"Orfani di femminicidio, 8 in Trentino Alto Adige". Parte il progetto tra 'doti educative' e workshop, la responsabile: "Dal funerale al cambio di casa, 'dopo' cosa accade?"
Partirà anche in Trentino Alto Adige il progetto "Orphan of Femicide Invisible Victims". L'obiettivo è la presa in carico di bambini e ragazzi fino ai 21 anni e delle loro famiglie affidatarie. Pisetta: "Vogliamo elaborare una 'policy', delle linee guida: a livello nazionale c'è una lacuna. Chi e con quali strumenti si affronta il post femminicidio?"

TRENTO. Partirà anche in Trentino Alto Adige il progetto "Orphan of Femicide Invisible Victims" che era stato presentato ad aprile. "Sono circa 10 gli orfani delle vittime di femminicidio in tutta la regione presi in carico da noi - sostiene la coordinatrice Elisa Pisetta del Centro antiviolenza Trento, intervistata da Il Dolomiti - ma 8 effettivi: due di loro sono stati trasferiti in un altra regione del Sud Italia. Sono tutti minorenni, tranne un vent'enne".
Un progetto nuovo che si pone come obiettivo non solo la presa in carico di bambini e ragazzi dalla nascita fino ai 21 anni e delle loro famiglie affidatarie, ma anche di "elaborare una 'policy', delle linee guida visto che a livello nazionale c'è una lacuna. Chi e con quali strumenti si affronta il post femminicidio?".
Solitamente, spiega Pisetta "questi orfani vengono affidati alla famiglia di origine, ai parenti più prossimi". Attraverso i dati Eures "siamo riusciti a mapparli: in Italia sarebbero 159 i minori orfani a seguito di 97 casi di femminicidio dal 2009 al 2021".
"Orphan of Femicide Invisible Victims", coordinato dalla Cooperativa sociale Iside, che avrà la durata di 4 anni, coinvolge 18 partner in 6 regioni diverse: 9 centri antiviolenza, 2 università, 3 tra centri specialistici di ricerca e di formazione professionale, 2 enti del terzo settore e 2 enti pubblici. Tra questi anche il Centro antiviolenza di Trento. Il progetto viene finanziato dall'impresa sociale "Con i bambini".
Sono 1.750.000 euro a livello nazionale: il Trentino Alto Adige si inserisce nella rete delle regioni del Nord Est insieme a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. Fondamentale sarà la collaborazione con l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" che studierà il progetto nelle diverse fasi. Verranno promossi anche percorsi formativi nelle scuole, per avviare una campagna di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere.
"Il tutto nasce in un'ottica di prevenzione e di riconoscimento - prosegue Pisetta - per un intervento mirato in maniera integrata in tutti i territori, per sviluppare una prassi di 'tutela' di queste vittime, comune in tutta Italia. Mancano infatti gli strumenti, c'è una necessità di dover colmare questo vuoto". Per questo "ora stiamo cercando di lavorare il più possibile in sinergia con i servizi sociali e i centri antiviolenza".
In pratica questo si traduce finanziamenti economici e materiali, oltre che di supporto psicologico. "Ad ogni territorio viene messo a disposizione un fondo, delle 'doti educative' per ogni bambino o ragazzo che possono corrispondere a un investimento per cose pratiche, come materiale scolastico, oppure si può valutare una quota mensile. Vanno prese in considerazione diverse e specifiche esigenze per ogni orfano, per cui viene sviluppato un percorso ad hoc". Dalla prossima settimana partiranno anche dei workshop e dei corsi online mirati per i ragazzi.
Lo scopo è cercare di tutelare e promuovere il benessere psicofisico dei figli delle vittime di femminicidio e delle famiglie affidatarie che "spesso sono quelle del ramo materno - spiega Pisetta -. Ma dobbiamo considerare che loro in primis hanno subito il lutto della figlia e che quindi non è detto che siano in grado di far fronte a una situazione così complessa".
"Noi vogliamo accompagnare queste vittime 'invisibili' e spesso 'dimenticate' dalle prime fasi del lutto in poi. Per esempio può essere difficile anche capire se gli orfani devono partecipare o meno ai funerali o ai riti seguenti della famiglia: vogliamo trovare delle modalità di approccio 'funzionali' per il bene della persona. O considerare per esempio che molti di loro non vivranno più nella stessa casa".
Molti sono i traumi che accomunano gli orfani di femminicidio: "Consideriamo che nella maggior parte la morte della mamma avviene per mano del padre e si parla di violenza assistita - conclude la responsabile -. Ogni bambino o ragazzo risponde al trauma in base al suo temperamento e alla risorse messe a disposizione dalla casa. C'è chi somatizza i disturbi, chi presenta un deficit iperattivo oppure disforico o al contrario un tono dell'umore depresso o comportamenti aggressivi".














