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Trento
21 febbraio | 05:01

Sanità trentina in ginocchio, in due anni 92 medici hanno dato le dimissioni volontarie. Ioppi: "Investiamo su assunzioni e non sui gettonisti". Demagri: "Crisi senza precedenti"

I dati sulle dimissioni del personale medico e infermieristico 2022 - 2023 mostrano una situazione grave del sistema sanitario. L'ordine dei medici: "Gli organici non sono adeguati all'impegno che l'assistenza sanitaria richiede.  Serve togliere quel tetto di spesa per il personale che è fermo da anni". La capogruppo di Casa Autonomia: "Servono nuovi modelli organizzativi basati sulla maggior collaborazione tra i professionisti e l'interscambiabilità su alcuni compiti”

Sanità trentina in ginocchio, in due anni 92 medici hanno dato le dimissioni volontarie

TRENTO. “Siamo quasi ad un passo dal non ritorno”. Usa queste parole il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi, per commentare i dati sulle dimissioni del personale medico e infermieristico che si sono registrate fra il 2022 e il 2023. 

 

I dati forniti dalla Provincia sono chiari: nel 2022 sono 64 i professionisti (personale infermieristico e ostetrico) che hanno deciso di consegnare le dimissioni volontarie. Nel 2023 sono stati 55. Sono invece 18, nell'arco di due anni, quelli che hanno deciso di trasferirsi in altri ospedali, soprattutto Bolzano e Merano

 

Se analizziamo i dati riguardanti i medici, invece, sono 40 quelli che hanno deciso di consegnare le dimissioni volontarie e 35 nel 2023.  Ce ne sono poi 35 che fra il 2022 e il 2023 hanno deciso di cambiare ospedale. 

 

A conti fatti nell'arco di due anni l'Azienda sanitaria ha perso 110 medici (a tempo indeterminato) fra dimissioni volontarie e spostamenti e per gli stessi motivi sono stati 137 infermieri.  

 

A questo conto bisognerebbe poi considerare i pensionamenti che saranno sempre di più e che hanno visto nel biennio 107 infermieri e 74 medici andarsene. Per quanto riguarda il personale a tempo determinato, invece, ad andarsene sono stati 36 professionisti fra medici e infermieri nel 2022 e 23 lo scorso anno. 

 

Numeri che mostrano in che situazione si trova la Sanità Trentina che difronte all'invecchiamento della popolazione e all'aumento dei bisogni non ha personale a sufficienza per affrontare le nuove sfide. 

“Una crisi senza precedenti, la sanità trentina rischia di fermarsi”

Le dimissioni volontarie, gli spostamenti interregionali e i pensionamenti mettono a dura prova l'intero sistema. Un ragionamento basato su dati è inconfutabile dal punto di vista dell'entità del fenomeno, discutibili invece le motivazioni.

 

“Nel 2023 - ha spiegato Paola Demagri, capogruppo in Consiglio provinciale di Casa Autonomia -  è andata meglio rispetto al '22: una prima infornata di dimissioni massive e poi lo strascico nel '23. Nello scorso anno qualcuno, auspicando un cambio di passo dal punto di vista politico, ha forse deciso di sospendere la decisione di andarsene ma occorrerà ora vedere cosa accadrà”.  

 

Se da un lato sono assolutamente fisiologiche le dimissioni per pensionamento (che aumenteranno i prossimi anni), non lo sono i dati delle dimissioni volontarie e la mobilità interregionale.

 

“Sappiamo – spiega sempre Demagri – che gli ospedali di Bolzano e Merano  sono considerati più interessanti e attrattivi per la turnistica favorevole, lo stipendio e per la valorizzazione professionistica che invece qui non sembra più avvenire”.  Per cercare di invertire, o in parte arginare, questo flusso in uscita è fondamentale agire sulla capacità di trattenere i professionisti sia  a tempo determinato che indeterminato  e sull’attrattività della professione.

 

“E' fondamentale – spiega la consigliera di Casa Autonomia - attivare modelli organizzativi basati sulla maggior collaborazione tra i professionisti e l'interscambiabilità su alcuni compiti (per esempio la prescrizione di ausili per la deambulazione e la medicazione che possano essere fatti sia dal medico, dall'infermiere, dal fisioterapista) così come il trasferimento delle competenze”.  Importante sarebbe capire quali sono le motivazioni per le quali medici e infermieri potrebbero lasciare l'azienda sanitaria. 

 

“L'assessore Mario Tonina – conclude Demagri -  senza remore potrebbe promuovere un questionario da somministrare a tutti i dipendenti Apss. Potrebbe mettere in evidenza più questioni legate alla difficile situazione di malessere che vivono i professionisti , recentemente manifestata dagli stessi medici . I dati raccolti  consentirebbero interventi mirati a migliorare la crisi interna al servizio sanitario provinciale”.

 

“Aumentiamo le assunzioni a tempo indeterminato e stop ai soldi per i gettonisti”

I dati  preoccupano l'Ordine dei Medici che da tempo sta chiedendo interventi che possano in qualche modo far invertire la rotta. 

“Siamo in una situazione di difficoltà, pari al non ritorno. Essenzialmente perché – spiega il presidente dell'Ordine, Marco Ioppici troviamo davanti ad un servizio sanitario che è diventato poco attrattivo. Sarebbe importante capire quali sono le cause che hanno portato alle dimissioni volontarie e ai trasferimenti per riuscire a evitarle in futuro”. 

 

Fra gli elementi, spiega Ioppi, che più di altri stanno pesando sul personale c'è quello del carico di lavoro e dei turni che diventano interminabili. Ma non solo. “Purtroppo spesso – continua – il personale medico e infermieristico non trova quella comprensione da parte dei dirigenti necessaria per fare il proprio lavoro e allo stesso tempo conciliarlo con la famiglia”. 

 

La strada che l'Ordine dei Medici chiede di intraprendere è quella della assunzioni. “Oggi gli organici non sono adeguati all'impegno che l'assistenza sanitaria richiede. Bisogna assolutamente fare in modo che ci sia un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato e che si arrivi a togliere quel tetto della spesa del personale che è fermo da anni. Servono, in questo senso, maggiori risorse finanziarie  e non si vada, invece, ad aumentare le uscite per le cooperative e i gettonisti”.

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