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| 09 feb 2023 | 05:01

Colpita da un ictus ma viene 'curata' in psichiatria e rimane tetraplegica a 25 anni. Il dramma della famiglia: “Dimenticati da Pat e Apss. Chiediamo solo un aiuto”

Simonetta e Maurizio hanno deciso di scrivere una lettera per lanciare un grido di aiuto: “Un ultimo disperato tentativo per riuscire ad ottenere l'attenzione che meritiamo. Non vogliamo fare la guerra a nessuno ma chiediamo solo un aiuto. Se fosse successo a vostra figlia come vi sareste comportati?”

Colpita da un ictus ma viene 'curata' in psichiatria e rimane tetraplegica a 25 anni

TRENTO. ''Mamma, sarebbe stato meglio se fossi morta piuttosto che rovinarvi la vita in questo modo”. Parole terribili, che nessuno vorrebbe sentirsi dire, ma che invece a soli 25 anni Rossella ha detto alla mamma Simonetta.

La sua è una storia difficile, fatta di diagnosi sbagliate (sulle quali è in corso un processo) e di dolore ma anche di una ragazza che fra mille difficoltà sta cercando di andare avanti assieme a una mamma e un papà straordinari che non si sono mai arresi e che da anni lottano in Trentino affinché la loro figlia possa avere le cure di cui ha bisogno.

Cure che fino ad oggi in gran parte la famiglia di Rossella si è dovuta pagare, a partire dalla fisioterapista senza che, spiegano i genitori, "Provincia, Azienda sanitaria, Comunità di Valle e Comune facessero qualcosa".

 

Anzi, Rossella, sua padre e sua madre, si sono trovati in mezzo all'inferno ed hanno potuto contare solamente sulle proprie forze.

 

Ma a tutto c'è un limite ed è per questo che nei giorni scorsi Simonetta e il marito Maurizio hanno deciso di prendere carta e penna e di scrivere una lettera per chiedere aiuto, per chiedere quel sostegno che fino ad oggi sembra essere mancato a loro e alla figlia Rossella, oggi tetraplegica.

 

IL MALORE E LA DIAGNOSI SBAGLIATA

Tutto è iniziato nell'agosto del 2020 quando Rossella ha avvertito i primi sintomi di un malessere.

Uno star male che immediatamente ha preoccupato i genitori che hanno deciso di portare la figlia all'ospedale di Cles. Qui è stata sottoposta ad una tac che però non avrebbe fatto vedere nulla di particolare ai medici.

 

Le condizioni della giovane con le ore sono peggiorate e i sanitari hanno collegato questa situazione a problemi di tipo “emotivo”. E' stata quindi trasferita a Trento e seguita come paziente con problemi psichiatrici.

 

Ad una seconda tac i radiologi non hanno trovato ancora nulla e solo successivamente, a seguito di una risonanza magnetica, sono stati trovati i danni gravi provocati da un ictus ischemico al ponte encefalico.

Come già detto, si è aperta poi anche una vicenda giudiziaria che dovrà chiarire quello che è successo e stabilire di chi sono le colpe.

 

IL DOLORE E L'ODISSEA DELLE CURE

La vita di Rossella e quella della sua intera famiglia non sono più state le stesse. Dopo 15 mesi di ospedalizzazione, fra Trento e Pergine, Rossella è tornata finalmente a casa. Ma costretta su una sedia a rotelle e con ulteriori problemi fisici. E qui, purtroppo, per la giovane e la sua famiglia è iniziata una vera e propria odissea che va avanti ancora oggi fra mille difficoltà, fra spese sanitarie enormi e tantissimi problemi che invece di diminuire si sommano l'uno con l'altro e sembrano non finire mai.

 

“L'abbandono - ci racconta Simonetta - è partito proprio dall'inizio. Possiamo dire che se ne sono lavati le mani tutti, non hanno voluto darci nemmeno la fisioterapista a casa per questioni burocratiche e normative”. Una situazione che la famiglia ha dovuto dunque risolvere in autonomia, affidandosi ad una professionista per riuscire ad aiutare Rossella.

Ma non solo. Per riuscire a seguire il percorso di cura e le sedute di terapia che la figlia doveva fare, Simonetta e Maurizio per un certo periodo hanno anche dovuto prendere in affitto un piccolo appartamento nella zona di Pergine. Una situazione che ha portato la famiglia a dividersi.

 

“Io mi sono trasferita in questo appartamento da sola – ci spiega Simonetta – per riuscire a seguire nostra figlia. Di conseguenza la nostra famiglia si è dovuta separare. Mio marito e i nostri altri due figli sono rimasti a Cles, rispettivamente per il lavoro e per la scuola. Tutto questo ha avuto un impatto molto forte, ha portato ad un disagio emotivo per tutti”.

Al disagio familiare si è poi sommato quello economico. "Dalla Provincia e dall'Azienda sanitaria non sono arrivati sostegni o accompagnamenti di nessun genere, da semplici aiuti per avere, per esempio, un lavandino adatto a Rossella fino ai sostegni necessari in bagno" spiega Simonetta. 

Ma i problemi non erano però purtroppo finiti. A fine gennaio 2022, Rossella, “dopo aver ricevuto un (errato) inoculo di tossina botulinica - spiega ancora la madre - ha dovuto aspettare ben sei mesi per avere un ciclo di fisioterapia”. Nel frattempo, grazie sempre ad uno sforzo immane, Simonetta e Maurizio sono riusciti a riunire la famiglia sotto lo stesso tetto della originaria casa di Cles.

Una casa, però, non del tutto adatta per le esigenze di Rossella. L'appartamento dove vive con la famiglia si trova al terzo piano. Per riuscire a scendere è stato installato una sorta di “cingolato” che però gli causa non pochi problemi. “Mia figlia – ci spiega la madre Simonetta – è chiusa in casa da settembre. Appena scende le scale si sente male, deve fermarsi per almeno un'ora e ha poi conseguenze per giorni”. Rigidità, paura, problemi di stomaco sono gli effetti che questo cingolato provoca su Rossella. Oltretutto, spesso si blocca e richiede maggiore sforzo e tempo per farlo riprendere.

C'è poi anche la questione dei permessi di lavoro che il padre deve continuamente chiedere per via delle leggi obsolete e non aggiornate della 104. Le domande fatte sono sempre state respinte in quanto Rossella non è sua figlia naturale.

 

Per cercare di risolvere in parte questi problemi Simonetta e Maurizio si sono messi subito alla ricerca di un'altra abitazione senza però ottenere risultati.
 

“Non chiediamo una casa a vita – ci spiega Simonetta – perché vogliamo costruircela appena avremo i soldi. Ma al momento cerchiamo una casa adatta anche per le esigenze di nostra figlia, al piano terra o con l'ascensore , che possa avere gli spazi sufficienti per la sedia a rotelle. Abbiamo chiesto al Comune, alla Comunità di Valle, ma la risposta è sempre stata negativa, anche perché le cosiddette case Itea a Cles spesso o non hanno l'ascensore o sono sprovviste degli spazi adeguati”.

 

Una situazione drammatica che Rossella e i suoi genitori Simonetta e Maurizio con gli altri due figli di 13 e 17 anni, stanno vivendo. La lettera che hanno deciso di mandare i giorni scorsi il padre e la madre della 25enne è una richiesta di aiuto messa nero su bianco. “Un ultimo disperato tentativo – spiegano – per riuscire ad ottenere l'attenzione che meritiamo. Non vogliamo fare la guerra a nessuno ma chiediamo solo un aiuto. Se fosse successo a vostra figlia come vi sareste comportati?”.

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