Bloccata a 10 anni in un 'orfanotrofio' in Messico: “Violati i diritti fondamentali della bimba”. L'appello dal Trentino: “Silenzio dalle istituzioni, intervenire in modo coeso"
La storia di Elena Marini e di sua figlia, bloccata da mesi in un 'orfanotrofio' in Messico, l'appello di Demagri (Casa Autonomia), De Bertolini (Partito Democratico) e Filippo Degasperi (Onda): "E' indispensabile un'azione ad ampio raggio, determinata e ferma nel pretendere che le autorità messicane garantiscano quei diritti fondamentali non negoziabili, permettendo il ricongiungimento della madre alla figlia o quantomeno della figlia ai nonni materni"

TRENTO. Una madre che lotta per riavere sua figlia, una bambina di soli 10 anni che si è vista privata di quello che a tutti gli effetti è stato da sempre il suo unico riferimento genitoriale stabile e infine un mondo, quello della politica (sia a livello locale che nazionale) che non sembra essersi ancora attivato coralmente per trovare una soluzione. È in questo dramma che stanno vivendo da mesi (per la precisione, dal 16 agosto dello scorso anno) Elena Marini, 43enne trentina di Borgo d'Anaunia, e la figlia, nata a sua volta in Trentino, a Cles, e oggi rinchiusa in una struttura per minori orfani o maltrattati a Oaxaca, nel sud del Messico, dopo un discusso processo di allontanamento dalla madre, seguito ad un'accusa (senza alcuna prova) di violenza familiare. Secondo quanto ricostruito (Qui Articolo), nelle poche ore passate dalla madre con le autorità (la donna è in seguito stata rilasciata) le sarebbe stata tolta la custodia della bambina, poi portata in una struttura per minori gestita dal servizio Dif (Sistema nazionale per lo sviluppo integrato della famiglia) ad Oaxaca, dove Marini ad oggi non può visitarla o avere contatti con lei. Ora, per denunciare l'accaduto e chiedere alla politica provinciale e nazionale di entrare in azione “in modo coeso prendendo posizione e fornendo ogni aiuto possibile” sono intervenuti tre consiglieri di minoranza, Paola Demagri (Casa Autonomia), Andrea De Bertolini (Partito Democratico) e Filippo Degasperi (Onda), presentando anche un'interrogazione in Consiglio e parlando esplicitamente di “violazioni dei diritti fondamentali della minore”.
LA STORIA
Come spiegano i tre infatti, a giocare un ruolo centrale nella vicenda è la figura del padre della bimba (di origine messicana), che non l'ha mai riconosciuta (Marini aveva deciso di andarsene dal Messico, partorendo la figlia in Italia, dopo essersi allontanata da lui) e che ora, dopo 10 anni e dopo le accuse rivolte alla stessa Marini, avrebbe richiesto il test del Dna forse, questo è il timore, per togliere definitivamente la custodia della bambina alla madre: “Per le informazioni che abbiamo ricavato – dice De Bertolini – riferendoci come fonti sia alla famiglia materna della piccola che all'ufficio del Garante dei minori di Trento, che si era attivato negli scorsi giorni per creare un ponte con l'autorità consolare italiana in Messico, è palese la macroscopica violazione dei diritti umani fondamentali della minore”. Minore che, ricordiamo, ha vissuto per i primi due anni della sua vita in Val di Non, trasferendosi solo in seguito con la madre (di professione fotografa) in Messico e facendo rientro in Italia dalla famiglia materna in modo saltuario ma costante. Un nodo fondamentale, visto che la minore è cittadina italiana e non possiede ad oggi alcuna altra cittadinanza: “Se non fosse accaduto quanto si sta denunciando – continuano i tre consiglieri – sarebbe ritornata in Italia a settembre 2023 per poter proseguire il corso di studi primario. In questo, realisticamente, il 'movente' che ha indotto il padre biologico ad oggi ancora non riconosciuto ad agire 'abusando del processo' messicano, forse anche complice di una condizione di agiatezza economica che gli consente di esercitare in tal senso una strategia cinica funzionale al sottrarre la minore alla madre”.
Nella sostanza, dicono Demagri, De Bertolini e Degasperi: “La minore è stata sottratta alla madre ed è stata privata (collocandola in istituto e vietandole i rapporti con la madre) dell'unico riferimento genitoriale stabile che ha sempre avuto. In questo momento, per quel che si è appreso, la piccola sta vivendo una condizione di autentica profonda sofferenza mentre la madre, Elena Marini, rimane ad oggi ex lege unico genitore riconosciuto, ai sensi della legge italiana e internazionale. Dall'agosto 2023 per una non chiara (per certi aspetti definibile anche, per le informazioni di cui disponiamo, strumentale quanto ingiusta) procedura di allontanamento, la minore non ha ancora rivisto la madre Elena Marini”. Ad oggi, come anticipato, alla 43enne sarebbe stato notificata una misura di protezione con il divieto di avvicinarsi o comunicare con sua figlia e ad entrambe sarebbero stati ritirati i passaporti (e la paura, in ogni caso, per De Bertolini è che nel momento in cui Marini dovesse eventualmente uscire dai confini messicani, rientrare sarebbe poi difficile).
L'ASPETTO GIURIDICO
A fronte di tutto questo, per i tre consiglieri quel che pare confermato è come le autorità consolari italiane in Messico “non siano mai state informate dalle autorità messicane che si occupano del caso, né tantomeno dall'autorità giudiziaria messicana”. Così “nessuna informazione sulla minore (cittadina italiana), allontanata dalla madre (cittadina italiana) è pervenuta al ministero degli Esteri e/o della Giustizia italiani per eventuale attivazione di un sistema di cooperazione giudiziaria internazionale che dovrebbe attivarsi (o avrebbe dovuto attivarsi) in casi come quello di cui ci occupiamo, in cui una minorenne nostra connazionale, residente in Italia, si trovi in una situazione di grave pregiudizio in un altro Paese. Non si trascuri infatti come la bambina non è una cittadina messicana e neanche una richiedente asilo e/o una rifugiata in Messico ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951. Inoltre, risiedono in Italia i nonni materni, con i quali lei ha vissuto e che sono disposti ad accoglierla. Per tali ragioni la minore disponeva e dispone ad oggi di un vero e proprio diritto a che le autorità italiane, fossero ritualmente informate del suo caso e della sua situazione per poter (dovere, in realtà) avviare immediatamente tutte le procedure necessarie per la tutela del suo superiore interesse in concreto come sancito dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989 (firmata e ratifica dal Messico)”.
D'altra parte anche nell'ordinamento giuridico messicano i trattati, gli accordi e le convenzioni internazionali costituiscono fonte del diritto e secondo la giurisprudenza messicana quelle stesse convenzioni sono in sostanza equiparate con le norme costituzionali, risultando dunque non derogabili. “Quel che appare sin d'ora con forza – scrivono i tre consiglieri – è l'aver le autorità messicane, assecondando le richieste del padre biologico (tuttavia ad oggi non ancora legalmente riconosciuto), assunto molteplici comportamenti e decisioni che hanno violato i diritti fondamentali della minore. Le autorità messicane per certo, in violazione delle norme internazionali, da loro stesse recepite, hanno pretermesso il superiore interesse della minore. Non hanno rispettato il presupposto giuridico (oggettivo) della (unica) cittadinanza italiana della minore, i legami con il proprio paese di nazionalità e residenza, la relazione con i nonni materni, ma soprattutto non pare abbiano attivato un procedimento in cui la minore sia stata adeguatamente ascoltata”. Infatti, riportano i consiglieri, la stessa bambina (alla quale sarebbe stato permesso un collegamento digitale con la nonna materna) avrebbe rifiutato la possibilità di avere contatti con il padre, richiedendo esplicitamente di vedere piuttosto la madre, da sempre per lei figura genitoriale di riferimento.
"L'ORFANOTROFIO" IN MESSICO
Come anticipato, la bambina si trova in una condizione delicata di profonda prostrazione: “Appare evidente – dicono Demagri, De Bertolini e Degasperi – che essendo stata allontanata dalla madre da diversi mesi, suo unico genitore, 'bloccata' in modo coatto in Messico anche se avrebbe dovuto proseguire le elementari in Italia, si trovi a vivere una condizione di grave danno e rischio per la propria salute psicofisica che può arrecare pregiudizio al proprio percorso di crescita e alla sua stessa vita”. In altre parole, le autorità messicane avrebbero dovuto agire attivando le autorità italiane competenti tenendo bene in mente la valutazione del superiore interesse del minore, che oggi si trova tra l'altro a vivere all'interno di un centro di accoglienza in condizioni, per usare un eufemismo, non certo ottimali. Secondo i consiglieri provinciali si tratta infatti di strutture “sovraffollate” all'interno delle quali la maggior parte dei minori messicani presenti “sono coloro che hanno tentato di attraversare il confine con gli Stati Uniti, ma si sono visti respingere o rimpatriare dalle autorità statunitensi. Spesso questi minori hanno esperienze di vita devastanti, ben lontane dal contesto nel quale vive la piccola”.
L'INTERROGAZIONE E LA SITUAZIONE IN TRENTINO
In Trentino nel frattempo l'Ufficio del Garante per i minori si è come detto attivato, istruendo un fascicolo e contattando le autorità consolari italiane in Messico per reperire informazioni e chiedere sostengo per la minore e la madre: “Tuttavia è indispensabile un'ulteriore azione ad ampio raggio – continuano i tre – determinata e ferma nel pretendere che le autorità messicane garantiscano quei diritti fondamentali non negoziabili in tal modo permettendo il ricongiungimento della madre alla figlia o quantomeno della figlia ai nonni materni”. Ed è proprio per questo che dalla vicenda è scaturita anche un'interrogazione nella quale Demagri, De Bertolini e Degasperi chiedono al presidente della Provincia di Trento se intenda “sollecitare il governo italiano per attivare la procedura per riportare al più presto in Italia e riaffidare alla madre la piccola, il cui benessere è la priorità assoluta e per sostenere la madre per tutto quanto necessario”.
“Il problema è anche politico – aggiunge Degasperi – di fatto abbiamo due cittadine italiane 'sequestrate' in Messico, private di passaporto e di libertà di movimento. Quello che ci ha stupito è il silenzio che è seguito al diffondersi dell'informazione: quando diversi soggetti ci hanno chiamato per occuparci di questa vicenda, ci siamo incontrati proprio sull'obiettivo di superare questo silenzio. Personalmente, mi sarei aspettato una presa di posizione chiara e immediata dalle nostre istituzioni, sia a livello locale che a livello nazionale. Si stanno muovendo, certo, le autorità diplomatiche in loco, ma non possiamo evidentemente limitarci ad apprezzare il lavoro delle autorità consolari in Messico. Siamo davanti a cittadine italiane di origine trentina che si trovano in difficoltà e dobbiamo avere delle risposte anche da parte di chi i trentini li rappresenta per mandato politico”.
“Hanno subito un'ingiustizia – precisa poi Demagri – un approccio disumano, e meritano attenzione sia a livello territoriale che nazionale, possibilmente riuscendo a portare la questione oltre i confini. Noi speriamo che la vicenda possa determinare un coinvolgimento trasversale a tutte le istituzioni, per dare un contributo e arrivare alla soluzione del problema. Lo stesso sindaco di Borgo d'Anaunia, Daniele Graziadei, si è interessato alla problematica e si sta attivando nella comunità per far confluire alcune sue azioni in questo percorso. È necessario infatti un supporto alla famiglia che ancora vive in Trentino, perché loro possano poi essere di supporto ad Elena e a sua figlia. Sappiamo che la nonna ha intenzione di andare in Messico, trasferendosi per vicinanza con la figlia e per poter vedere la nipote. Speriamo che le autorità della Provincia si attivino per non lasciarla sola ma per sostenerla in questa sua iniziativa, a maggior ragiona se pensiamo che la città di Oaxaca è gemellata con la Vallagarina, il che significa che da anni si sono intessuti dei rapporti che speriamo possano facilitare questo percorso".
“Al di là dell'aspetto formale – conclude invece De Bertolini – la nostra intenzione è quella di rivolgerci all'intero consesso consiliare per ottenere una dimensione coesa, ferma e decisa nell'attivare ogni canale istituzionale possibile per permettere come prima cosa che la minore sia tolta da quel luogo infernale e che possa poi ricongiungersi con la madre o con membri della famiglia materna. Un articolo uscito sulla stampa messicana tra l'altro, contestualizza la vicenda in una dimensione sociale, quella messicana, di reati o di condotte di genere pregiudizievoli nei confronti delle donne: il tema della prevaricazione di genere è di stringente attualità”.












