Crisi climatica: “La Terra in milioni di anni non si è mai scaldata a questa velocità, ma il mercato oggi premia le rinnovabili. La sfida? Catturare la CO2 in atmosfera”
In milioni di anni, dice a il Dolomiti Roberto Battiston, la Terra non si è mai scaldata così velocemente come nell'ultimo secolo e mezzo: guardando però al futuro, oggi si vedono grandi segnali positivi per lo sviluppo delle rinnovabili: "Il fotovoltaico per esempio oggi è 3 volte più economico del petrolio e del carbone e 4 volte più economico del nucleare. A quanto pare sono gli stessi mercati a muoversi verso le soluzioni più convenienti". Un processo fondamentale anche guardando a quella che sarà la sfida per i prossimi decenni: la cattura della CO2 in eccesso immessa nell'atmosfera

TRENTO. “La concentrazione di CO2 in atmosfera dopo la Rivoluzione industriale è aumentata di circa 1 parte per 10.000: ad un primo sguardo può sembrare un nonnulla ma, come i dati hanno ampiamente dimostrato, un cambiamento del genere è in grado di sballare completamente il delicato equilibrio termico che regola il nostro pianeta”. E mentre la colonnina di mercurio continua a salire e gli effetti (sempre più evidenti) della crisi climatica si traducono oggi in fiumi in secca e laghi ormai vuoti in mezza Italia, Roberto Battiston (professore di Fisica a UniTn, ex presidente Asi e divulgatore scientifico) sottolinea come, scavando a ritroso nel passato del nostro pianeta, non si trovi un'altra fase in cui la Terra si sia scaldata tanto velocemente come negli ultimi decenni.
“In sostanza – dice il professore a il Dolomiti – nella storia del pianeta le temperature non sono mai aumentate al ritmo osservato da 150 anni a questa parte. Si tratta di dati conosciuti e ben consolidati dalla comunità scientifica, che da decenni ormai lancia continuamente allarmi spesso caduti nel vuoto. Sul fronte della sostenibilità però, la novità è rappresentata oggi dal costo sempre più competitivo dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, con il fotovoltaico ormai molto più economico per esempio dei combustibili fossili. Un trend che, se sfruttato nella giusta direzione, potrebbe portarci nel giro di qualche decennio a rendere economicamente sostenibile quella che sarà la sfida del futuro: la cattura della CO2 in eccesso presente nell'atmosfera”. Come dimostrano infatti le analisi paleoclimatiche di cui parla Battiston, nella storia del nostro pianeta ad una modifica della composizione dell'atmosfera è sempre seguito un relativo cambiamento a livello climatico e, visto l'aumento della concentrazione di anidride carbonica determinato dall'utilizzo di combustibili fossili, in futuro sarà necessario lavorare per riportare la concentrazione di CO2 ai livelli pre-industriali. Ma procediamo con ordine.
“Uno degli argomenti superficialmente utilizzati da chi tenta di negare il cambiamento climatico – spiega l'esperto – è legato ai continui cambiamenti a livello climatico avvenuti nel corso della storia terrestre: il punto, come anticipato, è che mai questi cambiamenti sono avvenuti tanto rapidamente”. Miliardi di anni fa per esempio, racconta Battiston, l'atmosfera era quasi interamente formata da anidride carbonica (CO2), e sulla superficie del pianeta si sono sviluppate forme di vita anaerobiche, che utilizzando la CO2 emettevano ossigeno (O2) come 'scarto'. Il contrario dunque di quanto facciamo noi oggi. “Le analisi dei paleoclimatologi – continua il professore – hanno mostrato come ci siano voluti letteralmente miliardi di anni per far crescere, a causa dell'azione di queste forme di vita dominanti, la presenza di ossigeno in atmosfera fino ai valori attuali”.
Gran parte dell'ossigeno prodotto è stato infatti a lungo assorbito dagli oceani e dal terreno: “Quando però la percentuale di ossigeno si è finalmente alzata – dice Battiston – la presenza di forme di vita anaerobiche (escludendo ovviamente la vegetazione) è stata progressivamente ridotta a una frazione piccolissima del totale. La presenza della vita come la conosciamo oggi sulla Terra (e quindi anche la nostra stessa esistenza) si basa proprio su questo equilibrio ecologico”. In base alla presenza di CO2 nell'atmosfera i cambiamenti a livello climatico sono sempre stati imponenti: “Circa 500 milioni di anni fa, per l'alta concentrazione di CO2, la temperatura media a livello planetario era 14 gradi più alta di quella odierna, le foreste pluviali crescevano fino a latitudini polari. La diminuzione di anidride carbonica in atmosfera ha poi portato le temperature medie sulla Terra a circa -4 gradi rispetto ai livelli odierni: i cambiamenti, come detto, ci sono sempre stati, ma sono avvenuti in decine di milioni di anni”.
Ad innescare il processo, al di là degli effetti minoritari determinati dall'asse di rotazione e dalla modestissima variazione dell'attività solare, è sempre stato un cambiamento di tipo biologico, che a sua volta ha determinato una modifica nella composizione dell'atmosfera e quindi del clima a livello planetario. “Venendo a noi, all'essere umano – dice Battiston – possiamo osservare come, arrotondando per eccesso, la civilizzazione umana sia emersa per la prima volta circa 6mila anni fa. Se guardiamo al clima planetario degli ultimi 11mila anni, dopo l'ultima glaciazione, vediamo che prima della Rivoluzione industriale il cambiamento a livello di temperature è stato minimo. Un aumento di circa 0,2/0,3 gradi ha avuto effetti rilevanti, per esempio, sulle società medioevali. La storia della nostra specie si è quindi sviluppata in un contesto di temperature sostanzialmente stabili, ma nell'ultimo secolo e mezzo la colonnina di mercurio a livello planetario si è alzata di 1,1 gradi centigradi”. Un cambiamento, in questo caso, innescato proprio dall'aumento della CO2 in atmosfera.
“Prima il carbone, poi il petrolio ed il gas – dice Battiston –: il successo della transizione innescata dalla Rivoluzione industriale è stato talmente repentino che persino la comunità scientifica ha impiegato del tempo per individuare le problematiche causate dall'emissione di CO2. Negli ultimi 11mila anni la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera è stata circa 3 parti per 10.000, una quantità che garantisce, grazie all'effetto serra, che la Terra non diventi letteralmente un blocco di ghiaccio. Nell'ultimo secolo però siamo passati a 4 parti per 10.000, e già negli anni '70 i climatologi si sono accorti degli effetti di questo cambiamento, che rappresenta una minaccia enorme per il delicatissimo equilibrio che sovrintende il nostro vivere su questo pianeta. Il fatto stesso che in una sola generazione sia possibile rendersi conto di cambiamenti di questa portata dovrebbe essere un campanello d'allarme formidabile”.
Guardando però al futuro, continua il professore, oggi si vedono grandi segnali positivi per le potenzialità di sviluppo delle rinnovabili: “Il fotovoltaico per esempio oggi è 3 volte più economico del petrolio e del carbone e 4 volte più economico del nucleare. In termini assoluti il Sole fornisce al nostro pianeta 10.000 volte più energia di quanta l'intera umanità necessiti: dopo un secolo e mezzo di crescita dal punto di vista industriale il percorso di transizione deve ovviamente essere focalizzato su questi aspetti oggi, ma a quanto pare sono gli stessi mercati a muoversi verso le soluzioni più convenienti e proprio gli elementi economici stanno avendo oggi un peso importantissimo”. Gli investimenti e lo sviluppo delle rinnovabili sono infatti fondamentali anche guardando a quella che sarà la sfida per i prossimi decenni: la cattura della CO2 in eccesso immessa nell'atmosfera.
“Oggi il processo non è economicamente sostenibile – dice Battiston – ma è in ogni caso necessario riuscire a riportare la presenza di anidride carbonica dell'atmosfera ai valori pre-industriali. Attualmente il processo costa 2-3 volte in più di quanto il mercato sarebbe in grado di sostenere, ma diventerà economicamente accettabile quando il prezzo dell'energia prodotta dalle rinnovabili scenderà ulteriormente, diventando 2-3 volte più economica”. Un processo che aprirà ampie possibilità, conclude il professore, in molti ambiti: “A quel punto sarà più conveniente per esempio dissalare l'acqua dei mari, produrre idrogeno per i motori di camion e aerei e, come anticipato, puntare sull'estrazione della CO2 dall'atmosfera. Si tratta di azioni virtuose dal punto di vista climatico che richiederanno magari decenni per essere attuate ed i cui effetti saranno visibili nelle decine di anni a seguire: ma se non iniziamo ora questo cambiamento di rotta, ogni anno che passa sarà sempre più difficile tornare indietro”.














