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'Stazioni segrete' della polizia cinese, a Bolzano scoppia il caso. Dai Verdi a Fratelli d'Italia: “Si faccia chiarezza”

Secondo un rapporto della Ong spagnola Safeguard Defenders, reso noto negli ultimi giorni, sarebbero 11 le 'stazioni di polizia' non ufficiali del governo cinese sul territorio italiano, una delle quali proprio a Bolzano

Di Filippo Schwachtje - 07 dicembre 2022 - 12:56

BOLZANO. 'Stazioni di polizia' cinesi non ufficiali in Italia, dopo la notizia riportata dall'Ong spagnola Safeguard Defenders sull'esistenza a Bolzano di 1 delle 11 strutture segnalate in Italia scoppia il caso in Alto Adige. A livello provinciale infatti sia i Verdi che Fratelli d'Italia hanno infatti chiesto chiarimenti sulla vicenda al presidente Arno Kompatscher.

 

Secondo quanto riportato negli ultimi giorni (dopo una serie di primo approfondimenti sul caso pubblicati negli a partire da settembre sul Foglio) la maggior di queste 'stazioni di polizia' (in Italia ne sarebbero state individuate, oltre a quella di Bolzano, anche a Milano, Roma, Prato, Firenze e Venezia) sarebbero state aperte senza autorizzazione. Le autorità di Pechino hanno replicato parlando delle strutture come di 'stazioni di servizio' per il disbrigo di pratiche burocratiche, ma l'accusa dell'Ong è che in realtà si tratti di una rete internazionale allestita per il monitoraggio della popolazione cinese all'estero (solo in Italia sono 330mila i cittadini della Repubblica popolare) ed in particolare per la ricerca e la repressione dei dissidenti.

 

“E' necessario fare la massima chiarezza su cosa facciano veramente queste strutture sul territorio italiano – commenta il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia Marco Galateo, che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione urgente al presidente Kompatscher – e quali compiti abbiano, se come sostiene la versione cinese siano effettivamente di supporto ai cittadini nelle procedure burocratiche, come il rinnovo di passaporto o patente di guida o se ci sia dell'altro come ipotizzato da Safeguard Defenders”. Nel documento Galateo ha quindi chiesto di “sapere se i vertici della Provincia fossero a conoscenza dell'esistenza di questa struttura in Alto Adige, quali scopi abbia la stessa, se risulti che siano in corso o vi siano stati pattugliamenti congiunti con le forze dell'ordine italiane in Alto Adige e se si abbia notizia che anche sul territorio altoatesino tali stazioni siano usate da Pechino per svolgere attività di ricerca e repressione di cittadini e dissidenti cinesi all'estero”.

 

Sulla questione, come detto, sono intervenuti anche i Verdi: “È semplicemente inaccettabile - scrive il co-portavoce Felix von Wohlgemuth - che la Cina presuma di esercitare impunemente diritti sovrani in Italia e di molestare o minacciare le persone. Queste attività di una dittatura autoritaria nel nostro Paese richiedono un'indagine completa e trasparente. Ciò è particolarmente doveroso in quanto l'Italia dal 2015 ha anche concluso diversi accordi bilaterali di sicurezza con la Repubblica popolare cinese e quindi in passato c'è stata un'intensa collaborazione tra le forze di polizia di entrambi i Paesi”. La tutela dei diritti umani, continua von Wohlgemuth, deve essere pienamente garantita ai cittadini cinesi che vivono in Alto Adige: “Chiedo quindi al presidente Arno Kompatscher che è anche il responsabile della sicurezza pubblica nella nostra Provincia, di chiedere prontamente chiarimenti al Commissario del Governo Vito Cusumano in merito al 'centro servizi' di cui sopra e ad eventuali azioni congiunte con le forze di sicurezza cinesi sul territorio della Provincia Autonoma di Bolzano. Inoltre, deve essere chiarito senza indugio, anche attraverso contatti diretti o informali con la comunità cinese in Alto Adige, se i suoi membri sono stati o sono tuttora esposti a pressioni illegali da parte dei servizi di sicurezza cinesi”.

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