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| 19 mag 2023 | 18:46

Alluvione, l'Anbi: "Con la crisi climatica tutti i 7600 corsi d'acqua del nostro Paese possono rappresentare una minaccia per il territorio. Ripensare a priorità (e investimenti)"

Il punto degli esperti di Anbi nel report settimanale dell'Osservatorio sulle risorse idriche: “Impressionante è osservare l'evoluzione delle piene in decine di torrenti concentrati in una zona piuttosto limitata dell'Emilia Romagna e riflettere su come, di fronte alla velocità dei cambiamenti climatici, ciascuno degli oltre 7600 corsi d'acqua del nostro Paese possa rappresentare una potenziale minaccia per il territorio”

Alluvione, l'Anbi: Con la crisi climatica tutti i 7600 corsi d'acqua del nostro Paese possono rappresentare una minaccia

BOLOGNA. “E' necessaria una nuova cultura del territorio, perché l'estremizzazione degli eventi atmosferici non è più un'eccezione, ma un ricorrente pericolo che grava sulla vita delle nostre comunità”. Sono queste le parole del direttore generale dell'Associazione consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, Massimo Gargano, nel report settimanale dell'Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, pubblicato proprio all'indomani della drammatica alluvione (Qui un approfondimento sulla formazione dell'evento estremo) che ha messo in ginocchio l'Emilia Romagna causando 14 vittime.

 

Un evento, continua Gargano, accaduto proprio in una delle Regioni “più attente alla sicurezza idrogeologica” e che evidenzia “l'imponente esposizione del nostro Paese alle violente conseguenze della crisi climatica. L'alluvione di questi giorni – continua – ha fatto facilmente ricordare l'analogo evento di pochi mesi fa nelle Marche, ma l'attenzione, in realtà, dovrebbe concentrarsi sulle troppe emergenze idrogeologiche evitate per semplice casualità nelle scorse settimane, pur in un quadro complessivo di siccità”. I dati del report Anbi, scrivono infatti gli esperti: “Confermano, pur in quadro di drammaticità, come la violenza degli eventi meteo che si sono rovesciati sull'Italia avrebbero potuto comportare conseguenze più gravi”.

 

“Della drammatica alluvione in Romagna – aggiunge il presidente di Anbi Emilia Romagna Francesco Vincenzi – ci ricorderemo giusto il tempo di rendere omaggio alle vittime; poi ciascuno dovrà rimboccarsi le maniche e da solo ricostruirsi la vita, perché solidarietà delle parole e concretezza dei fatti, spesso rallentati da un'estenuante burocrazia, non vanno di pari passo: è quella che chiamiamo la 'liturgia degli stati d'emergenza', consci che solo una piccola parte dei danni potrà essere ristorata dall'intervento pubblico, senza contare le conseguenze sulla vita economica e sociale del territorio. Se una lezione si vuole trarre da quanto accaduto è la necessità di ripensare le priorità ed i necessari investimenti per il futuro del Paese, perché senza sicurezza nella gestione delle acque non può esserci sviluppo”.

 

Impressionante, dicono gli esperti dell'associazione: “E' osservare l'evoluzione delle piene in decine di torrenti concentrati in una zona piuttosto limitata dell'Emilia Romagna e riflettere su come, di fronte alla velocità dei cambiamenti climatici, ciascuno degli oltre 7600 corsi d'acqua del nostro Paese possa rappresentare una potenziale minaccia per il territorio”. Molti dei torrenti ora esondati, si legge nel report, segnalavano insufficienza idrica fino a qualche settimana fa: “Il bollettino di Arpae ricorda che aprile era stato fortemente carente di piogge con un deficit pluviometrico che, a livello regionale, aveva toccato il 66,2%. Gli aumenti repentini dei livelli registrati da fiumi e torrenti evidenziano come siano in grado in poche ore di sprigionare una potenza distruttiva, che rende inadeguata l'attuale rete idraulica ed obbliga ad una riflessione anche sui criteri di manutenzione”.

 

Le forti piogge registrate sul territorio hanno infatti innalzato, con risultati devastanti, i corsi d'acqua presenti: il Lamone (esondato) è cresciuto di 9 metri, il Savio (esondato) di 8,, come il Ronco, il Senio è cresciuto di 7 metri, il Montone di 6, l'Uso di 5 metri, l'Ausa di 3, il Pisciarello di 2,5, il Marzeno di 4,3 metri ed il Voltre di 3 metri. “Quanto accaduto nella confinante Romagna – continuano gli esperti – ha creato grande apprensione anche nelle Marche dove, sul Nord della regione, si sono registrate analoghe piogge: lungo il bacino del fiume Foglia, cresciuto di circa 4 metri in 10 ore, sono mediamente caduti un centinaio di millimetri d'acqua in un giorno e mezzo; saliti anche i livelli di Esino (+1,2 metri) e dell'affluente Sentino (+1,1 metri)”.

 

Sul resto della penisola, dove non hanno causato danni, le piogge di maggio hanno inciso su una situazione di prolungata carenza idrica: “Tra i grandi invasi del Nord va evidenziato il lago d'Iseo che, con una crescita di oltre 20 centimetri, tocca la soglia massima di riempimento, raggiungendo ora il 97,9% della capacità. Bene il riempimento di Maggiore (91,9%) e Lario (74,1%) mentre il Benaco registra finalmente un importante aumento di livello, raggiungendo il 57,9% di riempimento (al 18 maggio ndr), pur rimanendo ancora abbondantemente sotto la media”. In particolare in Lombardia, dove da un anno e mezzo lo scarto negativo della quantità di riserva idrica rispetto alla media storica si manteneva a livelli preoccupanti, le piogge di maggio hanno ridotto il gap ad un pur sempre marcato -36%. A beneficiare delle precipitazioni sono anche i fiumi: in primis la portata dell'Adda, che tocca i 179 metri cubi al secondo, ma positivo andamento anche per Serio, Mincio ed Oglio, che cresce di oltre mezzo metro.

 

Nel Nord-Est poi: “La prolungata crisi dei corpi idrici viene mitigata da precipitazioni abbondanti e costanti. In Veneto, dopo molti mesi, spicca la crescita di oltre un metro e mezzo del fiume Adige, mentre il livello del Livenza si alza di oltre 2 metri ed aumentano anche le portate di Piave, Brenta e Bacchiglione. Per il fiume Po, la crescita delle portate degli affluenti comporta un riavvicinamento, dopo moltissimi mesi, alle portate medie del periodo: lungo tutta l'asta, infatti, si registra un aumento esponenziale d'acqua in alveo (in Emilia, portate raddoppiate)”.

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