Rsa, l'80% delle strutture verso un budget in rosso. Upipa: "Inizieremo il 2023 già zoppi, il sistema non regge''
Non si chiudono le difficoltà delle case di riposo in Trentino, le cifre stanziate dalla Provincia per coprire rincari energetici e inflazione sono interventi d'emergenza che non risolvono la situazione per il prossimo anno. L'importo del passivo previsto nel 2023 va dai 7 ai 9 milioni di euro

TRENTO. “Nel 2023 partiremo già 'zoppi'. Il sistema non regge senza che vi siano incrementi da parte della Provincia. Dobbiamo continuare ad operare in una situazione di emergenza e tra pochi giorni chiuderemo i budget nell'80% delle strutture in rosso”. Quelle delle Rsa è uno dei nodi cruciali sui quali l'esecutivo provinciale deve fare i conti. La preoccupazione è tanta e viene espressa chiaramente dalle parole di Michela Chiogna, presidente di Upipa, l'ente che in Trentino rappresenta il maggior numero di residenze per anziani.
L'allarme era stato lanciato nelle scorse settimane. I buchi nei bilanci delle Rsa sono causati da un lato dai rincari energetici e dall'altro dall'inflazione. Elementi esterni sui quali le strutture possono far ben poco per contrastarli se non cercare di limare ancora di più i propri costi, cercando efficientamenti ormai diventati impossibili.
In mancanza di interventi strutturali, e anche lungimiranti, c'è però il rischio di innescare un circolo vizioso di bilanci in rosso e interventi last minute della Pat per coprire i buchi. Questo perché se da un lato gli importi della Provincia stanziati nelle ultime settimane sono importanti, dall'altro non si intravvedono piani nel lungo periodo per permettere maggiori efficientamenti.
“Nelle scorse ore – ha spiegato a il Dolomiti, Michela Chiogna – ci è stata comunicata l'approvazione degli emendamenti che impegnerebbe la Pat ad erogare 2,5 milioni per il Tfr 2022 mentre per per l'energia un primo stanziamento era avvenuto nelle scorse settimane. E' una cifra senz'altro significativa che però, ci è stato spiegato, verrà erogata in funzione alle evidenze di efficientamenti che saranno presenti nei budget previsionali 2023 che presenteremo alla fine di quest'anno”. In poche parole, le strutture nei piani che presenteranno entro la fine di dicembre, dovranno indicare quali siano state le economie messe in atto e quelle per il futuro.
“Come già ribadito nella relazione che ho fatto alla Corte dei Conti – chiarisce Chiogna – noi possiamo fare delle piccolissime limature, delle piccole economie, ma non ci sono molti margini. Gli esborsi maggiori li abbiamo sul personale e di certo non possiamo toccare un aspetto sul quale già siamo ridotti all'osso e fatichiamo andare avanti”.
Da qui la realtà dei conti che verrà messa nero su bianco per la prima volta nei budget previsionali per il 2023. “Abbiamo già comunicato – spiega a il Dolomiti Michela Chiogna – che porteremo dei budget in negativo per la maggioranza delle strutture. Stiamo parlando di circa l'80%. E' impossibile , con il valore che abbiamo dell'inflazione, pensare a un pareggio”. L'importo del passivo previsto per prossimo anno va dai 7 ai 9 milioni di euro.
“Questo ci indica che fermo restando il blocco delle rette – spiega la presidente di Upipa – per il 2023 la Provincia dovrà intervenire ancora in maniera consistente. I soldi stanziati dalla Pat sono importanti ma non vanno a risolvere un problema che è strutturale. Per non far operare le Rsa sempre in emergenza sarebbero fondamentali interventi anche di più ampio respiro, di lungo periodo che consentissero di creare dei risparmi. Questi, però, al momento non si stanno vedendo”.













