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Trento
31 agosto | 06:01

Scopre di essere stato licenziato quando si presenta al lavoro: “Ero qui da 33 anni e si sono dimenticati di avvisarmi, il Sait mi ha umiliato”

Il Consorzio per il quale lavorava da 33 anni si era “dimenticato” di comunicargli ufficialmente il licenziamento, Silvano Chistè era fra i 60 magazzinieri allontanati dal Sait: “Mi sono sentito umiliato e credo di aver ricevuto un trattamento vergognoso, dopo tutto quello che è successo non me la sono sentita di stringere la mano al responsabile del personale e me ne sono tornato a casa”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. È una vicenda carica di tensione quella che per diversi mesi ha accompagnato alcuni lavoratori del Sait, il Consorzio delle cooperative di consumo trentine che aveva messo i propri dipendenti di fronte a un bivio, o “un ricatto” come lo hanno definito i diretti interessati: accettare di essere assunti da una cooperativa esterna oppure essere licenziati.

 

Silvano Chistè è uno dei 60 magazzinieri del Sait che sono stati licenziati dopo non aver accettato di cedere il proprio contratto a Movitrento, una scelta che avrebbe notevolmente peggiorato le sue condizioni di lavoro. Eppure oltre al licenziamento per Chistè c’è stata anche una beffa molto amara, infatti a differenza di molti suoi colleghi il consorzio si è “dimenticato” di notificargli il licenziamento o perlomeno non gli è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale.

 

“Stamattina (martedì 30 agosto ndr) mi sono presentato al lavoro perché al contrario di alcuni colleghi non ho ricevuto la lettera di licenziamento e nessuno si è preso la briga di comunicarmelo ufficialmente”, racconta Chistè. L’uomo, che da 33 anni lavorava con Sait, ha sempre svolto i propri turni da martedì a venerdì, così come prevedeva il suo contratto part-time. Per questo anche questa mattina, puntuale, alle 6e15 si è presentato ai cancelli scoprendo però che il suo badge era stato disattivato.

 

“Sono andato perché non ho ricevuto nessuna comunicazione, ma formalmente fino al 31 agosto sono ancora un dipendente Sait”. A quel punto è stato il guardiano a confermargli che il suo nominativo figurava tra i licenziati. “Ovviamente me lo aspettavo ma dopo 33 anni di lavoro attendevo almeno una comunicazione invece si sono dimenticati di me”.

 

Chistè ha atteso nel parcheggio per circa un’ora e mezza l’arrivo del responsabile del personale, dopodiché ha ricevuto a mano una fotocopia della sua lettera di licenziamento. “Mi sono sentito umiliato e credo di aver ricevuto un trattamento vergognoso, dopo tutto quello che è successo non me la sono sentita di stringere la mano al responsabile del personale e me ne sono tornato a casa”. Prima però l’uomo ha dovuto subire un’ulteriore mortificazione: “Per recuperare gli effetti personali dal mio armadietto ho dovuto essere scortato dal guardiano nemmeno fossi un delinquente, se questi sono i valori etici e umani del Consorzio è davvero deprimente”.

 

A esprimere la propria solidarietà verso i lavoratori del Sait sono arrivate le parole di Sinistra Italiana: “Oltre al danno anche la beffa – commenta Jacopo Zannini che poi aggiunge – è inaccettabile il trattamento ricevuto da questo dipendente che si è visto bloccare l’entrata al lavoro perché risultava licenziato ma non gli era stata recapitata nessuna comunicazione e ha dovuto attendere per più di un’ora nella sua macchina. Già questi lavoratori stanno vivendo una situazione difficile e ora ci si dimentica pure di avvisarli quando sono stati licenziati”.

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