Aperto ufficialmente quasi 70 anni fa, il Bar Groff è Bottega storica trentina: “Ancora oggi ho l'impressione di vedere mio nonno girare tra le sale”
Il riconoscimento è stato ufficialmente consegnato oggi dall'assessora allo Sviluppo economico del Comune di Trento Monica Baggia: il locale è ora ufficialmente iscritto, dopo quasi 70 anni dall'apertura, all'albo provinciale delle botteghe storiche. Ecco la storia del bar raccontata dalla nipote di Luigi Groff, Roberta Trentini

TRENTO. Dopo quasi 70 anni di storia, nel corso dei quali il locale è diventato un punto di riferimento per generazioni di trentini, il Bar Groff è ufficialmente “Bottega storica trentina”. Il riconoscimento è stato consegnato oggi dall'assessora comunale allo Sviluppo economico Monica Baggia. Presente la titolare del noto locale, Roberta Trentini, che ha ricevuto il meritato riconoscimento riservato alle attività commerciali, di pubblico esercizio e artigianali avviate da più di 50 anni (la domanda va presentata al servizio Sviluppo economico).
La licenza per l'apertura dell'esercizio commerciale al primo proprietario, Luigi Groff (nonno dell'attuale titolare) era stata infatti rilasciata nel 1955 (anche se l'attività era cominciata l'anno precedente) e tutta la documentazione storica sulle origini del bar è stata ora riportata su un tabellone affisso a una parete del locale che fin dal suo avvio si trova nella stessa, in via della Madonna Bianca 114, e non ha mai cambiato nome. Per l'occasione, Roberta Trentini ha condiviso una serie di ricordi sui lunghi anni di attività del bar, partendo proprio dall'intuizione avuta dal nonno, Luigi Groff.
“Il bar Groff – scrive – ha aperto ufficialmente nel 1954 per volere di Luigi Groff, accompagnato in questa avventura dalla moglie Annunziata Modena e dalla sorella Lina Groff”. Una posizione, quella scelta da Luigi, strategica, fungendo praticamente da porta d'accesso e d'uscita della città, con un'ampia zona parcheggio. Tanto che ancora oggi, dice Trentini, non di rado degli anziani si fermano al locale “raccontando di essere ex camionisti che sostavano presso di noi per rifocillarsi e scambiare due parole”.
“Il Bar Groff infatti – racconta la titolare – era aperto a qualsiasi ora e c'era la disponibilità di accontentare il cliente con un servizio di cibo e bevande oltre che di sali e tabacchi. Anche giornalisti e politici di vecchia data mi raccontano che era impossibile andare a dormire al termine del lavoro o dopo una seduta di Consiglio senza passare a bere al Groff 'il bicchiere della staffa'. Dal 1954 Luigi Groff ha gestito il locale con la sua famiglia, insegnando ai figli il valore dell'accoglienza. Mio nonno non aveva nessuna esperienza in questo settore ma, grazie al suo viaggiare prima dell'apertura, ha maturato un grande senso di accoglienza, una vera e propria apertura mentale per fare ciò che poi ha fatto in tutta la sua vita”.
Successivamente i figli di Luigi hanno preso strade diverse: “Ma a metà degli anni '80 mia madre – racconta la titolare – con tutta la famiglia 'Trentini' è tornata, insieme a mio papà, a pieno ritmo ad aiutare i nonni nella gestione del locale”. I genitori di Roberta, Jone e Vittorio, continuano quindi nella gestione familiare del bar insieme ai figli, la stessa Roberta, Paolo e Claudia., finché la prima non prende ufficialmente le redini del locale nel 2007.
“Il nome Bar Groff – dice Trentini – per me è strettamente legato alla figura di mio nonno. Ancora oggi ho l'impressione di vederlo girare tra le sale o che mi dia una pacca sulle spalle la sera, quando faccio chiusura. È sempre stato un riferimento per me in questi anni difficili, in tutti quei momenti in cui avrei voluto mollare. Ma ho sempre avuto la sensazione che mollare sarebbe stato un torto nei suoi confronti”. Figure centrali nella storia del locale sono però state anche la moglie e la sorella di Luigi (la prima, racconta Roberta, “donna apparentemente schiva e riservata, ma che a me ha trasmesso grande forza e tenacia”, la seconda, Lina, “sbrigativa, abituata a lavorare senza fare troppe domande, che ha riversato il suo amore su noi nipoti”).
Anello di congiunzione tra il nonno Luigi e l'attuale titolare è stata la gestione della madre di Roberta, Jone: “Che assieme a papà Vittorio Trentini ha avuto il coraggio di ristrutturare il locale nonostante il nonno continuasse a dire che non ce n'era bisogno, dopo ben 40 anni dalla posa del suo primo bancone. Negli anni '90, su volere di mio papà – racconta ancora la titolare – abbiamo iniziare ad usare la mortadella di 120 chilogrammi, come molti possono ricordare, che abbiamo voluto riproporre durante il concerto di Vasco due anni fa, suscitando l'entusiasmo di molti nostalgici”.
Il riconoscimento di Bottega storica, conclude Trentini: “Credo sia soprattutto un omaggio a tutti coloro che hanno contribuito nel corso degli anni a rendere il locale ciò che ognuno può apprezzare oggi, ogni giorno dalle 6 del mattino fino a sera. Io cerco di portare avanti con il massimo dell'umiltà quello che mi hanno insegnato, in un'epoca di grande cambiamento nel mondo della ristorazione, in una zona urbanisticamente trasformata con nuove palazzine e attività commerciali. Il Bar Groff col passare delle generazioni di riconferma un luogo di incontro dove le persone possono trovarsi per bere o mangiare ma soprattutto per scambiare due chiacchiere in un luogo sereno”.













