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| 01 mag 2023 | 14:32

Infortuni sul lavoro, in Trentino è allarme: in soli tre mesi oltre 2000 incidenti. Dal poco personale per i controlli alla formazione, i sindacati: ''La Pat non sta facendo nulla''

Il numero più consistente di infortuni si registra nel comparto industriale e tra i settori più critici c’è indubbiamente quello dell’edilizia. I sindacati: "Non ci si può, però, rassegnare a questa situazione"

TRENTO. Fino a marzo si contano 2019 infortuni e in un solo mese 744. Due quelli mortali avvenuti fino ad oggi.

 

Sono numeri drammatici e allarmanti quelli diffusi negli scorsi giorni dall'Inail. Ed è da questi dati che partono le considerazioni di Manuela Faggioni Sella, che per la Cgil segue salute e sicurezza e di Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario provinciale della Fillea Cgil.

 

“Il numero degli infortuni è rimasto sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente, a dimostrazione del fatto che non si riesce ad incidere con azioni di prevenzione e controllo per ridurre in modo consistente questo gravissimo fenomeno”, dicono i due sindacalisti.

Nel dettaglio dall’ultimo rapporto Inail emerge che il numero più consistente di infortuni si registra nel comparto industriale con 364 episodi nel primo trimestre dell’anno, segue il terziario con 346 e l’artigianato con 129 casi.

“Di sicurezza sul lavoro si fa sempre un gran parlare – sottolinea Faggioni – soprattutto in occasione di gravi incidenti o episodi mortali. Alle buone parole, però, poi non seguono i fatti né a livello nazionale né a livello locale. Non si fanno più controlli né più formazione”.

 

Anche per la prossima variazione di bilancio i sindacati temono che non contenga un euro di stanziamento per la salute e la sicurezza sul lavoro, nonostante le richieste fatte. “La Giunta su questo tema è rimasta sostanzialmente inerte. E anche sui sistemi premiali, sostegni e sgravi fiscali, per incentivare le imprese ad investire in prevenzione l’Esecutivo ha fatto molto meno di quanto promesso. A livello nazionale sono stati rafforzati gli organici dell’Ispettorato sul lavoro. In provincia non abbiamo visto nulla di quanto promesso per potenziare il numeri di ispettori per servizio Lavoro e Uopsal. Doveva essere predisposto un bando per nuove assunzioni, ma non abbiamo riscontri precisi su questo tema” continuano i due sindacalisti.

 

Il Tavolo di coordinamento provinciale, denunciano i rappresentanti della Cgil, non è ancora stato convocato quest’anno, nonostante in agenda ci fossero questioni significative come l’utilizzo delle risorse provenienti dalle sanzioni alle aziende che non rispettano le norme sulla salute e sicurezza oltre che alla programmazione di nuovi interventi di prevenzione.

Tra i settori più critici c’è indubbiamente quello dell’edilizia come sottolinea il neo segretario Mastrogiuseppe. “Il comparto edile e il porfido sono settori esposti a forte rischio. Gli infortuni quando avvengono sono anche di particolare gravità. Non ci si può, però, rassegnare a questa situazione – dice -. Servono più controlli nei cantieri, ma non solo. Da sempre come sindacati sosteniamo che all’azione repressiva va abbinata anche l’azione preventiva.  Per questo sollecitiamo da tempo l’istituzione delle figure dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali in tutti quei comparti, come porfido ed edilizia, dove ci sono moltissime micro- aziende e non c’è la figura del rappresentante per la sicurezza aziendale. Il cantiere deve essere un luogo trasparente, dotando ogni lavoratori di uno specifico badge per verificarne formazione e controllare i subappalti. Le imprese, però, vedono spesso come fumo negli occhi queste iniziative dimenticando che è proprio un lavoro sinergico di prevenzione che può cambiare le cose, a vantaggio di tutti”.

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