Rsa tra rincari e lo spettro dell'aumento rette. I sindacati: ''E' tempo di scelte coraggiose, 40 consigli di amministrazione sono troppi e costosi''
Da parte di Fp - Cgil la richiesta nell'immediato di garanzie da parte della Provincia per superare le attuali difficoltà di tenuta economica e poi spiegano: "È il tempo tuttavia di scelte coraggiose nell’interesse di tutto il sistema, con il coinvolgimento di tutte le parti in causa a partire dalle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori”

TRENTO. Incertezza nelle risorse e lo spettro di un aumento delle rette. L'allarme lanciato su il Dolomiti dalla presidente di Upipa, Michela Chiogna (QUI L'ARTICOLO), ha fatto intervenire ancora una volta il fronte sindacale con la Funzione Pubblica del Cgil.
“Le priorità sono non gravare le famiglie di ulteriori costi in una fase di grave difficoltà e salvaguardare la voce 'costo del personale' per garantire sicurezza e qualità dell’assistenza” hanno affermato Luigi Diaspro, Roberta Piersanti e Alessandro Lazzarini.
Da parte del sindaco la richiesta nell'immediato di garanzie da parte della Provincia per superare le attuali difficoltà di tenuta economica ma, subito dopo, serve aprire finalmente una discussione a 360 gradi per individuare i punti di caduta organizzativi e gestionali e le possibili soluzioni, anche alla luce dell’indagine in corso da parte della Corte dei Conti. Quello che non deve accadere in questa fase, in cui ospiti, famiglie e operatori sono duramente provati dalle gravi difficoltà degli ultimi anni, è quello di trovarsi nell'incertezza.
“Dal nostro osservatorio registriamo sicuramente realtà diversificate tra le singole Apsp ma è sbagliato parlare genericamente di strutture virtuose o meno: ci sono differenze strutturali e logistiche che incidono pesantemente sui costi (ad esempio una Rsa con 4 piani necessita di più personale di una Rsa su un unico piano, una Rsa in montagna costa di più dal punto di vista energetico e così via) e differenti risorse delle singole aziende poiché, come noto, alcune possono contare su lasciti o proprietà che garantiscono introiti anche consistenti e altre sulle sole rette ed eventuali stanziamenti della Provincia. Variabili che incidono sul risultato a prescindere dalla maggiore o minore capacità gestionale che può essere sempre migliorata ma, ad esempio sul versante amministrativo, quasi tutte le Apsp hanno da tempo esternalizzato contabilità e buste paghe” spiegano i sindacati.
Altri efficientamenti sul personale vengono giudicati dai sindacati come “improponibili”. “Ciò che hanno subito queste strutture – spiegano - nei due anni di Covid, con riduzione degli introiti dovuti alla mancanza di residenti e aumento del costo del lavoro per la carenza di figure fondamentali come gli infermieri (sostituiti con liberi professionisti, decisamente più costosi) può essere una ragione dell’attuale crisi, pur con le differenze tra strutture diventate Centri Covid con relativi contributi e molte altre, soprattutto quelle più periferiche, che hanno più risentito degli effetti di un periodo difficilissimo. Inoltre la riduzione dei costi di cui si parla si traduce spesso nell'utilizzo degli stessi lavoratori su più strutture, col raddoppio del lavoro per i dipendenti interessati. Non ci sembra che questo possa definirsi atteggiamento "virtuoso", ma tagli di costo a spese del personale”.
Per affrontare il problema i sindacati parlano della necessità di ripensare il governo delle Apsp. “Come abbiamo sempre sostenuto – spiegano la Fp Cgil - 40 Consigli di amministrazione sono forse troppi, troppo costosi e non strettamente necessari. In tale ottica occorre elaborare una proposta mettendo al centro i bisogni delle comunità, privilegiare l’obiettivo primario della garanzia e qualità dell’assistenza, il rapporto con i territori e con il volontariato, garantendo allo stesso tempo le risorse per valorizzare e assumere personale adeguato agli accresciuti bisogni della nostra popolazione anziana. È il tempo tuttavia di scelte coraggiose nell’interesse di tutto il sistema, con il coinvolgimento di tutte le parti in causa a partire dalle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori”.













