Il Cio stronca anche l'ipotesi di Cesana Pariol: le gare olimpiche di bob, slittino e skeleton si disputeranno certamente all'estero. Un altro smacco per l'Italia
Il comunicato del Comitato Olimpico Internazionale non lascia spazio a dubbi e fraintendimenti e chiude la porta alla possibilità di trasferire le gare in terra piemontese. "Negli ultimi anni il Cio è stato molto chiaro sul fatto che non si dovrebbe costruire alcuna sede permanente senza un piano di legacy chiaro e fattibile. In una fase così avanzata devono essere prese in considerazione solo le piste già esistenti e operative"

TRENTO. La stroncatura finale arriva direttamente dal Cio che, con un comunicato ufficiale inviato all'agenzia Associated Press, dice "no" in maniera definitiva all'ipotesi che le gare di bob, slittino e skeleton delle Olimpiadi di Milano - Cortina 2026 si disputino in Piemonte, nella fattispecie sull'ovale di Cesana Pariol.
Dunque non solo le prove delle tre discipline non verranno disputate a Cortina, dove la pista "Eugenio Monti" certamente non si farà, ma addirittura non andranno in scena nemmeno sul territorio italiano, come si vociferava ormai da mesi.
"Negli ultimi anni il Cio è stato molto chiaro sul fatto che non si dovrebbe costruire alcuna sede permanente senza un piano di legacy chiaro e fattibile" ha spiegato il Comitato Olimpico Internazionale nella nota consegnata all'agenzia americana, aggiungendo che "in una fase così avanzata devono essere prese in considerazione solo le piste già esistenti e operative".
Tradotto in parole povere: non ha senso spendere un sacco di soldi per ammodernare la pista di Cesana Pariol, realizzata ad hoc per le Olimpiadi di Torino 2006 e utilizzata (molto poco) nei sei anni successivi sino al definitivo abbandono del 2012, perché faceva registrare una perdita annua di oltre un milione di euro e il Cio, in questo momento, vuole una struttura già pronta oggi. Non tra mesi o, addirittura, un anno.
Le ipotesi, a questo punto, sono fondamentalmente due: la pista di St. Moritz in Svizzera, l'Olympia Bobrun St. Moritz - Celerina, come caldeggiato più volte dal sindaco di Milano Sala, o l'Olympia Eiskanl Igls di Innsbruck. Inutile dire che entrambe le città sarebbero ben felici di ospitare un "pezzetto" di Giochi Olimpici con le rispettive amministrazioni che hanno già dato la propria disponibilità a riguardo.
Per l'Italia si tratta del secondo "smacco"... olimpico: dopo il lunghissimo "tiro e molla" riguardo la costruzione della pista di Cortina, con i lavori che non sono mai partiti (nessuna impresa ha risposto ai bandi della società Infrastrutture Milano-Cortina), nonostante, come riporta Il Fatto Quotidiano, siano già stati spesi 5 milioni di euro (40mila dei quali per il video promozionale di una struttura che non vedrà mai la luce: QUI ARTICOLO), adesso arriva un secondo diniego senza possibilità di replica.
Il numero uno del Cio Thomas Bach aveva già fatto presente nel 2021 al Governatore del Veneto Luca Zaia, con una serie di lettere, come il concetto di "legacy" sia ormai uno dei punti focali della politica del Cio, che non può più contemplare la costruzione di "cattedrali nel deserto" che, una volta terminato l'evento planetario, vengono abbandonate, con aggravio dei costi a carico della comunità , senza trascurare la questione ambientale, visto che le strutture non devono essere deturpative per l'ambiente
La risposta del presidente della Regione Veneto, all'epoca, era stata che la pista di Cortina si sarebbe fatta. In terra ampezzana, però, le perdite sarebbero state ingenti (500mila euro di "rosso" ogni anno secondo le previsioni), oltre all'esborso "monstre" di 124 milioni per la realizzazione del tracciato intitolato ad Eugenio Monti.
Insomma, un'altra Cesana Pariol, questa volta in salsa veneta ma, ispirandosi ad un motivo che sarà certamente molto amato da Alberto Cirio, governatore del Piemonte ed esponente di Forza Italia, meno male che il Cio c'è.












