Rsa in Trentino, corsa contro il tempo per salvare le strutture. Tra inflazione e rette bloccate, Chiogna: "La Pat intervenga subito, servono almeno 3,5 milioni per i rincari"
La scelta di protrarre ulteriormente il blocco delle rette, operata lo scorso anno senza una precisa garanzia di copertura compensativa delle mancate entrate, in un contesto di inflazione elevata e forte incertezza sul suo andamento, ha ulteriormente precarizzato la gestione dei bilanci degli enti già molto in difficoltà. Ora la richiesta messo nera su bianco alla Provincia di un intervento urgente

TRENTO. Prima il Covid poi i buchi di bilancio ed ora l'inflazione che sta davvero mettendo in ginocchio le Rsa del Trentino. A lanciare l'allarme era stata già lo scorso anno la presidente di Upipa, Michela Chiogna chiedendo un intervento da parte della Pat.
Non si è fatto quasi nulla ed ora le strutture si trovano in “allarme rosso” tanto da mettere nero su bianco una richiesta urgente alla Provincia.
“La scelta di protrarre ulteriormente il blocco delle rette – ha spiegato la presidente Chiogna - operata lo scorso anno senza una precisa garanzia di copertura compensativa delle mancate entrate, in un contesto di inflazione elevata e forte incertezza sul suo andamento, ha ulteriormente precarizzato la gestione dei bilanci degli enti, creando un gradone sempre maggiore tra la struttura delle entrate necessaria per garantire l’effettiva copertura dei costi di produzione dei servizi e l’attuale livello di compartecipazione degli utenti, con la prospettiva di incremento maggiore per il recupero del delta determinato dall’andamento dell’inflazione”.
Da qui ora la necessità di un intervento di “adeguamento finanziario” per aiutare le strutture che si trovano con bilanci malmessi a causa dei rincari dell'energia e l'inflazione che si sono visti negli scorsi mesi. Un sistema al collasso che non può mantenere un'offerta di qualità elevata dei servizi senza un supporto economico adeguato.
“Noi chiediamo che la Pat intervenga con un aumento strutturale. Un aumento che deve riguardare la retta sanitaria giornaliera quanto meno per coprire l'inflazione di oggi. Solo per questo parliamo di un importo che si aggira sui 3 o 4 milioni di euro. E' bene ricordare che la retta sanitaria è fondamentale per la programmazione delle strutture. Questo per evitare di scaricare sulle famiglie un onere eccesivo per incremento di compartecipazione” continua la presidente di Upipa.
Dall’altra la richiesta della facoltà di un incremento delle rette eventualmente da modularsi in maniera inversamente proporzionale all’incremento del finanziamento sanitario, nel rispetto dell’autonomia e della responsabilità di gestione degli enti e con un’attenzione a consentire agli enti con le rette sotto la media di sistema ed artificiosamente basse perché bloccate da troppi anni di riallineare la struttura dei ricavi e garantire nella prospettiva una migliore sostenibilità dei bilanci.
“Noi abbiamo una retta media di 49 euro – spiega a il Dolomiti Chiogna – e ci sono strutture molto al di sotto di questo livello. Possiamo dire che sostanzialmente le rette non si toccano dal 2010 e c'è chi partiva con un livello basso, per una situazione particolare, ed ora, dopo 14 anni, hanno il diritto di adeguare la loro situazione rispetto al panorama giornaliero che ci troviamo da affrontare. E' una questione di giustizia e di sistema”.
In alternativa si richiede che vi sia una chiara e preventiva definizione delle modalità di intervento della Provincia a copertura delle mancate entrate, in quanto risulta inaccettabile per Upipa che ancora ad oggi non sia stato chiarito il modo e l’importo a compensazione degli effetti negativi del blocco delle rette dell’anno 2023.
“Noi sappiamo che abbiamo delle persone che sono sempre più malate e con patologie sempre più impegnative – spiega Chiogna – e ci troviamo ad essere, nonostante il confronto sia forte, come un reparto di geriatria o di lungo degenza dove però il costo giornaliero raggiunge anche i mille euro. Quello che chiediamo noi è solo un semplice adeguamento all'inflazione della retta sanitaria, l'intero sistema ne porterebbe un grandissimo vantaggio”.


















