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Rifiuti prima ammassati alle case Itea e poi incendiati. I residenti vicini: ''Pronti alle vie legali''. La società: ''Il problema esiste ma c'è la massima attenzione sul tema''

I vigili del fuoco sono intervenuti per un incendio divampato all'isola ecologica una settimana fa. Gli inquilini di un condominio: "Sacchi depositati da svariati giorni che sono stati bruciati". Francesca Gerosa (presidente di Itea): "Avevamo attivato Dolomiti Ambiente per la raccolta straordinaria"

Di Luca Andreazza - 02 May 2022 - 06:01

TRENTO. "L'isola ecologica è costantemente una discarica a cielo aperto: una situazione di degrado che si protrae da oltre un anno senza che ci sia un intervento di Itea". A dirlo un inquilino di un condominio che sorge a Povo e distante pochi metri dagli alloggi popolari. "I condomini prospicenti sono pronti a percorrere le vie legali per tutelare la propria sicurezza e il decoro". 
 
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuta sabato 23 aprile quando i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere un incendio divampato all'isola ecologica: il fumo prima e poi le fiamme che hanno avvolto l'immondizia. "Sacchi - spiega l'inquilino di via Sabbioni - depositati da svariati giorni che non sono stati smaltiti e che anzi sono stati bruciati". Ma sono state segnalate negli ultimi anni diverse chiamate ai pompieri per estinguere alcuni roghi scoppiati in zona.

 

"C'è sicuramente un tema dei rifiuti, ma sappiamo benissimo che riguarda anche il mondo privato, non solo Itea", dichiara Francesca Gerosa, presidente di Itea. "L’attenzione da parte di Itea per assicurare il decoro e la pulizia dei punti di raccolta e conferimento dei rifiuti è elevata e costante, e lo è ancora di più in quegli edifici, pochi se si considera l’intero patrimonio abitativo che la società gestisce, in cui ci sono criticità nella gestione e pulizia di queste aree dovute all’incuria e al mancato rispetto delle regole di conferimento dei rifiuti di qualche nucleo".

 

Le procedure, spiega Itea, ci sono e vengono seguite puntualmente dagli uffici della società. "In questi casi, oltre che su segnalazione, il personale della società effettua sopralluoghi periodici continui, e dove vengono riscontrati conferimenti scorretti e incuria ci si attiva immediatamente per richiedere l’intervento da parte dell’ente gestore del servizio rifiuti, al fine di ripristinare la pulizia e il decoro dell’area. Contestualmente viene richiesto l’intervento della polizia locale con l’obiettivo di poter individuare i responsabili, passibili di sanzioni", ci tiene a precisare Gerosa che aggiunge: "Altrettanto costante è l’impegno della società nel sensibilizzare e, se del caso, richiamare la propria utenza ad effettuare una corretta raccolta differenziata e avere cura delle parti comuni per assicurare il decoro, la sicurezza e la vivibilità degli stabili".
 


L'accusa è quella che Itea farebbe poco per risolvere la situazione: "Nessuna azione attiva - aggiunge invece l'inquilino della Residenza Agata - come la sistemazione dell’isola mediante recinzione opaca e l'individuazione dei responsabili. Riteniamo che in quanto società di fatto pubblica sia tenuta a rispondere del rischio di incolumità pubblica e di degrado causata dai propri alloggi, così come risponderebbe in prima persona qualsiasi altro amministratore privato chiamato in causa nella società civile".


La presidente, però, non accetta l’accusa di inerzia della società che rappresenta e, nel caso specifico, spiega che in merito a quanto accaduto all’isola ecologica in questione, il 21 aprile, quindi prima dell’incendio, "l’ispettore di zona - dice Gerosa - durante un sopralluogo aveva riscontrato la presenza di rifiuti smaltiti in maniera errata, così il giorno successivo Itea ha inoltrato subito una richiesta di una pulizia straordinaria dell’area a Dolomiti Ambiente, come fa sempre in questi casi".
 

Un'altra richiesta avanzata dai condomini che risiedono in via Sabbioni è quella di installare le telecamere, ma il tema è molto dibattuto. “Le valutazioni sugli impianti di videosorveglianza sono in corso da tempo - evidenzia Gerosa - ma oltre al problema della gestione delle immagini e della privacy c’è anche quello dei costi: questa fattispecie rientra nella gestione ordinaria e quindi i costi di gestione della videosorveglianza, come per ogni condominio, ricadrebbe sui nostri inquilini, e non tutti le vogliono posizionare. Possiamo solo lavorare secondo procedure definite, che devono rispettare la legge. Se le verifiche che facciamo, e garantisco che sono tantissime su tutto il territorio provinciale e che comportano un enorme lavoro per i nostri funzionari, riescono a far emergere i responsabili, allora possiamo intervenire addebitando lo smaltimento straordinario e anche applicando il regolamento decurtando i punti.”
 
La società che ha costruito la "Residenza Agata" si era offerta a proprie spese di costruire una nuova struttura per risolvere il problema, ma all'epoca Itea avrebbe rifiutato. "Oggi invece la società risponde mediante il proprio servizio tecnico - evidenzia l'inquilino - che è troppo costoso realizzare un'isola ecologica chiusa e quindi nei fatti la situazione resta così e non ci sono miglioramenti".

 

Soluzioni che, però, per Itea non sarebbe risolutiva. "Non ho contezza delle interlocuzioni passate, quindi non posso esprimermi, e comunque resta il fatto che chiudere con gabbie le isole ecologiche 'difende' solo dai conferimenti illeciti di esterni agli edifici quando queste sono vicine alle strade perché tutti gli inquilini hanno le chiavi. Quello che posso garantire è che c'è sempre la massima disponibilità da parte nostra e mia personale per risolvere i problemi, ma la società può agire nel perimetro delle regole e delle leggi. E Itea negli edifici opera come un normale amministratore di condominio e quindi deve seguire gli iter prestabiliti. La stragrande maggioranza dei nostri inquilini è ligia e precisa nel rispetto dei regolamenti, ma purtroppo, come tutti sappiamo, ci sono anche inquilini, per fortuna un’esigua minoranza, che hanno comportamenti irrispettosi. Nei confronti di questi ultimi non facciamo sconti, utilizzando l’unico strumento che abbiamo, cioè la patente a punti, ma possiamo attivarci solo quando sappiamo con assoluta certezza chi sono i colpevoli degli atti in questione", conclude Gerosa.

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