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Manifestazione per Cloe Bianco, "Fuori dalle istituzioni l'omobitransfobia". Sotto attacco il ddl di Cia contro l'identità sessuale nelle scuole: "Venga ritirato, è discriminatorio"

La protesta si è svolta oggi (29 giugno) sotto il palazzo della Regione. A prendere parte diverse associazioni: "Simili episodi non devono mai più accadere. Il ddl di Cia priva studenti e studentesse del diritto a essere loro stessi. Le istituzioni provinciali non fanno nulla"

Di Francesca Cristoforetti - 29 June 2022 - 20:24

TRENTO. "Né Donazzan né Cia. Fuori dalle istituzioni l'omobitransfobia". E' questo il messaggio che si legge striscione della manifestazione che si è svolta oggi (29 giugno) in ricordo di Cloe Bianco, la professoressa veneta transgender che si è tolta la vita perché vittima di odio e discriminazione.

 

La protesta, che ha raccolto un centinaio di persone, si è svolta davanti al palazzo della Regione a partire dalle 17 organizzata da Agedo, Anpi, Arci, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Udu Trento, Laici trentini per i diritti civili e Non una di meno Trento, che hanno mosso delle richieste ben precise alla politica (Qui l'articolo). "Chiediamo il ritiro del ddl di Cia, che priva studenti e studentesse del diritto di essere loro stessi e che le istituzioni agiscano per fare qualcosa", hanno sostenuto le associazioni .

Alle 18.30, al termine dei lavori d'aula, una delegazione delle associazioni che hanno organizzato il presidio è stata ricevuta dal presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder. Hanno partecipato all'incontro Lucrezia Michelotti, vicepresidente di Arcigay del Trentino, Mario Caproni di Agedo Trentino, Giuseppe Lopresti di Famiglie Arcobaleno Trentino - Alto Adige, Andrea La Malfa di Arci del Trentino, Mario Cossali di Anpi del Trentino, Daniela Tonolli di Non Una Di Meno - Trento, Federico Amalfa di Udu.

La morte di Bianco "ci ha scosso nel profondo- dichiarano - simili episodi non devono mai più accadere". Il suo suicido sostengono, "è figlio di una cultura transfobica che le istituzioni hanno alimentato e che hanno continuato ad alimentare all'indomani della sua morte". 

Oltre alla richiesta al governo provinciale di prendere le distanze dall'assessora all'Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari opportunità della Regione Veneto Elena Donazzan, sotto attacco in particolar modo il ddl presentato da Fratelli d’Italia, fortemente voluto dall’associazione Provita, che vede come primo firmatario il consigliere trentino Claudio Cia (Qui l'articolo).

 

Un testo che andrebbe a proporre delle modifiche alla legge provinciale sulla scuola del 7 agosto 2006, numero 5 ("Sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino"), ponendosi contro qualsiasi iniziativa che promuova l'identità di genere e la fantomatica "ideologia gender" tanto temuta dalla Destra, introducendo anche una sorta di controllo preventivo con il consenso scritto dei genitori riguardo le attività relative alla sfera dell'educazione affettiva o sessuale .

"Il ddl 148 di Cia sdogana l'omotransfobia istituzionale - sostengono le associazioni proseguendo nel solco della sospensione di corsi di educazione alla relazione di genere a inizio legislatura. Diritti delle donne e delle persone lgbt sono strettamente correlati. Lo vediamo negli Stati Uniti dove la Corte suprema con una decisione reazionaria ha abolito il diritto costituzionale all'aborto e di prepara all'attacco dei diritto di persone, coppie e famiglie omogenitoriali". 

 

Il ddl di Cia "priva bambini e ragazzi in particolare con varianza di genere, della possibilità di essere capiti ascoltati e accompagnati con il pretesto del primato educativo della famiglia. Ecco che la scuola può farsi carico di loro facendoli sentire 'previsti' dalla società e non più 'imprevisti' ed educando all'inclusione". 

 

Le attiviste del gruppo Non una di meno Trento, che hanno lanciato una petizione la scorsa settimana, ribadiscono: "La paura irrazionale e antiscientifica di pochi rischia di produrre delle conseguenze dannose che arriverebbero a influenzare la vita di tutte le persone che vivono in questo territorio, ledendo i nostri diritti e la nostra autodeterminazione".

 

Tra i tanti interventi si aggiunge anche Andrea Grosselli, segretario generale Cgil del Trentino: "La morte di Cloe è un drammatico fallimento, tutti noi dobbiamo vivere in un mondo in cui le diversità vengano promosse, premiando le differenze".

 

Questo il testo delle richieste presentate al presidente Walter Kaswalder e al Consiglio provinciale:

 

Il suicidio di Cloe Bianco è figlio di una cultura transfobica che le istituzioni hanno alimentato (dall'istituzione scolastica all'assessorato competente di Donazzan) e che hanno continuato ad alimentare anche all'indomani della sua morte.

 

Il Ddl 148 del consigliere Cia va esattamente nella stessa direzione. Sdogana l'omotransfobia istituzionale, proseguendo nel solco della sospensione dei corsi di educazione alla relazione di genere a inizio legislatura. I diritti delle donne e delle persone Lgbti+ sono strettamente correlati. Lo vediamo negli Stati Uniti, dove la Corte suprema con una decisione reazionaria a abolito il diritto costituzionale all'aborto e si prepara all'attacco dei diritti di persone, coppie e famiglie omogenitoriali. 

 

Chiediamo il ritiro del ddl Cia, non certo per privare un consigliere delle sue prerogative, della sua libertà di proporre iniziative legislative. Lo chiediamo perché siamo di fronte a un ddl discriminatorio, che priva bambini e bambine, ragazzi e ragazze, in particolare con varianza di genere, della possibilità di essere capiti, ascoltati e accompagnati. Con il pretesto del primato educativo della famiglia, si privano gli studenti e le studentesse del diritto ad essere se stessi. Esistono famiglie omofobe, transfobiche, dove si consumano violenze fisiche e psicologiche. Ecco che la scuola, arrivando a tutti e tutte, può farsi carico anche di questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze, facendoli  sentire "previsti" dalla società e non più "imprevisti" ed educando all'inclusione.

 

L'articolo 3, comma 5 è  evidentemente il fulcro del ddl ed è quello che di fatto istituzionalizza la discriminazione delle persone con identità di genere non conforme (tra l'altro con una formulazione confusa rispetto a concetti come l'identità sessuale che ricomprende il sesso biologico), in contrasto con la libertà d'insegnamento prevista dall'articolo 33 della Costituzione, basandosi sull'idea antiscientifica dell'indottrinamento, paventando la possibilità di "promuovere" la fluidità di genere.

 

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