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Belluno
24 febbraio | 16:43

Dall'infermiere di famiglia alla prevenzione specifica: in arrivo nel Bellunese quasi 500mila euro per la domiciliarità integrata di anziani e disabili

La Fondazione Cariverona ha destinato quasi mezzo milione di euro a tre progetti sul territorio bellunese per la cura delle persone fragili: ecco le iniziative messe in campo

BELLUNO. “Sono fiducioso che il nostro rilevante impegno in questo ambito sia di stimolo ai territori per garantirne le prospettive di sviluppo e di sostenibilità”. Sono queste le parole con le quali Alessandro Mazzucco, il presidente di Fondazione Cariverona (da oltre 30 anni impegnata nell'attivazione, sostegno e promozione di progetti di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico), annuncia il sostegno a tre progetti innovativi di domiciliarità integrata per anziani e disabili nella provincia di Belluno, dove verranno assegnati fondi dalla Fondazione pari a circa 480mila euro.

 

Al centro delle iniziative, dice l'ente, lo sviluppo di nuovi modelli di governance (territorialmente coordinati, efficaci e sostenibili) per la cura della fragilità. I contributi saranno erogati a tre enti capofila, che nei mesi scorsi hanno presentato la domanda: il Comune di Sedico, il Comune di Borgo Valbelluna e Servizi Sociali Assistenziali Ser.s.a. Srl. La decisione, dice la fondazione, è stata presa negli scorsi giorni dal Consiglio di amministrazione, che ha complessivamente deliberato il sostegno a 12 iniziative per un totale di 2,84 milioni di euro nei cinque territori di riferimento (Belluno, Verona, Vicenza, Mantova e Ancona).

 

Secondo un rapporto dell'associazione Italia Longeva, dice la Fondazione: “Il 17% degli over 60 che abita nella Provincia di Belluno vive in una condizione di fragilità moderata o severa, con un impatto rilevante sul sistema sanitario. Dall'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia o di comunità allo sviluppo di programmi di prevenzione legati alla sicurezza degli ambienti domestici, fino alla creazione di centrali operative uniche, le proposte selezionate da Cariverona mirano a innovare l'attuale offerta di domiciliarità integrata, superando un approccio puramente prestazionale e frammentato. Particolare attenzione è stata riservata ai progetti che permetteranno a persone anziane e disabili di continuare a vivere nei propri ambienti di vita. Tra gli obiettivi delle iniziative anche un maggior allineamento delle risposte assistenziali ai bisogni degli utenti e la sperimentazione di programmi personalizzati, con erogazione flessibile”.

 

Nel dettaglio, a Sedico verrà fornito un contributo di 170mila euro per un progetto che mira a introdurre la figura dell'infermiere di famiglia o di comunità (Ifoc): “L'obiettivo – dice Cariverona – è garantire continuità assistenziale fornendo un punto di riferimento chiaro alla persona fragile, al suo caregiver e alla sua famiglia. L'iniziativa si fonda sulla collaborazione del Comune di Sedico (attraverso la sua azienda Sedico servizi), dell'azienda Ulss 1 e della Cooperativa Itaca. Il raggio di azione dell'Ifoc si snoderà lungo tre direttrici. A livello ambulatoriale erogherà cure semplici e a bassa complessità svolgendo una funzione di prevenzione e promozione della salute. Sul piano domiciliare fornirà cure a bassa complessità, garantendo la continuità assistenziale attraverso l'attivazione della rete territoriale. A livello sociale farà da connettore, attivatore e coordinatore della rete assistenziale”.

 

Altri 170mila euro verranno invece assegnati a Servizi Sociali Assistenziali Ser.s.a. Per il progetto “Sicuri e a lungo in casa propria”. L'iniziativa, spiega la Fondazione Cariverona: “Punta a migliorare l'offerta di servizi per persone non autosufficienti o con disabilità attraverso il rafforzamento della prevenzione e un sistema di allertamento precoce in relazione a patologie croniche potenziali. L'obiettivo è realizzare un programma di prevenzione specifico, verificando la situazione di salute della persona fragile in correlazione alla sicurezza del suo ambiente domestico, all'interno del quale spesso rischiano di verificarsi incidenti invalidanti. I partner del progetto sono i Comuni di Belluno, Ponte nelle Alpi, Longarone e Limana. La progettualità fa riferimento, per la sua implementazione, ai servizi dell'Ulss1, alle aziende di servizi con strutture residenziali, ai centri diurni e al Sad”.

 

A Borgo Valbelluna infine, con il progetto “Il filo di casa in casa”, verranno assegnati 140mila euro per la promozione di “una nuova cultura della domiciliarità, centralizzata e attenta ai bisogni emergenti che arrivano dal territorio. L'obiettivo del progetto è costituire un'unica Centrale operativa all'interno della quale operino più figure professionali (assistente sociale, infermiere, Oss, tecnico manutentore, fisioterapista, psicologo eccetera) in grado di sostenere e favorire la permanenza di anziani, fragili e non autosufficienti, nel loro domicilio. Le attività, rivolte a persone fragili, famiglie, carepartner, comunità e professionisti, mirano a fornire alcune prestazioni chiave per la salute in modo sistematico e capillare”.

 

“I mutamenti in atto nella tipologia e nella distribuzione delle condizioni di salute della popolazione – conclude Mazzucco – hanno un impatto sempre più rilevante sia sull'assistenza ospedaliera, sia su quella territoriale e domiciliare. Il nostro Paese, con la popolazione più vecchia d'Europa, deve orientare la sanità alla gestione delle cronicità dei pazienti a domicilio, offrendo percorsi di qualificata assistenza medico-infermieristica per supportare il paziente presso la propria abitazione, assicurando serenità a tutti i soggetti fragili, adottando tutte le misure necessarie per poterli monitorare e gestire a domicilio”.

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