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| 30 ago 2022 | 18:19

Infortuni sul lavoro, in Trentino è allarme: oltre 650 denunce in più a luglio rispetto al 2021. I sindacati: ''Dalla Pat attendiamo azioni concrete''

Cgil, Cisl e Uil chiedono: "Azioni che incentivino le aziende ad investire in sicurezza facendo comprendere che la prevenzione e il rispetto delle normative non è un inutile adempimento burocratico o un costo. E serve rafforzare le strutture ispettive. Dalla Giunta attendiamo ancora azioni concrete su entrambi i fronti”

Infortuni sul lavoro, in Trentino è allarme: oltre 650 denunce in più a luglio rispetto al 2021

TRENTO. Dal trasporto al magazzinaggio ma anche le costruzioni e il manifatturiero. Sono questi i settori nei quali si sono registrati il maggior numero di infortuni sul lavoro in Trentino tra gennaio e luglio, mesi durante i quali  in provincia ci sono state 4.883 denunce di infortunio rispetto alle 4.226 dello stesso periodo dell’anno precedente. Gli incidenti mortali fino ad oggi sono stati purtroppo 9.

“A luglio oltre 650 denunce – spiegano i sindacati - la sicurezza è un’emergenza che richiede azioni di prevenzione, formazione e controllo straordinarie. E la situazione potrebbe peggiorare in autunno”. 

 

LA SITUAZIONE NEI SETTORI
I settori in cui si verificano maggiori infortuni sono l’industria e il terziario, rispettivamente con 1.045 casi rispetto agli 899 del luglio 2021 e 899 casi rispetto ai 793 sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In lieve calo il dato nell’artigianato che passa da 401 casi a 381 e nell’agricoltura, da 350 a 306 infortuni denunciati.

Andando più nel dettaglio i settori in cui la sicurezza è maggiormente a rischio, stando ai dati Inail, sono trasporto e magazzinaggio con un aumento del 42 per cento, da 188 casi a 328; le costruzioni con +18 per cento e il manifatturiero +17 per cento.

 

L'INTERVENTO DEI SINDACATI
“Sono dati che confermano purtroppo un andamento riscontrato ormai da mesi e che impongono interventi seri e concreti sul piano della formazione, della prevenzione e soprattutto dei controlli – dicono Manuela Faggioni, Katia Negri e Alan Tancredi che seguono in provincia le politiche per la sicurezza sul lavoro per Cgil, Cisl Uil -. Servono azioni che incentivino le aziende ad investire in sicurezza facendo comprendere che la prevenzione e il rispetto delle normative non è un inutile adempimento burocratico o un costo. E serve rafforzare le strutture ispettive. Dalla Giunta attendiamo ancora azioni concrete su entrambi i fronti”.

 

Il timore dei sindacati è che in autunno, quando l’aumento dei costi per le aziende sarà ancora più forte e il carovita metterà alle strette moltissime famiglie di lavoratrici e lavoratori, ci si dimentichi dell’emergenza sicurezza sul lavoro. “Non vorremmo che le imprese nel tentativo di ridurre i costi ridimensionassero l’attenzione sulla sicurezza. Lo stesso vale per i lavoratori: chi è in difficoltà accetta qualsiasi condizione. Tutto questo potrebbe innescare una spirale pericolosa su cui occorre vigilare da subito”, proseguono i sindacalisti.

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