La protesta dei lavoratori dell’Aquafil: “Condizioni insostenibili, già in 70 si sono licenziati”
I lavoratori dell’Aquafil lamentano in particolare l’aumento dei carichi di lavoro (senza ricevere aumenti) ma anche una cattiva gestione delle ferie e l’attivazione della cassa integrazione. Tutto ciò avrebbe provocato un esodo verso le altre aziende della zona
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ARCO. Stamane fuori dai cancelli dell’Aquafil ad Arco è andata in scena una protesta da parte di un gruppo di operai che lamenta le dure condizioni di lavoro in reparto. “Da tempo nell’azienda si è instaurato un clima grottesco che dall’inizio del 2022 ha portato una settantina di lavoratori a licenziarsi, parliamo soprattutto di persone che avevano un contratto a tempo indeterminato e che in alcuni casi erano qui da 15 anni, tutti hanno scelto di andarsene perché non ce la facevano più a sopportare certe angherie”.
Lo stabilimento arcense è stata la prima unità produttiva legata ad Aquafil e venne inaugurata nel lontano 1969. Oggi, oltre alle attività industriali, ospita anche il quartier generale del Gruppo, continuando a essere il centro strategico di tutte le attività nel mondo.
“Non abbiamo indetto lo sciopero – spiega uno degli operai – ma vogliamo che la gente sappia qual è il clima di lavoro all’interno dei reparti che è divenuto via via sempre più pesante da quando si è instaurata la nuova direzione”.
I lavoratori lamentano in particolare l’aumento dei carichi di lavoro (senza ricevere aumenti) ma anche una cattiva gestione delle ferie e l’attivazione forzata della cassa integrazione. Tutto ciò avrebbe provocato un esodo verso le altre aziende della zona.









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