“Un anno fa l'alluvione in Emilia Romagna, oggi emergenze in Veneto e Lombardia: condizioni diverse, ma stessa matrice”
L'analisi dell'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue nell'osservatorio settimanale: “Senza un piano straordinario di manutenzione dei territori – dice il presidente Anbi Francesco Vincenzi – economia e comunità locali sempre più a rischio”

TRENTO. “Seppur ci siano stati danni ingenti, non ci sono stati fortunatamente elenchi di vittime e così l'attenzione mediatica è stata derubricata dalle prime pagine. Eppure, gli eventi meteo su Lombardia e Veneto hanno avuto una preoccupante analogia con la disastrosa alluvione di un anno fa in Emilia Romagna”. A dirlo, dopo la pesante ondata di maltempo che negli scorsi giorni ha interessato diverse aree in pianura, sono gli esperti dell'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio nel settimanale report dell'Osservatorio Anbi sulle risorse idriche. Allora come oggi, infatti: “Seppur con una diversa intensità dei fenomeni, si sono succeduti, a distanza di poco tempo, due eventi estremi concentrati sulle stesse aree, riversandosi su territori già saturi d'acqua e quindi non in grado di assorbirne di ulteriore, con grandi quantitativi (in questi giorni su Brianza, Emilia centrale e tra le province di Belluno, Vicenza, Verona, Treviso)”.
Ciò che distingue il maggio 2024 da quello del 2023, si legge nel report: “E' il contesto climatico in cui gli eventi sono accaduti. Allora si verificarono dopo un lungo periodo di siccità estrema con terreni aridi e quindi più impermeabili, aumentando la velocità dello 'scivolamento' dell'acqua verso valle con le note conseguenze disastrose. Oggi, invece, stanno interessando terre che, a seguito di una primavera particolarmente piovosa, già erano imbibite e quindi non in grado di assorbire ulteriori quantitativi d'acqua: da qui la necessità di farla defluire il più velocemente possibile verso il mare attraverso fiumi e canali”. Come spiegato negli scorsi giorni dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in un aggiornamento sulla situazione maltempo: “Il territorio è provato dalle precipitazioni dei giorni scorsi. Anche stavolta nel Vicentino, dove abbiamo avuto picchi di precipitazioni che hanno superato i 150 millimetri, sono entrati in funzione i bacini di laminazione di Caldogno e Montebello. Nel Veronese è stato attivato il bacino della Colombaretta. Anche il bacino dell'Orolo potrebbe entrare in funzione nel prossimo periodo. Senza questi, saremmo di fronte ad allagamenti diffusi nel territorio e nelle zone cittadine”.
“Quanto accaduto – sono le parole del presidente Anbi Francesco Vincenzi – e che si ripeterà alla prossima, cospicua evenienza meteorologica conferma, come denunciamo da anni, l'insufficienza della rete idraulica italiana di fronte alle conseguenze della crisi climatica. Al contempo dimostra l'importanza dei bacini di espansione che, laddove esistano e siano operativi, svolgono una funzione fondamentale quantomeno per trattenere le ondate di piena. Serve un piano di manutenzione straordinaria del territorio e la realizzazione di nuove infrastrutture idrauliche per calmierare l'estremizzazione degli eventi atmosferici – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale Anbi – altrimenti tale funzione vitale viene di fatto svolta dall'allagamento dei campi con inevitabili conseguenze, però, sui cicli colturali, ricordando a tutti che l'agricoltura è economia, ma soprattutto produce cibo”.
Per dare una misura della situazione basta citare i quantitativi dei rilasci dai grandi laghi del Nord praticamente al colmo: “La portata complessiva di deflusso da Maggiore (riempimento 115,4%), Lario (68,2%), Benaco (102,9%) e Sebino (90,7%) ha raggiunto i 1650 metri cubi al secondo (i dati sono stati pubblicati nel report giovedì 23 maggio ndr), andando ad alimentare fiumi anch'essi sovraccarichi d'acqua come il Ticino (cresciuto fino a toccare un livello di 306 centimetri, cioè quasi mezzo metro in più rispetto alla scorsa settimana prima delle piogge), l'Adda (a valle del lago di Como ha raggiunto un'altezza di 3,40 metri, quando era 2,l19 metri prima delle piogge), il Mincio (+70 centimetri rispetto ad una settimana fa)”.
Guardando al Veneto, si legge nel report: “Dove numerosi e diffusi sono stati gli allagamenti, si sono registrate su diversi comuni delle Prealpi Vicentine, piogge in 24 ore tra i 100 ed i 176 millimetri, andando ad alimentare bacini, che già avevano raccolto, pochi giorni prima, cumulate anche di 200 millimetri (a Velo d’Astico: mm.229 in un giorno + mm. 30 il giorno successivo): il fiume Astico ha raggiunto la portata di 110 metri cubi al secondo mentre, prima dell’ondata di maltempo, il flusso era mc/s 3,74 ca.; Il Muson dei Sassi, tornato a fare paura, è straripato dopo aver raggiunto mc/s 122. Preoccupano ancora le portate del Bacchiglione (ha raggiunto mc/s 327,37), Brenta (ha toccato mc/s 730), Adige (mc/s 772,21)”. La Lombardia, che la settimana scorsa aveva dovuto fare i conti con gli allagamenti e le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro, in questi giorni ha continuato a registrare cumulate di pioggia a 3 cifre sul comune di Seveso, dicono gli esperti nel report settimanale, e di un'ottantina di centimetri su altre stazioni brianzole. In una settimana, la portata del fiume Po, che era già abbondante, raddoppia nei rilevamenti lombardi ed emiliani: “A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il flusso è oltre il 150% in più della media”.
Situazione inversa invece scendendo verso Sud: “Nonostante recenti rialzi idrici, continuano ad essere deficitari i livelli dei fiumi nelle Marche, dove spiccano, in senso negativo, Tronto ed Esino, gli invasi trattengono ancora volumi superiori ai 52 milioni di metri cubi. In Umbria, nemmeno le piogge di questi giorni hanno consentito una ripresa del livello del lago Trasimeno, che anzi decresce di ulteriori 2 centimetri e sembra destinato ad affrontare le calure estive al di sotto del minimo livello vitale fissato a -cm.120 (ora è a -cm.128, ben cm. 83 cm sotto la media); in crescita sono invece le portate dei fiumi Topino e Chiascio, mentre rimane stabile la Paglia. Il fiume Tevere risulta decrescente sia nel basso corso umbro, sia a Roma, dove la portata si attesta a poco più di 82 metri cubi al secondo, quando la media mensile è superiore a mc/s 200; nel Lazio, leggeri cali vengono registrati anche dall’Aniene e dalla Fiora, mentre il Velino segna una sostanziale invarianza nei territori dell’Alta Sabina. Continua lento, ma inesorabile il declino del lago di Nemi, il cui livello idrometrico è ormai ben 45 centimetri sotto a quello dell’anno scorso. Decrescente è anche il livello del fiume Volturno dal tratto molisano fino alla foce: l’attuale altezza idrometrica è inferiore a quella del precedente quinquennio. Sempre in Campania cala anche la Sele, mentre il Garigliano registra un’impercettibile crescita”.
In generale prosegue la lunga stagione siccitosa nell'Italia meridionale dove gli invasi, che lo scorso anno avevano salvato la stagione irrigua e quella turistica durante l'estate più calda della storia, oggi devono fare i conti con l'esiguità della risorsa idrica trattenuta: “Minacciando la produzione agricola in quasi tutte le regioni del Sud, dove anche l'arrivo in massa dei vacanzieri estivi è ora guardato dagli amministratori pubblici con crescente preoccupazione”. “Nonostante il ripetersi di eventi violenti – conclude Vincenzi – la politica italiana non presta fattiva attenzione ai ripetuti allarmi, che tutta la comunità scientifica ha lanciato in merito alla rapida evoluzione del riscaldamento globale con temperature degli oceani mai state così alte da oltre 12 mesi ed ai rischi di eventi distruttivi, che stanno susseguendosi nel mondo, dal Brasile al Kenya. La memoria corta di questo Paese fa sì che si dimentichi rapidamente un problema non appena ne sopraggiunga uno nuovo e, nonostante un'Italia meteorologicamente divisa a metà, si continua a fare fatica a considerare siccità ed alluvioni come facce di una stessa medaglia, progettando soluzioni per prevenire le conseguenze”.













