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La crisi delle stalle, in Trentino in soli 7 mesi 15 allevatori hanno chiuso l'attività. Si rischia lo spopolamento della montagna: ''Tra mangimi ed energia costi insostenibili''

"Questi mesi sono drammatici, da qua a dicembre non sappiamo cosa accadrà, tante aziende hanno chiuso e probabilmente tante altre chiuderanno” spiega il presidente degli Allevatori trentini, Giacomo Broch. Coldiretti del Trentino: “Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado”

Di Giuseppe Fin - 12 luglio 2022 - 06:01

TRENTO. “Non sappiamo fino a quando riusciremo a reggere. Se i problemi erano già presenti a gennaio adesso la situazione è estremamente drammatica”. Aumento dei costi dell'energia, la siccità si fa sempre più sentire, i prezzi dei mangimi sono alle stelle e i raccolti di foraggio rischiano di dimezzarsi. E' una tempesta perfetta quella che si sta abbattendo sulle stalle trentine già profondamente martoriate da mesi.

 

Un quadro davvero drammatico quello che fa a il Dolomiti il presidente degli Allevatori trentini Giacomo Broch. “Una quindicina di aziende, allevatori di vacche da latte, in questi ultimi sette mesi hanno chiuso i battenti. Erano aziende sane che hanno chiuso perché non riuscivano più ad andare avanti in perdita” ci spiega.

 

I problemi non sono iniziati di recente  ma è da ormai diverso tempo che gli allevatori stanno affrontando una crescita dei costi che poche volte si era vista. Ed ora la siccità è la mazzata finale per gli allevatori che con tanta difficoltà, ma con l'orgoglio di chi vive la montagna da generazioni, ha cercato di andare avanti.

 

“La siccità – spiega Broch - sta colpendo soprattutto la pianura ma il Trentino non essendo autosufficiente per le materie prime ed essendo costretto ad andare sul mercato, ne sta assorbendo tutti i gravi effetti. I prezzi delle materie prime avevano iniziato ad aumentare già prima di questi mesi e da qua a dicembre non sappiamo cosa accadrà, tante aziende hanno chiuso e probabilmente tante altre chiuderanno”.

Quindici allevamenti di vacche da latte da inizio anno hanno chiuso. Probabilmente due o tre avrebbero terminato di lavorare lo stesso ma un numero così elevato nessuno se lo poteva aspettare. “La situazione è grave se si pensa anche per queste che chiudono non ce ne sono altre 15 che aprono. E questo è un dramma”. In Trentino sono circa 800 gli allevamenti di vacche da latte portati avanti a livello professionale e il numero sta sempre più diminuendo ogni anno che passa. Si aggiungono poi quelli più piccoli, gli allevamenti per la produzione della carne.

 

I costi dei mangimi e delle farine sono ormai diventati quasi proibitivi. E nemmeno la situazione del foraggio lascia tranquilli. “La nostra è una zona di montagna – spiega il presidente degli allevatori – e si produce foraggio di qualità ma non in quantità per soddisfare le esigenze. E' per questo che comunque dobbiamo acquistarlo dalla pianura”. Il prezzo al quintale è di circa 25 euro anche se varia a seconda della qualità.

 

Il prezzo dei mangimi  sta salendo da un anno e mezzo. Un mangime che costava 30 euro ora lo si trova sul mercato ad un prezzo raddoppiato. Secondo i dati analizzati da Coldiretti, ad oggi gli aumenti di mangimi ed energia che si sono visti in questi mesi costano fino a 100mila euro agli allevamenti italiani. “A causa del rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais e cereali anche a causa dell’attuale crisi Ucraina – spiega Coldiretti – il prezzo dei mangimi è praticamente raddoppiato (+90%)”. Il risultato è quello sotto gli occhi di tutti ed è quello di tanti allevamenti costretti a chiudere e di tanti altri che rischiano di doverlo fare a breve.

 

Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado” ha affermato anche il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi.

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