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Guerra Ucraina, l'Unicef Italia a Il Dolomiti: ''Ogni secondo un bambino diventa un rifugiato: se non accompagnati il rischio è quello della tratta e dello sfruttamento''

Sono già diversi, troppi, i bambini morti a seguito dell'aggressione militare russa e molti di più sono rimasti feriti. Sono 1,5 milioni quelli scappati dal conflitto e di questi 500 sono non accompagnati in Romania. Il portavoce di Unicef Italia a Il Dolomiti: "Queste persone hanno un disperato bisogno di sicurezza, stabilità e servizi di protezione"

Di Luca Andreazza - 22 marzo 2022 - 05:01

TRENTO. "Ogni secondo che passa un bambino diventa un rifugiato". A dirlo a Il Dolomiti è Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. "Si va verso i 2 milioni di bambine e bambini in fuga dalla guerra in Ucraina: la situazione è delicatissima e per questo le nostre strutture sono operative nel territorio ucraino, così come alle varie frontiere".

 

Sono già diversi, troppi, i bambini morti a seguito dell'aggressione militare russa e molti di più sono rimasti feriti. A questo si aggiunge che 1,5 milioni di bambini scappati dal conflitto. "Questo flusso di rifugiati - spiega Iacomini - è senza precedenti per velocità e per portata. La peggior crisi dalla Seconda guerra mondiale: sono già oltre 3 milioni le persone che hanno lasciato il Paese per trovare la salvezza in Europa. Il confronto più simile può essere fatto con la Siria: una fuga che ha coinvolto 10 milioni di persone ma in 12 anni di conflitto. I numeri che registriamo in Ucraina fotografano una situazione, se possibile, ancora più drammatica". 

 

Ogni secondo un minore diventa un rifugiato, 55 bambini fuggiti ogni minuto e 75 mila al giorno. Numeri impressionanti. "E' una sfida enorme - spiega il portavoce di Unicef Italia - quella di assicurare la protezione alle persone che scappano dalla guerra, poi c'è la gestione di circa 2 milioni di rifugiati interni che sono rimasti nei confini ucraini. Scappano in particolare donne e bambini e siamo estremamente preoccupati perché sono esposti a un rischio maggiore perché si possono presentare le condizioni che potrebbero portare a un aumento significativo della tratta di esseri umani con un'acuta crisi di protezione dei bambini: i responsabili spesso cercano di sfruttare il caos dei grandi movimenti di popolazione e la minaccia è reale e crescente".

 

Come tutti i bambini costretti a fuggire dalle loro case dalla guerra, i minori ucraini che arrivano nei Paesi vicini sono a rischio di separazione familiare. "Il rischio - evidenzia Iacomini - per bambini ma anche per le donne è quello di finire nel traffico della tratta: violenza e abusi, tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale. Queste persone hanno un disperato bisogno di sicurezza e stabilità, i minori di servizi di protezione dell'infanzia, specialmente quelli che non sono accompagnati o sono stati separati dalle loro famiglie".

 

C'è, infatti, la distinzione tra bambini separati e non accompagnati. "I bambini sfollati sono estremamente vulnerabili alla separazione dalle loro famiglie. La gran parte dei minori - continua l'Unicef - viene portata ai confini dai genitori e viene affidato a un conoscente, un amico e un familiare. Attualmente ci sono circa 500 ragazzini non accompagnati da nessuno in Romania e siamo in fase di registrazione e censimento dei bimbi in Polonia e Moldavia, Slovacchia e Ungheria: i numeri sono probabilmente molto più alti".

 

L'Unicef allestisce sempre più "Blue Dots", degli spazi sicuri, in collaborazione con i partner umanitari e le autorità locali, per fornire servizi cruciali a protezione di bambini e famiglie. Sono stati diffusi messaggi sulla sicurezza e sui minorenni non accompagnati sui social e sulle piattaforme in Ucraina e sono stati consegnati prodotti per l'igiene nei centri per i rifugiati.

 

"Inoltre esortiamo a creare i punti di controllo, anche in Italia, ai valici di frontiera per cercare di non perdere nessun dato e per identificare meglio i bambini a rischio. E' anche cruciale una collaborazione transfrontaliera e il costante scambio di conoscenze tra le autorità per sviluppare le procedure di rintracciamento e ricongiungimento familiare per non aggiungere trauma a trauma e dramma al dramma a persone che hanno lasciato tutto per fuggire". 

 

Donne e bambini, se non adeguatamente seguiti o assistiti, rischiano di finire nella rete della criminalità organizzata, diventa ancora più fondamentale in questo scenario un'organizzazione strutturata. "Lavoriamo con tutte le Ong presenti nelle diverse aree e con tutte le municipalità per ricondurre le persone ai vari ricongiungimenti. L'azione del governo italiano è ottima in questa fase così complessa: l'appello è assolutamente quello di seguire le norme per proteggere le persone. C'è fortunatamente il forte contributo dei privati ma è importante accreditarsi alle istituzioni per tenere monitorata la situazione. Anche per gli affidamenti temporanei è decisivo rivolgersi alle autorità preposte per evitare che poi finiscano nelle mani sbagliate".

 

A questo si aggiunge che l'Unicef continua a mantenere un team sul campo in Ucraina per fornire aiuti, kit di ostetricia, chirurgici, concentratori di ossigeno, celle frigorifere, così come coperte e vestiti invernali, kit per l'acqua e i servizi igienico-sanitari, dignity kit; kit per la formazione della prima infanzia e kit per adolescenti.

 

"Siamo presenti fin dagli anni '90 e abbiamo rafforzato in queste settimane la nostra presenza per alleviare le sofferenze della popolazione. Naturalmente anche i nostri operatori sono essere umani e se scattano gli allarmi si rifugiano nei bunker e cercano luoghi sicuri per poi tornare alle attività quando passa l'emergenza. La situazione è davvero complessa e adesso si rischia anche una crisi alimentare perché le città sono assediate".

 

Nonostante gli sforzi instancabili di tanti professionisti e volontari, la situazione è destinata a peggiorare fino a quando la guerra continuerà in Ucraina. "E' una catastrofe e più che i corridoi umanitari serve una tregua per permettere alla persone di rifocillarsi, di curarsi e di mettersi in salvo. Purtroppo, però, i combattimenti proseguono e sono sempre più intensi", conclude Iacomini.

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