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Tragedia sulla Marmolada, Mercalli a il Dolomiti: “Quello non era un ghiacciaio a rischio ce ne sono molti altri più pericolosi ma non possiamo chiudere le Alpi”

Il presidente della Società meteorologica italiana a il Dolomiti: “Ci sarei potuto essere anche io lassù. Quel ghiacciaio, visto da fuori, non presentava il rischio di comportamenti di questo genere, ce ne sono molti altri molto più rischiosi. E' probabile che il caldo di questi giorni abbia determinato la formazione di un'enorme quantità di acqua che si è infiltrata nei crepacci, creando poi una pressione sul fondo del ghiacciaio e 'scollandolo' dalla roccia”

Di Filippo Schwachtje - 04 July 2022 - 19:47

TRENTO. “Non si può parlare di un evento prevedibile, perché è impossibile stabilire a priori dove si sarebbe potuto verificare un crollo del genere. Ci sarei potuto essere anche io lassù”. Sono queste le parole del presidente della Società meteorologica italiana Luca Mercalli a il Dolomiti dopo la tragedia che nella giornata di ieri è costata la vita ad almeno 7 persone sul ghiacciaio della Marmolada. La zona in cui si è verificato il crollo, aggiunge infatti l'esperto: “Non era particolarmente a rischio, anche perché purtroppo non è possibile vedere al di sotto del ghiacciaio. Ci sono ghiacciai molto più pericolosi, sorvegliati continuamente perché presentano rischi importanti o sono in prossimità di centri abitati. Questo non presentava particolari criticità, nessuno avrebbe potuto dire che c'erano condizioni di rischio tali”.

 

Da 30 anni ormai, spiega Mercalli, a causa dei cambiamenti climatici e del continuo aumento delle temperature: “Ci troviamo in una dinamica di questo tipo. Fenomeni del genere si sono già verificati su tutte le Alpi”. La tragedia, in questo caso, si è consumata proprio perché il seracco si è staccato in pieno giorno, in una domenica di sole nella quale la Regina delle Dolomiti era molto affollata: “E' probabile – spiega Mercalli – che il caldo di questi giorni abbia determinato la formazione di un'enorme quantità di acqua che si è infiltrata nei crepacci, creando poi una pressione sul fondo del ghiacciaio e 'scollandolo' dalla roccia”. La temperatura sulla Marmolada si aggirava sui 10 gradi da circa una settimana, spiega il presidente della Società meteorologica italiana: “L'azione dell'acqua all'interno di una struttura di ghiaccio grande come un condominio, però, non è immediata. L'acqua filtra, lubrifica, fa pressione, quando poi si supera la capacità di resistenza del ghiaccio si verifica il crollo". Ma al di là delle alte temperatura nel pomeriggio di ieri, dice Mercalli, il crollo "poteva succedere a qualunque ora”.

 

Anche di notte, sottolinea l'esperto, quando la formazione della valanga non avrebbe causato una tragedia: “Non possiamo però vietare alle persone di andare sui ghiacciai, non possiamo chiudere le Alpi. I rischi ci sono, ed è importante che gli alpinisti lo sappiano. È necessario quindi lavorare facendo informazione a tutti i livelli. Ma detto questo, ognuno poi è responsabile per sé stesso. Sarebbe diverso se invece lì ci fosse stata una situazione di rischio già conclamata, già nota”. Nelle aree più pericolose, spiega Mercalli, vengono realizzate delle vere e proprie 'ecografie' dei ghiacciai a rischio: “Ma si tratta di un processo che non possiamo replicare a tappeto su tutti i ghiacciai delle Alpi. Questo tipo di 'diagnosi' con sistemi radar viene effettuata, per così dire, su chi già presenta una 'patologia'”. E questo, come detto, non era il caso sulla Marmolada. Il ghiacciaio sulla Regina delle Dolomiti, conclude Mercalli: “Perde in media un metro di spessore all'anno, valore che in un anno come questo può arrivare tranquillamente a 3 o 4 metri. Per la metà del secolo probabilmente non ci sarà più”.

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