Scopre il licenziamento quando si presenta al lavoro: “Ora le coop pensano solo a ridurre i costi, Silvano ha fatto bene a denunciare”. I sindacati contro il Sait
Silvano Chistè, uno dei 60 magazzinieri licenziati del Sait, ha avuto la conferma di non essere più fra i dipendenti del consorzio solo quando si è presentato al turno di lavoro. I sindacati: “Un tempo c’era umanità, ora manca attenzione alle persone, si tiene conto solo dei costi il resto non esiste più”

TRENTO. “Dopo 33 anni di lavoro attendevo almeno una comunicazione invece si sono dimenticati di me” così Silvano Chistè, uno dei 60 magazzinieri licenziati del Sait, raccontava a Il Dolomiti la vicenda grottesca che suo malgrado lo ha visto protagonista. A differenza di molti suoi colleghi il Consorzio delle cooperative di consumo trentine si era “dimenticato” di notificargli il licenziamento (o perlomeno non gli è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale), così per onorare comunque il suo contratto il magazziniere si era presentato regolarmente ai cancelli scoprendo però che il suo badge era stato disattivato.
“È una vicenda che lascia l’amaro in bocca”, afferma Lamberto Avanzo della Cisl Fisascat. “Il lavoratore ha fatto bene a denunciare il trattamento che gli è stato riservato, di certo rimane il rammarico anche perché si tratta di un dipendente con oltre trent’anni di esperienza, considerando che si parla di cooperative c’è da rimanere basiti”.
Secondo i sindacati è da anni che il rapporto con alcune grandi cooperative come il Sait si è incrinato. “Quando non si riesce nemmeno a trovare una modalità di confronto per intavolare una discussione – prosegue Avanzo – poi ci vanno di mezzo anche i singoli individui, al di là di quelle che possono essere le questioni collettive”. Chistè infatti si è visto sbarrare l’ingresso e per recuperare le sue cose dall’armadietto è stato scortato dal guardiano.
Secondo i sindacati però il Sait è solo la punta dell’iceberg: “Forse è l’intero movimento cooperativo che dovrebbe fermarsi un momento per riflettere su tante questioni, in primis sul rispetto dei lavoratori e di quei valori che dovrebbero guidarne l’agire comune. Ormai l’unica cosa fondamentale è diventata la riduzione dei costi soprattutto per quanto riguarda il personale, si parte con le disdette contrattuali e si prosegue a mandare via chi non è ritenuto indispensabile”.
La situazione è preoccupante, se fino a pochi anni fa c’erano più spazi di mediazione ora sono cambiate le modalità di confronto, più aspre e conflittuali. Anche con i sindacati. “Dovremmo interrogarci su chi realmente abbiamo di fronte – ribadisce Avanzo – un tempo c’era più umanità, più attenzione alle persone e al contesto sociale. Silvano con la sua esternazione ha rappresentato bene quelli che sono i rapporti attuali: non c’è più grande attenzione alle persone ora invece si tiene conto solo dei costi e al guadagno, il resto non esiste più”.
Dello stesso avviso anche la sindacalista della Cgil Filcams, Paola Bassetti, che commenta: “Ci si riempie la bocca di parole sui valori del consorzio ma è solo un’operazione di marketing perché poi questi vengono calpestati, è inutile che Sait si offenda quando lo attacchiamo perché i fatti parlano chiaro”.



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