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| 05 mag 2023 | 10:01

“Siccità e alluvioni? Due facce della stessa medaglia. Non possiamo continuare a trattare questi eventi come tragedie isolate”

Sia Anbi che Federbim sono intervenuti esprimendo la loro solidarietà ai territori colpiti dalla tragica alluvione in Emilia Romagna, dove la situazione rimane gravissima: “Bisogna investire per la difesa idraulica del territorio”

“Siccità e alluvioni? Due facce della stessa medaglia

TRENTO. “Nell'esprimere dolore per le vittime del maltempo e vicinanza agli evacuati dell'alluvione in Romagna, non possiamo che ribadire come esondazioni e siccità siano le due facce di un'unica medaglia, che si chiama difesa idraulica del territorio e per la quale da anni mancano adeguati investimenti, quantomai importanti di fronte ai cambiamenti climatici”. Sono queste le parole del presidente di Anbi (l'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) Francesco Vincenzi dopo la drammatica alluvione che negli scorsi ha causato 2 vittime (e centinaia di sfollati) in Emilia Romagna (Qui Articolo).

 

Un cordoglio espresso anche da Gianfranco Pederzolli, presidente della Federbim (la Federazione nazionale dei consorzi di bacino imbrifero montano), che a sua volta accosta a un “forte sentimento di dolore” per chi è rimasto coinvolto nell'evento un “doveroso appello per potenziare le infrastrutture di sicurezza e consolidare sensibilmente le attività di prevenzione e profilassi degli eventi legati al maltempo”. Negli scorsi giorni i livelli record di piogge registrati in particolare nelle Province di Bologna e Ravenna hanno infatti portato alla rottura di diversi argini con conseguenti inondazioni in campagne e strade mentre il suolo, dopo lunghi mesi di siccità, non è stato in grado di assorbire le precipitazioni torrenziali che si sono abbattute sul territorio.

 

“Basta velleità – continua Pederzolli – la Federazione e i Consorzi Bim sono pronti a fare squadra con gli altri player locali, programmare e sostenere investimenti ad hoc, che tengano conto delle nostro fondamentali risorse idriche, senza sottostimare quelle ambientali ed energetiche. Il 9 maggio saremo in audizione al Senato per portare le nostre osservazioni sul Dl siccità e tra i primi punti è presente proprio il tema legato all'emergenza: non possiamo continuare a trattare questi avvenimenti come tragedie isolate, c'è bisogno di misure efficaci e strutturate e di politiche di lungo periodo”.

 

Una prospettiva che si ritrova, come anticipato, anche nei report settimanale dell'Osservatorio Anbi: “E' da anni – sottolinea infatti Vincenzi – che denunciamo l'inadeguatezza della rete idraulica del Paese di fronte ai cambiamenti climatici ed è del 2019 il nostro Piano per l'efficientamento, che proponeva 858 progetti, perlopiù definitivi ed esecutivi, capaci di garantire oltre 21mila posti di lavoro grazie ad un investimenti di circa 4 miliardi e 339 milioni di euro”. Per gli esperti di Anbi la tragicità della situazione dell'Emilia Romagna rimane il paradigma dei paradossi meteorologici italiani: se infatti nel Ravennate e nel Forlivese si contano danni e morti, i volumi invasati nelle dighe del Piacentino restano di molto inferiori agli anni passati, collocandosi a circa -45% rispetto alla media del periodo.

 

Di contro, come tragicamente osservato negli ultimi giorni, l'apporto di piogge sui bacini montani (su quelli tra Conca e Lamone, dicono gli esperti, sono caduti 90 millimetri di pioggia, 144 su quelli del Reno, 106 su quelli tra Panaro ed Enza e 34 tra Parla e Trebbia) ha come conseguenza improvvisi e pericolosi innalzamenti dei livelli dei fiumi appenninici. Ed i dati raccolti sono impressionanti: “Oltre all'esondazione del Lamone – scrivono gli esperti dell'Anbi – che in 24 ore è cresciuto di ben 10 metri, vi è quella del Senio, che in poche ore si è alzato di 6 metri e mezzo e poi l'impressionante piena del sempre pericoloso Secchia, che da una portata di 6,38 metri cubi al secondo è arrivato in un giorno a 144 metri cubi al secondo. E ancora il Reno (+ 7 metri), il Panaro (+6 metri), l'Idice (+8 metri) nonché la spaventosa piena del Montone che in un'ora è cresciuto di oltre 4 metri e mezzo provocando la tracimazione trasformatasi in tragedia”.

 

Nel report si evidenzia poi come le piogge di questi giorni abbiano in alcuni casi riequilibrato situazioni che sembravano irrimediabilmente compromesse, in altri abbiano causato danni ed in altri ancora come non abbiano influito sensibilmente idrico di corpi d'acqua, stressati da mesi di siccità: “Sarà probabilmente così per il Po che, passata l'ondata di piena, rischia di precipitare nuovamente in una situazione di carenza idrica, come paiono anticipare i rilevamenti di Cremona, ancora sotto il minimo storico, e Pontelagoscuro, dove la portata permane sotto la soglia dei 400 metri cubi al secondo, insufficiente a contrastare la risalita del cuneo salino”.

 

A beneficiare delle abbondanti piogge d'inizio maggio sono invece i grandi laghi del Nord Italia: sia il Lario che il Sebino sono tornati sopra la media del periodo, mentre il Verbano non la supera (pur raggiungimento un riempimento del 37%: “Più contenuta – dicono gli esperti – è la ripresa del lago di Garda, che resta inchiodato ad un valore di riempimento inferiore al 43% e con un'altezza idrometrica praticamente dimezzata rispetto alla media (54,4 centimetri contro 108,3 al 3 maggio)”.

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