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Belluno
28 novembre | 06:43

Ceramica Dolomite, i lavoratori chiedono un segnale forte alla politica. Il sindaco: “Appello al governo: serve un piano politico e industriale serio per il paese”

Davanti ai cancelli della Ceramica Dolomite, dove è stato proclamato uno sciopero per chiedere un confronto nella definizione del piano industriale, le voci dei lavoratori sono preoccupate per il futuro non solo dell’azienda, ma di tutto il territorio. Presente il sindaco Stefano Cesa, che ribadisce un appello alla politica regionale e nazionale

BORGO VALBELLUNA. "Sono qui dal 1990 e mi preoccupa la poca competenza dei responsabili dell'azienda. In passato ad esempio sono state lasciate a casa persone con determinate conoscenze, che l’azienda si è poi trovata costretta a richiamare. Inoltre, adesso lavoriamo tanto per conto terzi: il prodotto lo facciamo bene, ma purtroppo pur sempre per altri marchi. Sono quindi preoccupato: gli stipendi calano, il costo della vita cresce e non è facile".

 

Parla così un lavoratore che ha partecipato al presidio organizzato nella mattinata di ieri, giovedì 27 novembre, davanti ai cancelli della Ceramica Dolomite (Qui l'articolo).

 

La vicenda dello stabilimento di Borgo Valbelluna è e deve essere però la vicenda di un intero territorio: mentre qui i vertici discutono un piano industriale probabilmente all’insegna di tagli al personale e riduzione della produzione, rischia la chiusura la Hydro di Feltre, l’occhialeria ha perso 453 posti di lavoro in nove mesi e molti lavoratori interinali non si vedono rinnovare il contratto. Insomma, l’intero distretto industriale non se la passa bene.

 

"Mi permetto - sottolinea Sonia Bridda, coordinatrice provinciale Uil Veneto - di fare un appello ai sindaci, alla Provincia, al nuovo Consiglio regionale: salvaguardiamo le politiche industriali dei territori, soprattutto quello bellunese, ricco di manifattura e di lavoratori e lavoratrici che producono beni importantissimi. Ceramica Dolomite ha attraversato alcuni anni travagliati e la politica deve dare un segnale forte. Spesso infatti ci chiedono a cosa serve il sindacato, ma è forse rimasta l’unica forma di protesta e rappresentanza: non dobbiamo però essere solo noi a voler tutelare il lavoro e il territorio".

 

Più netto un rappresentante sindacale Cgil di Unifarco, presente in segno di solidarietà. "La politica - dichiara a Il Dolomiti - è sempre più distante. Se fossimo ancora in campagna elettorale, sarebbero venuti i neo consiglieri, invece ora che sono stati eletti qui non c’è nessuno: io faccio parte di quel 35% che è andato a votare, ma a questo punto non so se ha ragione il 65% che non l’ha fatto”. Altre aziende infatti erano presenti in segno di vicinanza alle famiglie a rischio".

 

"Siamo qui - aggiunge Nilay Bilgin, rappresentante Felcam Cisl in Unifarco - per dare un segnale forte affinché sia ridiscusso il piano industriale. Portiamo anche la solidarietà di tutti i colleghi perché questa, come la nostra, è una realtà storica del Bellunese e quindi coinvolge tutti".

 

Alla fine però la politica è arrivata. "La presenza massiccia di oggi - dichiara il sindaco Stefano Cesa - è un segnale che c’è una comunità che tiene a questa fabbrica e vuole fare di tutto perché il progetto ideato alcuni anni fa non sia vanificato. I lavoratori non vogliono infatti creare una contrapposizione, ma lanciare un messaggio: loro, che conoscono bene l’azienda, sanno cosa non va e mettono a disposizione le loro competenze perché possa essere rilanciata".

 

La parola d'ordine è dunque collaborazione, anche da parte dell'amministrazione comunale. "L'obiettivo di tutti è salvare l’azienda - prosegue Cesa - che è preziosa per tutto il territorio provinciale, soprattutto affinché non ci si fermi a una monocultura industriale legata solo all'occhiale. Inoltre, non dobbiamo vanificare lo sforzo fatto dagli imprenditori veneti per salvare questo stabilimento. Ho sentito i colleghi sindaci e anche loro sono disponibili per essere al fianco di chi deve fare scelte importanti nei prossimi mesi affinché siano messe in atto soluzioni concertate tra tutte le parti coinvolte. E sicuramente anche i consiglieri Del Bianco e Bond hanno a cuore la questione: se perdiamo la Ceramica Dolomite, infatti, impoveriamo l'intera provincia".

 

"Ci troviamo in un periodo preoccupante. I contratti interinali e a tempo determinato - conclude - sono spesso lasciati a casa e la situazione è di crisi per molte realtà. L’appello è dunque a tutte le forze politiche, in primis regionali e di governo, affinché inizino a capire l’importanza di attuare un piano politico e industriale serio per il nostro paese".

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