“Discriminata per via del suo orientamento sessuale” condannato l’istituto religioso Sacro Cuore: dovrà pagare un maxi-risarcimento da oltre 95mila euro
Il Sacro Cuore aveva deciso di non rinnovare l’incarico di un’insegnante per via del suo orientamento sessuale, ora però è arrivata la condanna definitiva che inchioda l’istituto religioso. L’avvocato Schuster: “Non basta brandire la libertà d’insegnamento per discriminare le persone”
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TRENTO. Dopo un calvario durato oltre 6 anni si conclude la vicenda che ha visto suo malgrado protagonista un’insegnante trentina che, per via del suo orientamento sessuale, è stata discriminata aveva perso posto di lavoro. La Corte di Cassazione infatti ha respinto il ricorso presentato dal Sacro Cuore di Trento confermando “la natura discriminatoria per orientamento sessuale, individuale e collettiva, della condotta posta in essere dall’Istituto [...] in ordine alla selezione per l’assunzione degli insegnanti”.
La vicenda risale al 2014 quando la donna venne costretta a rispondere a delle domande circa il suo orientamento sessuale, a quel punto il Sacro Cuore non le aveva rinnovato l’incarico lasciando l’insegnante senza contratto.
Il Sacro Cuore nel tentativo di ribaltare le sentenze di condanna si era appellato alla libertà di organizzazione dell’Istituto religioso, ma, come sottolinea l’avvocato che ha difeso l’insegnante, Alexander Schuster, “nessuno ha spiegato come questa libertà dovrebbe legittimare delle condotte apertamente discriminatorie. Non basta brandire la libertà d’insegnamento per negare dei diritti”. Non solo, perché i giudici hanno confermato pure la natura diffamatoria di alcune dichiarazioni rilasciate per conto dell’istituto.
“In ragione della gravità della discriminazione e del discredito connesso alle dichiarazioni diffamatorie – è stato messo nero su bianco nella sentenza – si ritiene di liquidare a titolo di danno non patrimoniale la somma di euro 30.000”. Questo per quanto riguarda i danni morali a cui si aggiungono quelli patrimoniali calcolati dai giudici in circa 13mila euro. L’istituto dovrà risarcire pure la Cgil del Trentino (10.000 euro) e l’associazione radicale Certi diritti (10.000 euro), oltre a pagare le spese legali che si aggirano attorno ai 10mila euro. La cifra complessiva dunque, considerando anche le spese legali per i due precedenti gradi di giudizio, si aggira attorno ai 95mila euro. Infine al Sacro Cuore è stato ordinato di cessare immediatamente queste condotte discriminatorie.
La recente sentenza della Corte di Cassazione rappresenta un passaggio molto importante che ribadisce alcuni punti fermi della giurisprudenza. Infatti, era da tempo che un istituto religioso non finiva davanti ai giudici per un caso di questo tipo. Per meglio comprendere la rilevanza della vicenda basti ricordare come il “caso Sacro Cuore” venne usato in maniera maldestra anche durante la campagna elettorale per le ultime elezioni Comunali. Il candidato sindaco della destra Andrea Merler (peraltro rivelando il nome dell’insegnante coinvolta) aveva sollevato la questione per attaccare il suo avversario, l’attuale sindaco Franco Ianeselli che al tempo era segretario della Cgil.
Dal canto suo la docente trentina, tramite il proprio legale, esprime sollievo per la chiusura definitiva di una vicenda assai dolorosa e che per volontà della scuola cattolica è giunta fino al giudizio in cassazione. È però contenta che si sia raggiunta finalmente chiarezza rispetto al fatto che pure nelle organizzazioni religiose le persone devono avere il diritto di vivere liberamente la propria vita privata e di vedersi rispettate nella propria dignità. Per la docente la verità emersa è altresì importante perché la risarcisce moralmente dell’erroneo giudizio dell’allora presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, che indagò i fatti e, pur disponendo delle stesse informazioni dei giudici, concluse che non sussistevano illeciti e che nessun provvedimento doveva essere assunto nei confronti di una scuola convenzionata per il servizio pubblico.














