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Belluno
13 aprile | 18:42

In Valbelluna sfitta 1 casa su 3, ma lavoratori e turisti non trovano alloggi. Un progetto per riaprire le abitazioni non occupate: ''In Italia solo il Trentino ha dati simili''

Dalle Acli a Società Nuova sono diversi gli attori in campo per riqualificare, riprogettare e assistere burocraticamente chi vuole riaprire i propri immobili sfitti (ed eventualmente trasformarli in strutture ricettive). Per presentare il progetto ''Primavera Casa'' ci saranno tre incontri pubblici di valorizzazione abitativa e turistica del patrimonio immobiliare in disuso della Valbelluna

 

di Valentina Ciprian

BELLUNO. Dare nuova vita alle case disabitate, valorizzando da un punto di vista residenziale e turistico il patrimonio immobiliare in disuso della Valbelluna. È questo l’obiettivo del progetto “Primavera casa” che verrà presentato alla cittadinanza in occasione di tre incontri sul territorio in programma nei prossimi giorni a Cesiomaggiore, Sedico e Santa Giustina. La proposta, rivolta ai proprietari di abitazioni sfitte, intende offrire una risposta a due annosi problemi che contraddistinguono il bellunese: da una parte lo spopolamento, dall’altra la difficoltà nel trovare alloggio sia per i lavoratori sia per i turisti, soprattutto nei periodi di alta stagione.

 

La fotografia attuale del territorio, infatti, evidenzia aspetti contrastanti e quasi paradossali. Lo spiega Alice Cason, referente del partenariato di progetto: “Quando c’è un calo di popolazione, in maniera intuitiva, c’è un calo di case occupate. La cosa sorprendente è che nonostante la perdita di abitanti e la conseguente presenza di un grande numero di abitazioni vuote in Valbelluna, in realtà mancano case sia per chi arriva qui per lavorare sia per chi cerca un alloggio turistico - prosegue Cason -. In un territorio che si sta spopolando, con migliaia di case sfitte, non riusciamo ad accogliere turisti e lavoratori che vorrebbero venire qui in vacanza o addirittura trasferirsi per motivi professionali”.

 

I dati parlano di migliaia di immobili non utilizzati. In Valbelluna, una casa su tre risulta non occupata. Ancora più negativo il dato dell’intera provincia di Belluno, dove addirittura un’abitazione su due non è utilizzata. È quanto emerge da un’indagine Istat datata 2019, che conta all’interno delle case “non occupate” sia le case vuote, sia le seconde case, che vengono usate soltanto in alcuni periodi dell’anno.  “Il dato della provincia di Belluno è impressionante se paragonato al resto della regione e delle province limitrofe - afferma Cason - l’unica provincia che si avvicina ai nostri dati è quella di Trento, che per certi versi da un punto di vista territoriale un po’ ci assomiglia. A livello regionale, nel bellunese le case non occupate sono quasi il doppio di quelle delle altre province venete”.

 

Oltretutto, una casa vuota rappresenta non solo un mancato introito ma un costo sia per i proprietari sia per la collettività. “Una casa non occupata significa spopolamento, incuria, costi materiali e immateriali per chi la possiede e per la comunità che ci convive - spiegano i promotori del progetto -. Ma le case vuote sono anche un’opportunità, perché i proprietari potrebbero renderle disponibili per affitti a medio-lungo termine o per locazioni turistiche. Senza dimenticare il valore affettivo. Riaprire le case vuote è anche un modo per salvare i paesi”.

 

Ecco quindi l’idea: costruire un percorso di affiancamento per aiutare i proprietari che desiderano riaprire le proprie abitazioni ricavandone una rendita. Il progetto, infatti, offre agli interessati un primo colloquio e un sopralluogo nell’abitazione, utile a valutarne lo stato (anche in termini di misure di sicurezza ed eventuali lavori consigliati) e le potenzialità. Inoltre, una squadra qualificata e multidisciplinare è disponibile a fornire consulenza in materia fiscale e burocratica, informazioni su incentivi, sgravi e agevolazioni, indicazioni sulle possibilità di affitto turistico e sulla classificazione delle strutture ricettive. In un secondo momento, anche in base alle esigenze del proprietari coinvolti, i partner del progetto potrebbero strutturare ulteriori servizi a pagamento (utili soprattutto a chi vive lontano dall’abitazione rimessa sul mercato).

 

“Primavera casa” prenderà il via ufficialmente con tre incontri pubblici in cui la cittadinanza verrà informata dell’iniziativa: venerdì 14 aprile alle ore 18 a Cesiomaggiore (Sala Consiliare, via Roma 55/A), giovedì 20 aprile alle ore 20 a Sedico (Sala incontri, Polo Culturale di Sedico, via Alcide De Gasperi 20), mercoledì 26 aprile alle ore 18 a Santa Giustina (Centro Culturale di Santa Giustina, via Cal de Formiga 31).

 

Inizialmente, la start-up si rivolge a chi possiede case sfitte nei cinque comuni patrocinanti. Poi, l’intenzione è quella di offrire la stessa occasione ad un territorio più ampio: “Il progetto pilota riguarderà inizialmente 5 comuni della destra Piave: Sospirolo, Sedico, Santa Giustina, San Gregorio e Cesiomaggiore. L’intento poi, entro i prossimi due anni, è di replicarlo ed estenderlo all’intera Valbelluna - afferma Marco Ciociano Bottaretto, direttore di Società Nuova -. Da un confronto con Acli sul problema della ricettività bellunese è nata l’idea di mettere a sistema un progetto che potesse dare delle risposte alle esigenze del territorio. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi, ma vorremmo ragionare su un problema anche culturale: c’è un gran bisogno di ricettività, ci sono moltissimi immobili chiusi ma la domanda e l'offerta non si incontrano. La nostra volontà è proprio quella di lavorare su questo aspetto”.

 

Il percorso propone una collaborazione tra numerosi soggetti. Società Nuova, capofila di progetto, si occuperà di project management, sgomberi e pulizie per il primo riutilizzo degli alloggi, assunzione e formazione di addetti ai servizi di portierato. Acli supporterà i proprietari con la contrattualistica, gli adempimenti fiscali e burocratici, e li affiancherà nelle loro scelte di locazione. Il Consorzio Dolomiti Prealpi seguirà le case rese disponibili nella propria rete turistica e affiancherà i proprietari aiutandoli a districarsi nelle specificità del settore ricettivo, in forte espansione in Valbelluna. Isoipse si occuperà della comunicazione di progetto e della presentazione delle singole case aderenti.

 

Saranno inoltre attivati due sportelli di approfondimento tematici, uno alle Acli e l’altro al Consorzio Dolomiti Prealpi. Il primo fornirà assistenza sui temi legati all'affitto di medio lungo termine, il secondo supporterà chi desidera investire nell'ambito dell'accoglienza turistica. L’iniziativa è finanziata dalla Fondazione Cariverona ed è realizzata da un insieme di attori: cooperativa sociale Società Nuova, Consorzio Turistico Dolomiti Prealpi, Isoipse Impresa Sociale, Acli Servizi srl, Odar e Etifor, spin-off dell’Università di Padova. Al momento, “Primavera casa” è patrocinato dai comuni di Sedico, Santa Giustina, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Sospirolo, dove verrà attivata la fase sperimentale di progetto. 

 

Sul sito www.primaveracasa.eu è possibile trovare ulteriori informazioni e la possibilità di inviare la propria manifestazione di interesse.

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