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Bolzano
13 dicembre | 11:13

Fertilizzanti contaminati per l'agricoltura biologica: centinaia di sacchi sequestrati. Amministratori di due aziende altoatesine accusati di gestione illecita di rifiuti

Oltre 60 i carabinieri entrati in azione nella mattinata di oggi (mercoledì 13 dicembre) nelle Province di Trento e Bolzano per dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo disposto negli scorsi giorni dal Gip del Tribunale di Bolzano: ecco cos'è successo

Fertilizzanti contaminati per l'agricoltura biologica: centinaia di sacchi sequestrati
Foto d'archivio

BOLZANO. Ceneri contaminate utilizzate per produrre fertilizzanti destinati all'agricoltura biologica: scattano i sequestri in Trentino Alto Adige. A scoprirlo sono stati i carabinieri del Gruppo per la tutela ambientale e la sicurezza energetica, entrati in azione questa mattina (mercoledì 13 dicembre) con ben 60 militari per dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo disposto nei giorni scorsi dal Gip del Tribunale di Bolzano, su richiesta della locale Procura della Repubblica che coordina l'inchiesta.

 

Le indagini, condotte dai carabinieri del Noe di Trento, a seguito di minuziose verifiche effettuate in alcuni impianti di cogenerazione in Alto Adige, hanno consentito di accertare che le ceneri decadenti dei processi di pirolisi/gassificazione, anziché essere smaltite come rifiuto venivano in parte utilizzate in un impianto di compostaggio di Renon e, nello specifico, impiegate per produrre fertilizzanti per l'agricoltura biologica.

 

Gli accertamenti, dicono i militari, hanno evidenziato come all'interno delle ceneri, commercializzate come char o biochar, durante il processo di pirolisi del materiale ligneo (tecnicamente si tratta di una combustione incompleta di materiale organico) si concentrino dei contaminanti, alcuni dei quali solubili in acqua, dei quali la normativa europea vieta l'utilizzo in agricoltura. “I prodotti ottenuti attraversa la miscelazione del char – continuano i carabinieri – con rifiuti compostati verdi e letame una volta insacchettati vengono quindi distribuiti o venduti al dettaglio come 'Terra Preta' attraverso i Consorzi agrari presenti in Trentino Alto Adige”.

 

Oltre a notificare i provvedimenti di sequestro ai 4 indagati (si tratta degli amministratori delle due aziende altoatesine coinvolte nell'inchiesta, chiamati a rispondere del reato di gestione illecita di rifiuti), i carabinieri hanno quindi sequestrato presso una quarantina di attività commerciali presenti in Regione oltre 200 confezioni di 'Terra Preta', dal peso di 20 chilogrammi e dal costo di 25 euro l'una.

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