Mia sorella Eleonora, vittima di femminicidio e quelle foto pubblicate con chi è l'unico indagato per il suo omicidio: il dolore di una famiglia in attesa di giustizia
Lettera di Erika Perraro che per l'ennesima volta ha ritrovato sui giornali la foto di sua sorella guancia a guancia con quello che per le sentenze di primo e secondo grado è il suo assassino. Tra 20 giorni ci sarà l'ultimo grado di giudizio ma intanto il dolore resta enorme: ''Vi prego di avere il rispetto per una madre ed un padre che hanno perso una figlia e che lottano ed ancora camminano a testa alta per ottenere giustizia. Non potrò mai capire il dolore e il vuoto incolmabile di mia madre perché un legame madre-figlia è unico. Né quello di mio padre. Capisco però il mio. Di sorella. Devastante. Ogni giorno''

ROVERETO. ''Una giornata come tutte le altre. Come tutte le altre di questi ultimi tre anni e mezzo. Esco per andare al lavoro, vado al bar per un caffè, sfoglio un giornale, nel cuore mi salta un battito. Eccola lì. Mia sorella abbracciata all’unico indagato per omicidio. Una foto che abbiamo chiesto come famiglia ripetutamente di non pubblicare perché getta vetriolo su una ferita aperta e ancora copiosamente sanguinante''. Comincia così la lettera di Erika Perraro sorella di Eleonora barbaramente uccisa il 5 settembre del 2019 secondo due sentenze, primo e secondo grado, dall'ex marito Marco Manfrini già condannato all'ergastolo.
Un delitto terribile, efferato, spietato come lo hanno definito gli stessi giudici. E tra 40 giorni, finalmente, dopo anni di udienze, perizie, incontri, fatiche fisiche e psicologiche, la famiglia di Eleonora potrebbe mettere la parola fine a questa devastante vicenda giudiziaria con l'ultimo atto davanti alla Corte di Cassazione. Oggi sul quotidiano l'Adige è stata data notizia della cosa e per Erika è stato l'ennesimo colpo al cuore rivedere stampata in bella vista la foto della sorella guancia a guancia, sorridente, con quello che per due tribunali su tre è stato il suo carnefice. E poi si riporta la versione della difesa di Manfrini che spiega come ''il processo sia tutta da rifare'' e accusa che ''sarebbe mancato l'affidamento di una perizia super partes per stabilire l'esatta dinamica della morte''.
Ecco la lettera di Erika Perraro (la pubblichiamo qui sotto integralmente) per spiegare quanto sia difficile anche solo elaborare il lutto quando si è invischiati nella macchina giudiziaria di un processo tanto lungo e doloroso e come i media, troppe volte, complicano le cose.
Una giornata come tutte le altre. Come tutte le altre di questi ultimi tre anni e mezzo. Esco per andare al lavoro, vado al bar per un caffè, sfoglio un giornale, nel cuore mi salta un battito. Eccola lì. Mia sorella abbracciata all’unico indagato per omicidio. Una foto che abbiamo chiesto come famiglia ripetutamente di non pubblicare perché getta vetriolo su una ferita aperta e ancora copiosamente sanguinante.
Tra 40 giorni saremo a Roma in Cassazione ove è chiamato il terzo grado contro il presunto omicida, già condannato all’ergastolo nel primo e nel secondo grado. Presenti fisicamente pronti ad ascoltare per la terza volta una sentenza. Oltre ad essere psicologicamente devastante rivedere certe foto, leggere i titoli è agghiacciante. Come ho sempre detto i processi si svolgono nelle aule dei Palazzi di Giustizia. Le informazioni mediatiche sono decisamente falsate. Non voglio entrare nello specifico della questione. Ma chiedo almeno che siano veritiere e chiare. Nel leggere l’articolo (pubblicato dall'Adige il 10 marzo dal titolo ''Femminicidio Perraro, l'ultimo atto'' ndr) sembra che i giudici siano comparsi dal nulla, ad un certo momento del processo e che, cosa gravissima non ci sia effettuata un’autopsia super partes.
Non è così. Alle 15 del 6 settembre 2019 il corpo martoriato, distrutto di mia sorella Eleonora veniva accuratamente analizzato da un perito del Procuratore della Repubblica. Parte pubblica. L’autopsia c’è stata. E non era presente solo un Professore dell’Università di Medicina di Verona , medico-legale ma anche un nostro perito di parte che ha totalmente avallato la suddetta perizia.
Vi prego di avere il rispetto per una madre ed un padre che hanno perso una figlia e che lottano ed ancora camminano a testa alta per ottenere giustizia. Non potrò mai capire il dolore e il vuoto incolmabile di mia madre perché un legame madre-figlia è unico. Né quello di mio padre. Capisco però il mio. Di sorella. Devastante. Ogni giorno. Ogni giorno si rinnova e alimenta sentendo le notizie di povere donne massacrate dai loro compagni. Perché penso a cosa provano i familiari: quel vuoto, quell’angoscia, quell’incredulità e quella voglia di non alzarsi più dal letto che inizialmente pervade ogni cellula del corpo. Perché anche Eleonora, la mia Ele è stata tra queste. Perché tante continuano a fare la stessa fine. Con questo processo ora a Roma e con questa terza sentenza non ci sarà una fine alla nostra lotta e ad il nostro impegno. Andremo avanti in ogni modo e con ogni mezzo possibile per ottenere tutela per tutte le donne ancora in vita. Eleonora è morta. Massacrata. Torturata. Non deve succedere ad altre.
Ringrazio tutti per l’attenzione. Distinti saluti.














