"Denuncia sottovalutata e valutazione errata". L'ammissione della procura di Treviso. Fandaj ha premeditato il delitto. La cronistoria dell'omicidio di Vanessa Ballan
Il procuratore della repubblica di Treviso Marco Martani l'ha ammesso durante la conferenza. "Si poteva però decidere per il divieto di avvicinamento, cosa che non è stata fatta e che a posteriori sembra essere stato un errore di valutazione da parte del sostituto procuratore che si occupava del fascicolo aperto nei confronti del 40enne per il reato di stalking". L'omicida ha provato per due volte a depistare le indagini ed è stato fermato dai carabinieri in borghese: nella notte avrebbe provato la fuga

RIESE PIO X. Il giorno dopo l'efferato omicidio di Vanessa Ballan da parte di Bujar Fandaj, il 40enne kosovaro arrestato ieri dai carabinieri in borghese nella propria abitazione mentre si preparava a scappare dall'Italia (si era appena fatto la doccia , aveva il passaporto pronto e il giorno precedente aveva attivato un'altra utenza telefonica), è il momento della ricostruzione dei fatti e delle domande.
Ma veramente quanto accaduto nella villetta di Spineda, piccola frazione del comune di Riese Pio X, non si poteva evitare? Vanessa, 27 anni, mamma di un bimbo di 4 anni e incinta del secondo figlio poteva essere salvata dalla furia di un uomo violento, aggressivo e possessivo che, già nei mesi precedenti, aveva dimostrato di essere pericoloso?
Che sia stato commesso un errore di valutazione è evidente. In maniera clamorosa. Per stessa ammissione del procuratore della repubblica di Treviso Marco Martani durante la conferenza stampa tenutasi quest'oggi.
“Forse si poteva chiedere una misura di divieto di avvicinamento - queste le sue parole - ma la collega che ha seguito il gruppo fasce deboli non ha ritenuto l’esistenza di un pericolo imminente. Non c'erano gli estremi per prendere l'unico provvedimento che avrebbe potuto impedire a Fandj di assassinare Vanessa ovvero l'arresto in carcere. Si poteva però decidere per il divieto di avvicinamento, cosa che non è stata fatta e che a posteriori sembra essere stato un errore di valutazione da parte del sostituto procuratore che si occupava del fascicolo aperto nei confronti del 40enne per il reato di stalking".
Fandaj, che non ha proferito parola con gli inquirenti ed ha trascorso la sua prima notte in carcere, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato: le aggravanti sono la premeditazione, lo stato di gravidanza della vittima, la relazione sentimentale tra i due e la condotta persecutoria dell'uomo. "Restando fermi questi elementi - ha aggiunto Martani - la pena è l'ergastolo e viene precluso il ricorso al rito abbreviato".
La storia e le successive molestie.
Tra Vanessa Ballan e Bujar Fandaj c'era stata una storia che era durata circa un anno, iniziata nell'estate del 2022. I due si erano conosciuti nel supermarket dove la donna lavorava. La scorsa estate la 27enne aveva deciso d'interrompere la relazione clandestina: si era trattato di un "errore" e non voleva che Nicola, il compagno di una vita, l'uomo con cui stava sin dai tempi delle scuole, ne venisse a conoscenza. Fandaj, però, non aveva accettato la cosa e, anzi, durante il mese di agosto si era recato presso il luogo di lavoro di Vanessa e l'aveva minacciata con una frase che lasciava poco spazio all'immaginazione.
"Ti ammazzo" le aveva detto e poi le aveva dato una forte spinta, facendola finire a terra. Qualche giorno dopo, il 26 agosto, si era introdotto nell'abitazione dove la donna viveva con il marito cercando di convincerla a lasciarlo per mettersi con lui. Era stato respinto e, in quell'occasione, non vi erano stati episodi di violenza.
Successivamente, però, erano proseguite le vessazioni e l'attività persecutoria dell'omicida si era fatta incessante, con continue visite sul luogo di lavoro ("veniva qui anche quattro volte in un'unica mattina" racconta un collega) e messaggi whatsapp, che la stessa donna cancellava per evitare venissero letti dal compagno.
A tutto questo bisogna aggiungere i video minacciosi che l'omicida postava su Tik Tok dal contenuto inquietante. Nell'ultimo, che ha come sfondo una sua foto in primo piano, il messaggio recita: "Sono fatto così. Ti do cuore, trasparenza, sincerità, ma non pensare mai di fottermi perché se mi cadi dal cuore non ci risali più". E in un altro, addirittura, affermava che "mia madre mi ha cresciuto come la persona più gentile e dolce che tu abbia incontrato, ma se mi manchi di rispetto scoprirai perché porto il cognome di mio padre".
La denuncia.
Per un paio di mesi Vanessa Ballan ha sopportato in silenzio, poi non ce l'ha più fatta: in seguito alle minacce di lui di pubblicare sul web alcuni video riguardanti loro momenti d'intimità, aveva confidato tutto al compagno. Che, immediatamente, l'aveva convinta a denunciare quell'uomo e l'aveva accompagnata dai carabinieri. I fatti erano evidenti, le "prove" chiarissime eppure a carico di Fandaj non è stato preso alcun provvedimento.
Subito la casa di Altivole dove vive il 40enne era stata perquisita dai carabinieri di Castelfranco: durante il controllo erano stati rinvenuti e sequestrati un computer e tre telefoni cellulare, uno dei quali sembra contenesse le immagini intime oggetto di minaccia.
"A quel punto - ha aggiunto Martani - Fandaj avrebbe smesso d'importunarla. Eravamo in attesa della relazione tecnica sul contenuto dei telefonini, che avrebbe potuto dirci cosa l'uomo scriveva alla vittima e la cronologia di quei messaggi. Ma il documento non è ancora arrivato. La valutazione fatta dall'ufficio era di un caso che non avesse i requisiti dell'urgenza: la cosa purtroppo si è rivelata tragicamente infondata".
L'omicidio.
Nella tarda mattinata di martedì 19 dicembre, Fandaj è uscito di casa in bicicletta con una sacca, contenente un martello, due coltelli da cucina e altri arnesi da scasso. Si è mosso in bici, probabilmente, per non essere notato. E' penetrato indebitamente all'interno dell'abitazione rompendo un vetro con il martello e poi ha aggredito la 27enne, sferrandole sette coltellate, più d'una mortale. Ma non solo perché sul volto di Vanessa c'erano anche i segni di percosse violente e numerosi tagli alle mani, segno tangibile di come la donna abbia provato a difendersi dalla furia omicida del suo aggressore.
A ritrovarla, sulla porta di casa, è stato il compagno Nicola Scapinello che, assieme ad un vicino di casa, hanno allertato immediatamente i soccorsi. Quando sono giunti sul posto i sanitari del Suem non hanno però potuto far altro che constatare il decesso della donna. Troppo gravi le ferite riportate. L'omicidio è avvenuto indicativamente verso le 11.40: Vanessa Ballan ha risposto ad un messaggio delle 11.21, ma non a quello che ha ricevuto alle 11.47.
Dopo l'omicidio.
Fandaj si è dato alla fuga e, prima di nascondersi nei terreni agricoli tra Riese Pio X e Altivole, si è anche recato a bere un caffè in un bar che frequentava e dove lo conoscevano. Ha provato per due volte a depistare le indagini, prima chiamando il 112, confessando l'omicidio e annunciando che il giorno seguente si sarebbe costituito spontaneamente alla caserma dei carabinieri. Per compiere quest'operazione ha tolto la sim dal proprio cellulare per evitare di essere localizzato dalle forze dell'ordine: le chiamate ai numeri d'emergenza possono infatti essere effettuate anche senza la scheda all'interno del telefono cellulare.
Successivamente ha postato sul proprio profilo instagram una stories con una foto del confine tra Italia e Slovenia per indurre gli investigatori a pensare che fosse prossimo a lasciare il Paese cosa che, probabilmente, avrebbe fatto nella notte.
L'arresto.
In serata l'uomo, cercando di sfruttare il "fattore buio" è rientrato a casa, dove aveva già il passaporto pronto. Si è fatto una doccia, prima di essere bloccato dai carabinieri in borghese che, sin dal pomeriggio, presidiavano la sua abitazione. Condotto in caserma, è stato poi trasferito in carcere. Domani, al massimo venerdì, ci sarà l'udienza di conferma e il primo interrogatorio.













