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Maxi risse tra giovani, il video dell'insensata violenza a Pergine. Dai social alle piazze, l'esperta: ''Rabbia, frustrazione e noia, serve massima attenzione''

I recenti episodi di maxi risse organizzate in Valsugana preoccupano, sono in corso le indagini da parte delle forze dell'ordine. Protagonisti sarebbero ragazzi dai 15 ai 16 anni che si incontrano in risse organizzate riprese poi con il cellulare e pubblicate sui social 

Di G.Fin - 28 gennaio 2022 - 05:01

TRENTO. “I giovani e giovanissimi utilizzano il loro corpo per esprimere un'impotenza piena di rabbia, che dirigono contro se stessi, in un meccanismo di capovolgimento della pulsione con lo scopo di ritrovare un controllo illusorio di fronte ad un'angoscia impensabile”. Usa queste parole Isabella Chirico psicopedagogista antropologa e presidente Associazione Elissa per descrivere quello che stanno portando i giovani a organizzare vere e proprie risse. Incontri di lotta ripresi con il cellulare e immediatamente rimbalzati sul web, sui canali Telegram e sugli altri social.  

 

 

Situazioni simili sono state registrate in Valsugana (QUI L'ARTICOLO) con protagonisti giovani dai 15 ai 16 anni ma non solo. Le forze dell'ordine, gli agenti della polizia locale dell'Alta Valsugana e i carabinieri, stanno portando avanti le indagini che sembrano aver già portato all'individuazioni di alcuni protagonisti. 

 

Calci, pugni violentissimi con gruppi interi di giovani che inveiscono, riprendono con il cellulare, ridendo davanti ad una violenza inaudita. 

Dottoressa Chirico, di che fenomeno stiamo parlando?
Ogni azione aggressiva nel contesto scolastico diventa un atto di bullismo, ogni crimine compiuto in gruppo è un’azione di una baby gang. La conoscenza di questo fenomeno segue un’ottica psicosociale, che mira ad esplorare le culture e le rappresentazioni cognitive ed affettive relative ad esso, privilegiando un’ottica non individualistica, quanto interessata al rapporto tra l’individuo e il suo contesto di vita. I fattori che entrano in campo a spiegare da dove nasce tutta questa violenza sono diversi. Vi sono anche condizioni dell’ambito clinico caratterizzate da fragilità narcisistica patologica, discontrollo degli impulsi, tendenze antisociali che non sono tuttavia la base della costituzione delle baby gang. Di frequente, connesse a quanto si esprime come violenza, è possibile rinvenire maggiormente rabbia da frustrazione (sono tante le ragioni per cui i ragazzi oggi si sentono frustrati), noia (intesa come stato emotivo spiacevole piuttosto che come anestesia emotiva o ideativa), moda/rapporto con il digitale.

Con il termine baby gang viene identificato il fenomeno di microcriminalità che si sviluppa e si diffonde nell’ambito di contesti urbani. Protagonisti di condotte devianti ai danni di cose o persone sono giovani ragazzi, più che altro minorenni, che si riuniscono in gruppi con il preciso scopo di commettere reati. Si parte dal furto di smartphone e accessori griffati per arrivare agli atti vandalici, alle rapine, alle aggressioni e allo spaccio.

L’identikit del componente tipo di una baby gang ha tra i 7/9 e i 14/22 anni, prende di mira i propri coetanei, spesso nell’ambito del contesto scolastico, gli anziani, i disabili e in generale tutti i soggetti più deboli e vulnerabili.

Le maxi risse hanno spesso inizio sullo smartphone tramite social network con incomprensioni e litigi (cyber bullismo) e che poi finisce su tellonym (un’app che assicura l’anonimato di chi invia alcuni messaggi sottoforma di domande): è frequente che su questo social che si mettono d’accordo per decidere su quale piazza incontrarsi. Poi non finisce lì, perché durante gli incontri mandano il video in diretta per “fare più spettacolo” fino a utilizzare piattaforme sociali quali Telegram.

 

Ma per quale motivo è nato questo fenomeno a cui stiamo assistendo anche in Trentino? 
Adolescente  è il participio di adolesco, cresco, che a sua volta  viene da ad- rafforzativo ed alere, nutrire. Quindi adolescente significa che si sta nutrendo. Laddove adulto significa che si è nutrito.

 

Quindi crescere, la formazione delle proprie identità passa attraverso l’appartenenza, che è un bisogno umano molto forte e importante soprattutto negli adolescenti. Per loro “non sentirsi esclusi” oggi vuol dire “andare in piazza insieme contro qualunque regola”. Nella società odierna si assiste sempre di più all'utilizzo del corpo e la visibilità digitale. Le nuove tecnologie permettono di sfidare i principi di tempo, spazio e gravità. Le scoperte scientifiche fanno sì che il corpo possa essere modificato, alterato, migliorato. 

Si può andare verso il limite e l'estremo in molti sport più come una moda che come stato di benessere. In Francia i dati dell'INSERM (Istituto Nazionale di Salute e Ricerca Medica) attestano che negli ultimi anni c'è stato un incremento dei comportamenti adolescenti di attacco al corpo. Anche in Italia i dati sono preoccupanti. Lo dimostrano, per esempio, i tentativi di suicidio, le scarificazioni, gli incidenti a ripetizione, soprattutto nella popolazione adolescenziale. Queste azioni chiamano in causa genitori, familiari, educatori, docenti e personale medico. Nelle strutture ospedaliere e/o al Pronto soccorso molti adolescenti arrivano e presentano ecchimosi, lesioni cutanee, tricotillomanie, ma anche forme d'azioni meno gravi (acne escoriata, escoriazioni da grattamento, ecc.) che mettono al centro dell'attenzione un corpo rovinato ed imbruttito dalle lesioni.

Galimberti osserva quanto l'adolescenza e le diverse modalità di esprimerla tocchino la sofferenza psichica attraverso l'azione del e sul corpo. Il corpo è la relazione che ho con il mondo. Il ricorso all'atto violento potrebbe nascondere un altro senso, un significato che non riesce a trovare dimora nella parola. In effetti l'adolescente, in questa fase di crescita, deve distaccarsi dai vecchi piaceri dell'infanzia e dalle figure parentali per divenire soggetto e attore della sua vita, attraverso un processo di “soggettivazione”.

 

La pandemia ha provocato un aumento di queste situazioni?
Una domanda importante che noi adulti dobbiamo farci è: che esempio abbiamo dato e stiamo dando noi in questo periodo, andando contro le regole (falsificando atti di Salute Pubblica), incendiando le auto, rompendo vetri delle auto dei medici nel parcheggio dell’ospedale, facendo danni gravi per le strade dopo aver ricevuto un dpcm con cui non eravamo d’accordo? Oggi assistiamo anche all’invio di proiettili alle Istituzioni e forme di insulti delle più vili forme dai social alla convivenza sulla strada.
( Maxi) Risse e baby gang sono fenomeni pre-covid, tra i giovani , basti pensare allo stadio. Forse ora è possibile leggerci anche un messaggio sociale di presa di posizione di fronte a limiti percepiti come imposti e forse, magari, ingiusti. Dalla scuola allo sport, dai luoghi di aggregazione alla futura occupazione: che spazio abbiamo costruito per i ragazzi e ragazze? 

 

Perché riprendere una rissa per mettere sul web?
Il mondo digitale è giovane. La diffusione tramite strumenti digitali sfrutta l'immagine che ha le caratteristiche di una comunicazione immediata e molto reale, oltre che una diffusione istantanea su larga scala che non tiene conto dell'interlocutore o di eventuali sue fragilità. Per alcuni comportamenti può accadere che questo tipo di comunicazioni inneschi un effetto di contagio sociale, secondo il quale l'azione condivisa diventa una specie di disposizione nell'orientamento del comportamento di altri che si riconoscono simili. Il meccanismo alla base è l'imitazione, che è una caratteristica innata dell'essere umano. Per esempio, i video e la musica più di tendenza sui social, suggestionano e attivano imitazione tra i giovani, orientando gli atteggiamenti e i comportamenti, fungendo da modello che assicura fama, successo e like. Ne è l’esempio l’app Tik Tok: dove un trend viene ripetuto da milioni di users contemporaneamente.

 

Cosa provano questi ragazzi nel prendere parte a comportamenti così rischiosi?
I giovani e giovanissimi utilizzano il loro corpo per esprimere un'impotenza piena di rabbia, che dirigono contro se stessi, in un meccanismo di capovolgimento della pulsione con lo scopo di ritrovare un controllo illusorio di fronte ad un'angoscia impensabile. I ragazzi adottano dei comportamenti molto più spettacolari e le ragazze, al contrario, dei comportamenti molto più segreti e riservati. Tuttavia questo non esclude che anche le ragazze si raggruppino per mostrare agli altri la loro rabbia e la collera, in una messa in scena “eroica” nella quale si può distruggere tutto. Il mondo segreto delle lesioni può ad esempio essere quello nel quale le lesioni cutanee sembrano apparire di notte, quando si ledono lontano dagli sguardi indiscreti e poi ne parlano con poche persone. 

 

Cosa devono fare i genitori?
L'arrivo della pubertà e la possibile realizzazione dei desideri infantili creano delle profonde angosce. Quando le difese, da sole, non riescono a contenere questa quantità d'eccitazione, l'adolescente ricorre al corpo, attaccandolo per evacuare e iscrivere un'angoscia non rappresentabile.

 
Il corpo può essere luogo d'espressione di una sofferenza la cui origine si trova nella storia dei figli.  L'azione aggressiva non funge solo da scarica di tensione, ma può altresì divenire un tentativo d'espressione di una sofferenza che non si può dire a parole. L'ascolto del discorso, la creazione di uno spazio di pensiero può consentire all'adolescente di non dover ricorrere al corpo meccanicamente. Anche se con qualche esitazione iniziale, i giovani accettano di condividere dei momenti della propria storia, rilanciando così un processo di costruzione di un Sé, che permette loro di scegliere d'adattarsi diversamente alla vita senza dover necessariamente seguire un solco già tracciato.

 

Anche se Winnicott (1971) ci ricorda che “gli adolescenti non chiedono di essere compresi”, tuttavia se a volte riusciamo un po' in quest'impresa allora è importante che essi lo sentano: la fiducia dei genitori nei confronti dei figli (parental trust), influenzata dalla parental knowledge, ossia con la conoscenza dell’esperienza, che i genitori hanno di come si sono comportati in passato e di come si comportano i figli. A sua volta, la parental knowledge ha come fonte l’apertura che i ragazzi hanno nella comunicazione con i genitori. Ricordo sempre, come da dati e linee Guida Unicef, ai genitori e ai figli di non sentirsi soli in questo momento di vulnerabilità e nei casi di fatica interiore rivolgersi agli e alle specialiste di settore.

 

Mamma e papà provate a sperimentare queste domande:
Mio figlio riesce esprimersi abbastanza? Riesce a sfogare abbastanza le sue emozioni?
Se tuo figlio si trova in questi gruppi riesci parlare con lui o lei senza giudicare e trovare insieme una soluzione?
Che esempio stai dando oggi nella tua comunicazione?
Fate movimento? (anche in casa?)
Riesci a creare dei momenti di qualità insieme, anche se state in casa insieme?
Hai un’idea di cosa stia facendo online, e quante ore stia al telefono? Dimostri interesse, senza giudicare, rispetto a cosa guarda?
Riesci parlare su come si sente riguardo alla pandemia?

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