L'umanità ha esaurito le risorse terrestri per il 2022, Zardi: “Prendiamo sempre più in prestito dal futuro, negli anni '70 l'Earth Overshoot Day cadeva in dicembre”
L'Earth Overshoot Day, spiega a il Dolomiti il professore dell'Università di Trento e responsabile scientifico del Festivalmeteorologia Dino Zardi: “Rappresenta la data nella quale la richiesta di risorse da parte dell'umanità per quell'anno supera quanto la Terra è in grado di rigenerare in 12 mesi. In sostanza, ora stiamo vivendo 'prendendo in prestito' risorse future”

TRENTO. Da diversi giorni l'umanità sta sfruttando risorse che, in linea teorica, dovrebbero essere disponibili a partire dal 2023: è caduto il 28 luglio quest'anno l'Earth Overshoot Day (in anticipo rispetto al 2021) ed in questo momento per soddisfare la richiesta di risorse a livello globale sarebbero necessari 1,75 pianeti. “L'Earth Overshoot Day – spiega a il Dolomiti il professore dell'Università di Trento e direttore scientifico del Festivalmeteorologia Dino Zardi – rappresenta la data nella quale la richiesta di risorse da parte dell'umanità per quell'anno supera quanto la Terra è in grado di rigenerare in 12 mesi. In sostanza, ora stiamo vivendo 'prendendo in prestito' risorse future”.

Il dato, raccolto dagli esperti del Global Footprint Network, è differenziato anche per i vari Paesi: se tutta la popolazione vivesse come vivono i cittadini italiani per esempio, l'Overshoot Day cadrebbe addirittura il 15 maggio. Se il modello fossero gli Stati Uniti d'America il 13 marzo, con lo stile di vita della popolazione del Qatar la data si anticiperebbe al 10 febbraio. “L'aspetto curioso – dice Zardi - è come, da un punto di vista economico, si valuti positivamente la crescita dei consumi, mentre da una prospettiva ecologica si tratta di un concetto ambiguo e non necessariamente di un dato positivo: negli anni '70 l'Earth Overshoot Day cadeva agli inizi di dicembre, ormai ci stiamo muovendo a fine luglio. Ed il timore è che si vada sempre più avanti in questo percorso”.

Tra il 1971 ed il 1999, la data nella quale le risorse terrestri 'annuali' sono state consumate dall'umanità è passata (tra alcuni alti e bassi) dalla fine di dicembre alla fine di settembre, scendendo poi rapidamente all'inizio del nuovo millennio e portandosi alla fine di luglio. Nel 2020, a causa dei lockdown e delle restrizioni imposte dall'arrivo del Covid-19, il nostro debito ecologico era slittato in avanti, arrivando oltre la metà di agosto, ma la successiva fase di ripresa dell'economia globale ha poi anticipato nuovamente l'Overshoot Day. “Si spera che la data non risalga ulteriormente – sottolinea Zardi – ma tutto dipende ovviamente da quanto sfruttiamo le risorse ambientali”.
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L'esempio portato avanti dal professore dell'Università di Trento è quello dei ghiacciai: “I corpi glaciali stanno fondendo, ed il consumo di acqua di fusione non verrà in buona parte rigenerato, come accadeva un tempo, con l'arrivo dell'inverno. Stiamo in sostanza portando avanti un consumo netto, erodendo delle risorse che non torneranno”. Il nostro sistema economico, dice Zardi: “Si basa sul consumo, ma come si continua a dire ormai da anni, ora è necessario ricorrere sempre di più a risorse energetiche rinnovabili, a pianificazioni urbane innovative che permettano di ridurre gli sprechi, a materiali all'avanguardia”. Al momento, dice il Global Footprint Network, l'umanità consuma l'equivalente di 1,75 pianeti, ma anche in questo caso il dato può essere divise tra le diverse nazioni.

Se la popolazione globale arrivasse al livello di consumi della popolazione italiana sarebbero necessarie le risorse di 2,7 pianeti, nel caso della Cina 2,4, nel caso degli Stati Uniti d'America 5,1, nel caso della Germania 3. Per soddisfare la richiesta di risorse della nostra popolazione l'Italia dovrebbe avere 5,3 volte più risorse di quelle che possiede, il Giappone 7,9 volte e la Svizzera 4,4 volte. “Nel mondo oggi esistono Paesi veramente virtuosi – spiega Zardi – ma è necessario mettere in campo un sistema d'incentivi e disincentivi che possa in qualche modo portare alla rivalutazione di determinate pratiche. Pensiamo per esempio all'estrazione di minerali, come le terre rare, che potrebbero in gran parte venire riutilizzati: bisogna considerare il costo reale di certe azioni, includendo quindi nei vari processi anche il costo ecologico, che saranno costrette a pagare le prossime generazioni".
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