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| 21 ago 2023 | 07:40

Acqua gialla e tubi vecchi, in Trentino quasi la metà degli acquedotti ha bisogno di manutenzione. Tonina: "Abbiamo chiesto 140 milioni, li attendiamo da Roma"

Sono diverse le amministrazioni che hanno presentato domanda di finanziamento per 'rimodernare' il proprio acquedotto. Tante amministrazioni hanno i progetti esecutivi pronti ma servono le risorse. Il vicepresidente: "Se arrivassero entro il 2026 i lavori sarebbero finiti"

Acqua gialla e tubi vecchi, in Trentino quasi la metà degli acquedotti ha bisogno di manutenzione

TRENTO. Tubature vecchie, ormai diventate talmente delicate che basta qualche ora di maltempo perché infiltrazioni di vario genere creino danni e allarmi. Succede in tutte le valli del trentino e nessuno può considerarsi al riparo. Anche in queste settimane stiamo continuando ad assistere a situazioni del genere. Da Predaia a Nogaredo, da Levico a Roncegno, è un continuo firmare ordinanze da parte dei sindaci che invitano i cittadini a bollire l'acqua. In alcuni casi esce dalle tubature arancione, in altri gialla. Nella maggior parte delle volte tutto questo accade dopo il maltempo.

 

In Trentino secondo i dati che negli scorsi mesi erano stati diffusi, si stima una perdita tra il 30 ed il 40% dell'acqua. Ma a preoccupare è l'intera struttura degli acquedotti diventata ormai vetusta.

 

Per capirlo basta guardare il quadro generale di classificazione dell'efficienza degli acquedotti trentini. In Trentino quasi la metà è in classe “C” che significa “Uso inefficiente della risorsa”. Questo tipo di classificazione indica che sono necessari programmi di riduzione delle perdite e piani di ammodernamento della rete. Occorre identificare le carenze esistenti e migliorare la gestione generale del sistema. Circa il 35% degli acquedotti, invece, viene classificato di classe “B” e in questo caso esistono significativi margini di miglioramento anche per la manutenzione della rete. Infine attorno al 17 % degli acquedotti trentini si trova in classe “A” dove comunque esiste un potenziale miglioramento per quanto riguarda pressione e manutenzione.

 

Negli ultimi anni sono diverse le amministrazioni che hanno presentato domanda di finanziamento per 'rimodernare' il proprio acquedotto. Nonostante la Provincia di Trento abbia cercato di dare delle risposte economiche, molte sono ancora ferme in attesa che da Roma arrivino i soldi previsti dal Pnnr. “Se fossero finanziate le domande che al momento sono state accettate nel bando nazionale sarebbe un grande risultato. Purtroppo però non ci sono risorse ma noi ci speriamo ancora e stiamo lavorando con il Governo” ci spiega il vicepresidente della Provincia di Trento, Mario Tonina.

 

Tutto dipenderà, quindi, dalle risorse che verranno messe. Per quanto riguarda il Trentino la richiesta, spiega Tonina, "è di 140 milioni di euro” e questi soldi andrebbero a soddisfare le domande che sono già state presentate e che sono state ammesse a finanziamento. “Noi – spiega il vicepresidente – a differenza di altri abbiamo già i progetti esecutivi degli interventi. Se ci arrivassero queste risorse saremmo in grado di terminare tutti i lavori entro il 2026”.

 

Proprio per questo stanno andando avanti anche le interlocuzioni con Raffaele Fitto, ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr del governo Meloni. “Il fatto che siano state presentate le domande – continua Tonina – e che siano state segnate ammissibili è già positivo. Se non arrivassero questi soldi un po' alla volta dovremmo finanziarle con le nostre risorse come abbiamo fatto fino ad oggi”.

 

Un impegno non di poco conto per un ambito che, visti i cambiamenti climatici, diventa sempre più importante. I 140 milioni delle domande presentate, ovviamente, non andranno a coprire l'ammodernamento dell'intero sistema trentino. “In questa legislatura – ha concluso Tonina – abbiamo cercato di far fronte a tutte le domande presentate dai comuni. Molti, però, non hanno chiesto nulla, decidendo di attendere per evitare disagi ai cittadini con lavori pubblici di vario genere. Sono scelte, ma è bene sapere che l'attenzione dovrà essere sempre più alta e che serviranno sempre maggiori sistemi di controllo dell'acqua che entra e che esce dalle nostre case”.

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