Perde il dito tranciato da un macchinario ma i controlli all’azienda arrivano 8 mesi dopo: il Pm chiede di archiviare. La Cgil: “Gli infortuni non sono mai una fatalità”
Nelle scorse ore si è verificato l’ennesimo infortunio sul lavoro, proprio nel giorno in cui i sindacati avevano indetto uno sciopero per chiedere più sicurezza, i controlli però molto spesso arrivano in ritardo. Grosselli: “L’uscita da questa fase di stagnazione non può avvenire al prezzo della salute dei lavoratori, è necessario aumentare gli organici dell’Uopsal”
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TRENTO. Dall’inizio dell’anno in Trentino sono avvenute 13 morti sul lavoro. Numeri in crescita, così come quelli degli infortuni. Tutto ciò è legato anche alla ripresa economica del post-Covid che ha visto molte imprese beneficiare dei vari bonus ottenendo molte commissioni. Nella giornata di oggi, 18 novembre, i sindacati di Cgil, Cisl e Uil avevano indetto uno sciopero per stigmatizzare gli oltre 6.000 infortuni sul lavoro avvenuti dall’inizio dell’anno. “Cifre in crescita – spiegano –che si scontrano con l’immobilismo di imprese e Giunta provinciale, rimasti fino ad oggi sostanzialmente immobili, nonostante le numerose richieste di intervento”.
Paradossalmente l’ultimo infortunio è avvenuto proprio questa mattina quando un operaio è caduto dal tetto di un’abitazione dove stava svolgendo dei lavori. Un incidente simile a quello che è costato la vita a Mario Franzinelli deceduto in un cantiere ad Arco all’inizio di novembre.
Sindacati e lavoratori chiedono un rafforzamento dei controlli con il potenziamento degli organici ispettivi, maggiore prevenzione e più formazione, la previsione di un sistema che premi le aziende che investono in salute e sicurezza, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale e territoriale. Ma parte del problema risiede anche nei controlli sulle aziende. Emblematico il caso di un operaio di una segheria trentina che ha perso un dito tranciato dalla lama di un macchinario.
Dopo l’incidente infatti gli ispettori del lavoro dell’Uopsal si sono recati sul posto ravvisando diverse anomalie ed elevando alcune sanzioni. Nel dettaglio gli ispettori del lavoro hanno rilevato che il sistema delle lame del gruppo di taglio non si arrestava in tempi utili per impedire un contatto accidentale (come invece avrebbe dovuto fare il macchinario), inoltre si è scoperto che il lavoratore infortunato aveva frequentato l’ultimo corso di formazione in materia di sicurezza nel 2015. Eppure per il datore di lavoro finito sotto processo per “lesioni personali colpose con violazione normativa antinfortunistica” è stata chiesta l’archiviazione da parte del Pm. Il motivo? I controlli sono avvenuti a diversi mesi di distanza, più precisamente l’infortunio si era verificato a giugno 2021 mentre i controlli sono stati effettuati nel febbraio 2022, ben 8 mesi dopo. In sostanza secondo il Pm non è possibile dimostrare che la situazione rilevata dagli ispettori del lavoro fosse la stessa di quando si è verificato l’infortunio.
“Gli addetti dell’Uopsal svolgono un lavoro preziosissimo per supportare l’attività giudiziaria del tribunale – sottolinea il segretario della Cgil Andrea Grosselli – il problema è che questo lavoro occupa la maggior parte del loro tempo, così però si sottraggono risorse all’attività di prevenzione e di controllo”. Il sindacalista mette anche in relazione l’iniziale ripresa economica post-Covid con l’aumento degli infortuni sul lavoro. “Quando le attività economiche riprendono a ritmi molto alti, come accaduto per il bonus ristrutturazioni o nella raccolta del legname dopo Vaia, aumentano gli incidenti perché spesso l’attenzione viene meno, ma gli infortuni non sono mai una fatalità, avvengono perché non sono state rispettate le norme di sicurezza”.
Secondo Grosselli per avere controlli più tempestivi è necessario incrementare gli organici dell’Uopsal. In altre parole servono più ispettori. “Bisogna potenziare anche l’attività ispettiva del Servizio lavoro della Provincia perché dove ci sono elusioni di tipo salariale o contributivo vengono anche aggirate le norme sulla sicurezza. L’uscita da questa fase di stagnazione non può avvenire al prezzo della salute dei lavoratori”.













