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Trento
20 settembre | 19:12

Cannabis light, il Governo vuole la stretta: stop alla vendita senza ricetta di prodotti a base di cdb. ''Antiscientifico. Pronti al ricorso''

Il 22 settembre entrerà in vigore il decreto firmato dal ministro della salute Schillaci con cui vengono qualificati come sostanza stupefacente i prodotti per uso orale a base di cannabidiolo, il cdb, un olio estratto della canapa indiana. Per l'associazione nazionale canapa sativa Italia, “la classificazione del cdb nelle sostanze stupefacenti a rischio d’abuso è antiscientifica"

foto wikipedia
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di Redazione

TRENTO. Sulla cannabis light è in arrivo una stretta. Il 22 settembre entrerà in vigore il decreto firmato dal ministro della salute Orazio Schillaci con cui vengono qualificati come sostanza stupefacente i prodotti i prodotti per uso orale a base di cannabidiolo, ovvero cbd, un cannabinoide presente nella canapa.

 

Lo stop interessa la vendita senza ricetta; quindi, gli oli e i prodotti da ingerire a base di cdb si potranno acquistare in farmacia con specifica ricetta medica.

 

L’intenzione del ministero con il provvedimento in questione non sarebbe quella di vietare la sostanza, ma di regolamentarla, rendendo il cbd un farmaco a tutti gli effetti.

 

Per l'Canapa sativa Italia, “la classificazione del cdb nelle sostanze stupefacenti a rischio d’abuso è antiscientifica. La canapa e il cbd non hanno effetti psicotropi e non sono meno sicuri rispetto a tutti i prodotti agroalimentari - spiega l'associazione, che denuncia come sul tema ci sia poca conoscenza. - La ricerca scientifica lo conferma: la cannabis legale non ha effetti psicotropi e questi prodotti sono, quindi, sicuri tanto quanto altri prodotti agroalimentari. Il cannabidiolo è sì una “sostanza farmacologicamente attiva”, ma senza alcun rischio d’abuso e senza alcun effetto stupefacente”.

 

A livello globale, il cbd è riconosciuto come sostanza non stupefacente; l'Organizzazione mondiale della sanità specifica come non debba essere inserita tra le sostanze controllate perché non crea dipendenza.

 

Secondo l'Canapa sativa Italia, il provvedimento ministeriale “che classifica, invece, il cannabidiolo come una sostanza stupefacente e a rischio d'abuso potrebbe avere ripercussioni devastanti non solo sull'uso terapeutico che verrà complicato ai limiti dell’inaccessibile, ma anche sulla coltivazione della canapa, chiudendo porte a opportunità future ancora inesplorate. Questa misura favorirà i cannabinoidi sintetici a discapito della canapa naturale e dei coltivatori italiani”.

 

Canapa sativa Italia ha lanciato, quindi, una campagna di raccolta fondi per fare ricorso al Tar contro il provvedimento.

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