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| 10 mag 2022 | 08:04

“Nell’ora di religione si insegna solo quella cattolica e la scuola vuole obbligare gli alunni a rimanere in classe”. I genitori e il Garante dei minori si oppongono

In una scuola trentina un insegnante di religione avrebbe dichiarato di voler trattare esclusivamente l’insegnamento di quella cattolica, senza affrontare le altre confessioni religiose. La posizione dell’Ufficio del Garante per i diritti dei minori: “Il diritto all’opzione dell’insegnamento religioso può essere esercitato in ogni momento”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Una vicenda che è sicuramente destinata a far discutere quella che emerge da un istituto trentino dove la dirigenza scolastica si sarebbe rifiutata di accogliere la richiesta da parte di alcuni genitori di ritirare i figli dall’ora di religione.

 

A ricostruire la vicenda è l’Ufficio del Garante per i diritti dei minori che è venuto a conoscenza del fatto dopo dopo la denuncia da parte della Consulta provinciale dei genitori del Trentino. Stando a quanto riferito in una scuola trentina un insegnante di religione avrebbe dichiarato di voler trattare esclusivamente l’insegnamento di quella cattolica, senza affrontare le altre confessioni religiose.

 

A questo punto i genitori di alcuni studenti atei hanno richiesto la possibilità di revocare l’adesione all’insegnamento della religione cattolica. La richiesta però sarebbe stata respinta dalla Dirigenza scolastica in quanto le opzioni per l’insegnamento della religione cattolica non potrebbero essere revocate durante l’anno scolastico in corso, ma soltanto prima dell’inizio delle lezioni.

 

Eppure secondo l’Ufficio del Garante per i diritti dei minori l’interpretazione delle norme da parte della scuola sarebbe errata: “Se da un lato l’insegnamento della religione cattolica è obbligatorio da parte dello Stato nei confronti della Santa Sede – si legge in una nota inviata ai presidi e al dirigente del Dipartimento istruzione e cultura della Provincia di Trento – d’altro lato la frequenza dell’ora di religione è facoltativa per gli studenti, coinvolgendo diritti assoluti di libertà costituzionalmente tutelati, con conseguente facoltà di scelte alternative a tale insegnamento, ovvero anche a nessuna attività”.

 

Inoltre la stessa normativa non sembrerebbe escludere la possibilità di modificare il consenso, che viene dato nel momento dell’iscrizione, nel corso dell’anno scolastico. Da qui la conclusione dell’Ufficio del Garante dei minori che ritiene come il diritto all’opzione dell’insegnamento religioso possa essere esercitato in ogni momento.

 

Per via di una coincidenza, solo pochi giorni, fa il Vaticano ha pubblicato l’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica, una sorta di vademecum per le scuole sotto la sua giurisdizione in cui sono contenute delle direttive per sanzionare (fino al licenziamento) i dipendenti che non si attengono alla dottrina della Chiesa. Non solo, perché in uno dei passaggi del documento si legge: “Può accadere che lo Stato imponga alle istituzioni cattoliche, che operano nella sfera pubblica, comportamenti non consoni che mettano in dubbio la credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa. Qualche volta anche l’opinione pubblica rende quasi impossibili le soluzioni in linea con i principi della morale cattolica”. Perciò, proseguiva il vademecum, nei casi in cui “le leggi statali impongono scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola” per la Santa sede “è necessaria una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti”.

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