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"In un'estate 'bollente' 1.140 eventi estremi. Con la tropicalizzazione del clima bisogna lavorare per raccogliere acqua piovana"

Il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi: “Servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l'acqua piovana”

Di Filippo Schwachtje - 10 agosto 2022 - 10:49

TRENTO. “Siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione del clima in Italia, in un'estate che dal punto di vista climatologico ha fatto registrare nel mese di giugno una temperatura media superiore di ben 2,88 gradi, su valori vicini al massimo registrato nel 2003, mentre nel mese di luglio la colonnina di mercurio è stata più alta di 2,26 gradi, inferiore solo al 2005”. E dall'inizio di un'estate 'bollente', dice la Coldiretti Trentino Alto Adige, sul territorio italiano si sono verificati ben 1.140 tra nubifragi, tornado, tempeste di vento, grandinate e ondate di calore in estate.

 

Il quadro è emerso dall'analisi dell'associazione di categoria sulla base dei dati dell'European severe weather database e, dice il presidente di Coldiretti regionale Gianluca Barbacovi: “Grandinate e violenti temporali si sono abbattuti anche nella nostra regione, su terreni secchi che non riescono ad assorbire l'acqua che cade e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti. Di fronte alla tropicalizzazione del clima occorre organizzarsi per raccogliere l'acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà. Per questo servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l'acqua piovana”.

 

Le conseguenze a livello nazionale, sottolinea la Coldiretti, sono molto importanti: si parla infatti di danni che “superano i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale”. Secondo l'associazione “le campagne italiane sono allo stremo con cali produttivi del 45% per il mais e i foraggi che servono all'alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% del riso, del 15% per la frutta ustionata da temperature di 40 gradi, del 20% per cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di 'acqua morta' (nelle quali manca l'ossigeno), assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati”.

 

Secondo Barbacovi: “Gli agricoltori sono impegnati a fare la propria parte per promuovere l'uso razionale dell'acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l'innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l'acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell'intero settore alimentare. L'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli”.

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