dal servizio integrazione socio sanitaria. E un elevato numero di primariati vacanti e gestiti a scavalco. 

 

"C’è una governance temporanea, che scade a breve. Inoltre queste continue contraddizioni scoraggiano e demotivano chi dovrebbe lavorare: se il progetto di sanità non è serio e chiaro, i bravi professionisti guardano altrove, anticipano la pensione o non si espongono in prima linea. Altro elemento critico è nella mancata prospettiva rispetto alla Facoltà di medicina. Negli ultimi mesi sono stati nominati almeno una decina di primari; nessuno con un profilo accademico. Come si garantirà il collegamento e la crescita di una sanità legata alla nascente facoltà di medicina? Sono le persone a fare la differenza, soprattutto in sanità. Un bravo manager o un bravo medico non sono facilmente sostituibili: e se il contesto non è attrattivo (anche per chi è già qui, che continuamente sceglie di rimanere), il decadimento è velocissimo", conclude Zeni.

 

A presentare un'interrogazione per avere maggiori chiarimenti sulla dinamiche dell'Apss e le scelte della Provincia è Paolo Zanella, consigliere provinciale in quota Futura.

 

QUI LA REPLICA DELL'AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI

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