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| 06 mar 2022 | 18:52

"Nessuno ha rifiutato il vaccino anti-Covid": ecco le regole per la gestione sanitaria dei profughi ucraini. Arrivate oltre 300 persone, al via anche il supporto psicologico

Al momento sul territorio sono state accolte poco più di 300 persone: 250 hanno trovato una sistemazione da famiglie, amici o volontari e altre 60 sono state invece prese in carico dal sistema di accoglienza provinciale. Per il momento è stato trovato solo un caso di positività al Covid.19: si tratta di un minorenne asintomatico, già in isolamento insieme ai contatti più stretti

"Nessuno ha rifiutato il vaccino anti-Covid": ecco le regole per la gestione sanitaria dei profughi ucraini
di Redazione

TRENTO. Nonostante un generale e netto miglioramento della situazione Covid-19 sul territorio nazionale e provinciale (il Trentino, per esempio, tornerà in zona bianca dalla prossima settimana), le autorità hanno messo in campo un protocollo per la gestione sanitaria dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina tra tamponi all'arrivo e vaccinazioni: ecco tutte le regole. Mentre sul territorio provinciale sarebbero in tutto poco più di 300 gli ucraini già arrivati (60 in carico al sistema dell'accoglienza e 250 accolti da cittadini privati), il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti ha sottolineato: “Nessuno degli ucraini arrivati sul nostro territorio ha finora rifiutato il vaccino contro il Covid-19”. “Oggi è stata sottoscritta l'ordinanza relativa alla gestione sanitaria dei profughi – ha detto il presidente della Pat Maurizio Fugatti – è un tema molto importante per le strutture dell'accoglienza e per il sistema sanitario del territorio. La circolare dice che fino al 31 marzo i cittadini ucraini devono effettuare un test molecolare o antigenico entro 48 ore dall'ingresso nel nostro Paese. Nei 5 giorni successivi dovranno poi osservare un regime di auto-sorveglianza, con obbligo di indossare mascherine Ffp2”.

 

Un altro aspetto importante, ha continuato Fugatti, è quello del trasporto pubblico il cui utilizzo sarà garantito (l'orizzonte temporale delle direttive resta sempre quello del 31 marzo) ai profughi: “I cittadini ucraini – ha spiegato il presidente – potranno usufruire del sistema di trasporto per raggiungere le strutture di cura o assistenza sanitaria, il domicilio, un altro luogo d'accoglienza o accedere ad altre strutture messe a loro disposizione, anche con il certificato che riporti un test molecolare negativo effettuato nelle precedenti 72 ore o 48 ore in caso di un test antigenico, e comunque entro il limite massimo di quei 5 giorni previsti dopo il tampone iniziale da effettuare all'ingresso nel Paese. Ovviamente con obbligo di utilizzare la mascherina Ffp2”. Al punto d'ingresso poi: “O comunque entro i 5 giorni successivi dall'ingresso – ha detto Fugatti – devono essere garantite le misure di sanità pubblica con particolare attenzione alla somministrazione del vaccino anti-Covid 19, ampliato ai vaccini contro la difterite, il tetano, la pertosse e la poliomelite. Nelle more dell'emissione del certificato verde rafforzato poi, queste stesse persone sono autorizzate a permanere nei centri d'accoglienza del nostro sistema o nelle strutture ricettive dove sono ospitate o nelle strutture private messe a disposizione”.

 

L'ordinanza disciplina insomma da una parte i tamponi all'ingresso, dall'altra l'utilizzo del trasporto pubblico e infine il tema della vaccinazione. Proprio parlando di questa tematica, il dirigente Ruscitti ha sottolineato come, per le persone in ingresso nel nostro Paese, venga elaborato un "codice Stp (straniero temporaneamente presente)" e come le autorità sanitarie possano quindi "eseguire i tamponi" e sottoporre i rifugiati a vaccinazione per il Covid: "Ad ora nessuno si è rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione, anche perché i tassi di vaccinazione in Ucraina sono bassi”. Vengono poi proposte anche le 10 vaccinazioni obbligatorie sulla base del decreto Lorenzin. Tra i profughi arrivati, ha sottolineato poi Ruscitti, è stato trovato un minorenne positivo e asintomatico, già isolato insieme ai suoi genitori e agli altri contatti stretti avuti.

 

Tanta è stata la disponibilità sul territorio dei pediatri di libera scelta, ha poi aggiunto l'assessora alla salute Stefania Segnana: “Che si sono messi a disposizione volontariamente per assistere tutti i bambini che stanno arrivando”. Grande anche il lavoro effettuato dalle associazioni e dal volontariato del territorio mentre un primo carico di farmaci e dispositivi medici dell'Apss sono già partiti nella giornata di ieri per l'Ucraina. “Abbiamo contattato anche gli psicologi per i popoli – ha detto Segnana – perché possano occuparsi delle mamme e dei ragazzi e adolescenti che stanno arrivando in questi giorni, assistendoli visto il percorso che stanno purtroppo attraversando”. In Ucraina, ha poi precisato l'assessore, solo il 35% della popolazione risulta vaccinata contro il Covid-19, anche se la maggioranza dei cittadini ha ricevuto il vaccino sviluppato da Pfizer: per i profughi ospitati nei vari ostelli messi a disposizione, la vaccinazione verrà fornita direttamente dai sanitari dell'Apss mentre per chi risiede da privati sarà possibile andare nei centri vaccinali presenti sul territorio.

 

Parlando poi della gestione, anche burocratica, degli arrivi, il coordinatore di Cinformi Pierluigi La Spada ha ribadito quanto sia importante che: "Le persone che arrivano e intendono fermarsi ci indichino la loro presenza, per essere poi ricontattati e regolarizzare quindi il tutto in Questura (mail info@cinformi.it). Nei primi 3 giorni della settimana scorsa circa 250 persone sono passate dai nostri sportelli chiedendo di fissare un appuntamento. La possibilità di accogliere direttamente nelle famiglie i profughi esiste, ma non per i minori non accompagnati (che comunque, al momento, non stanno arrivando) che vanno sotto la tutela dell'ente pubblico”. Sono 60 invece, sottolinea La Spada, i profughi arrivati in Trentino e presi in carico dal sistema provinciale di accoglienza.

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