Le “istruzioni” del Vaticano per licenziare dalle scuole cattoliche chi non segue i valori cristiani. La Uaar di Trento: “Basta finanziamenti a questi istituti”
La dura presa di posizione della Uaar che scrive al sindaco Ianeselli: “Riteniamo inaccettabili e discriminatorie queste istruzioni e chiediamo di revocare le convenzioni stipulate dall’amministrazione comunale e di favorire un processo di esclusione dalle risorse pubbliche”

TRENTO. Era il 2014 quando un’insegnante venne allontanata dall’istituto Sacro Cuore di Trento per via del suo orientamento sessuale. Dopo 6 anni di battaglie legali arrivò la sentenza che condannava la scuola per discriminazione.
Questa non è stata l’unica sentenza avversa agli istituti cattolici ma a quanto pare il Vaticano non ha ancora imparato la lezione. Come fa notare Alessandro Giacomini, responsabile trentino dell’Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nei giorni scorsi la Santa Sede ha diffuso una sorta di vademecum per le scuole sotto la sua giurisdizione, cioè l’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica dal titolo “L’identità della Scuola Cattolica per una cultura del dialogo”. Alcuni passaggi sono a dir poco discutibili, fa notare Giacomini: “Ci sono direttive rivolte alle scuole cattoliche per sanzionare fino al licenziamento i dipendenti che non si attengono alla dottrina della Chiesa”.
In un uno dei passaggi dell’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica si fa riferimento ai problemi giuridici che possono nascere anche a causa del doppio inquadramento normativo, fra il diritto canonico e quello statale-civile. “Può accadere – si legge nella pubblicazione – che lo Stato imponga alle istituzioni cattoliche, che operano nella sfera pubblica, comportamenti non consoni che mettano in dubbio la credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa. Qualche volta anche l’opinione pubblica rende quasi impossibili le soluzioni in linea con i principi della morale cattolica”.
Da qui il suggerimento di “rafforzare giuridicamente” le dichiarazioni di missione e i codici di comportamento dei vari istituti tramite contratti di lavoro o altre dichiarazioni contrattuali con valore legale. Nello stesso documento, forse non senza un po’ di rammarico, si prende atto che “in tanti Paesi la legge civile esclude una ‘discriminazione’ (è scritto fra virgolette ndr) a causa della religione, dell’orientamento sessuale nonché di altri aspetti della vita privata”. Il Vaticano però ricorda come alle istituzioni educative venga riconosciuta la possibilità di munirsi di un codice di comportamenti da rispettare: “Nel momento in cui tali valori e comportamenti non siano rispettati dai soggetti interessati – viene sottolineato– essi possono essere sanzionati come espressione di una mancanza di onestà professionale nel non adempimento delle clausole definite negli appositi contratti e nelle linee-guida istituzionali”.
Secondo il Vaticano esistono situazioni della vita educativa che richiedono “una grande attenzione e sensibilità” per risolvere eventuali tensioni e conflitti. In particolare si fa riferimento alla scelta del personale docente: “Tenendo conto dei diversi contesti e possibilità, è necessario predisporre criteri chiari di discernimento riguardanti le qualità professionali, l’adesione alla dottrina della Chiesa e la coerenza di vita cristiana dei candidati”.
Eppure, nonostante le “attenzioni” che gli istituti possono mettere nella selezione del personale talvolta emergono dei conflitti. “Queste situazioni possono essere causa di discredito all’istituzione cattolica e scandalo nella comunità. Perciò, non possono essere sottovalutate sia in merito alla natura del conflitto, sia per quanto riguarda le ripercussioni dentro e fuori la scuola”. In queste situazioni se il consiglio è quello di prendere dei provvedimenti con “gradualità e proporzionalità” alla fine non si esclude il licenziamento che viene definito legittimo “dopo il fallimento di tutti gli altri tentativi di risoluzione”.
Infine, nei casi in cui “le leggi statali impongono scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola” per la Santa sede “è necessaria una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti”.
Alla luce di questo documento la Uaar ha scritto una lettera al sindaco di Trento Franco Ianeselli. “Stando alle indicazioni – spiega Giacomini – gli insegnanti devono anche ‘con la testimonianza di vita’ fornire un servizio. Inoltre è citato il licenziamento come ‘misura appropriata’ per il personale che non si attiene ‘alle condizioni della scuola cattolica e della sua appartenenza alla comunità ecclesiale’”. In altre parole sono previste sanzioni per punire anche quelle che possono essere delle legittime scelte di vita, come avvenuto nel caso dell’istituto Sacro cuore di Trento.
“Riteniamo inaccettabili e discriminatorie queste istruzioni – prosegue Giacomini – e chiediamo di revocare le convenzioni stipulate dall’amministrazione comunale e di favorire un processo di esclusione dalle risorse pubbliche provinciali con le scuole private che non si impegneranno formalmente a considerarle estranee al loro ordinamento. Siamo certi che si vorrà garantire il rispetto del supremo principio costituzionale della laicità e interrompere il finanziamento da parte del Comune e della stessa Provincia, che elargisce sul suo territorio di competenza a scuole private che seguono le discriminatorie direttive provenienti dallo Stato della Città del Vaticano”.
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